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 2018  ottobre 18 Giovedì calendario

Le prime multe per i pedoni che usano lo smartphone

La multa arriva senza notifica. Consegnata a mano, vecchio metodo cartaceo, come i vigili urbani italiani fanno da sempre. E a quelli che se la beccano, troppo concentrati sul cellulare mentre attraversano la strada e creano pericoli alle auto e agli altri pedoni, sembra davvero troppo strano. Inusuale per il loro mondo fatto di app e squilli continui, di pagamenti virtuali, chat infinite e scambi forsennati di e-mail. Da un momento all’altro, al fischio dell’agente, si ritrovano costretti a scendere da quel mondo parallelo e iperconnesso a cui si accede solo dallo smartphone. L’atterraggio prevede il pagamento di una sanzione: 22 euro, con lo sconto per chi salda entro cinque giorni, per aver attraversato la strada senza prestare la necessaria attenzione. Nel codice della strada, almeno per il momento non c’è un articolo tutto dedicato agli “zombies dello smartphone”, ma l’articolo 190 include tutti quelli che camminano con la testa fra le nuvole o su WhatsApp. E a Sassari la polizia locale non perdona: 100 contravvenzioni in nove mesi, in quella che di fatto è la prima città che tenta di mettere al bando i cellulari dalle sue strade.
In Sud Corea, invece, provano a ridurre i rischi, disegnando sul pavimento i cartelli stradali con tutti i pericoli e i divieti. Un’idea simile a quella che hanno avuto in Cina, Olanda e Germania dove i semafori sono stati installati anche per terra: barre luminose sui marciapiedi per evitare che gli “smonbies” - la nuova parola inventata proprio per indicare quelli che camminano costantemente col telefonino in mano - attraversino col rosso. In attesa che arrivi anche dalle nostre parti l’app nata in Corea, quella che disattiva il telefono dopo appena cinque passi, a Sassari i vigili urbani usano l’arma delle multe. Con una vera e propria campagna senza quartiere, tra il centro e la periferia, fatta sia di sanzioni ma anche di appostamenti e video che documentano i brividi quotidiani che si vivono tra marciapiedi, incroci e strisce pedonali. «Mica facciamo la guerra agli smartphone, la nostra è una campagna per la sicurezza- precisa il comandante Gianni Serra - Non potevamo far finta di niente di fronte a quella che si può considerare una nuova emergenza sulle strade. Non c’è bisogno di un grande investigatore per rendersi conto che chiunque va in giro con lo sguardo rivolto esclusivamente verso il proprio telefonino. La conseguenza mi pare fin troppo facile da comprendere».
I dati degli incidenti d’altronde lo dimostrano. Solo a Sassari gli agenti della polizia locale ne hanno rilevati mediamente mille all’anno. Nel 21 per cento dei casi tra le persone coinvolte, o peggio ancora ferite, c’era proprio un pedone. «Certo non vogliamo dire che la colpa sia automaticamente la loro, ma è vero che a causare molti di questi sinistri ci sia una distrazione che certamente si poteva evitare - sottolinea Serra - Dai controlli quotidiani nelle strade di tutta la città si è rilevato che l’attenzione dei pedoni è rivolta quasi continuamente verso il cellulare. In questo modo si assumono comportamenti pericolosi e si trascura totalmente di controllare i propri comportamenti». 
L’identikit degli “smonbies” multati nelle strade della seconda città sarda corrisponde a quello tracciato dalle ricerche fatte nel resto d’Italia. E se tutti pensano che gli iperconnessi siano solo i ragazzini, dipendenti dai giochi e dai social, allora si sbaglia di grosso: perché i più pericolosi, quelli che si muovono al passo delle notifiche, sono quasi sempre i più grandicelli. Uomini (e donne) in carriera, tra i 35 e i 55 anni. Distratti sì ma non del tutto incoscienti: «Quando firmano la multa - raccontano gli agenti - scrivono “Ho sbagliato, avete ragione”». Ammettono la colpa e fanno finta di pentirsi, ma poco dopo si rammaricano perché la municipale non ha ancora un app che consente di pagare istantaneamente. Il vecchio bollettino come peggiore punizione per gli ultra connessi che digitano compulsivamente anche in strada.