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 2018  ottobre 18 Giovedì calendario

Modernizzare l’Opera

Gentile Augias, la recente scomparsa del soprano Montserrat Caballé mi ha fatto venire in mente il contenuto di due articoli. Nel primo si affermava che l’opera lirica ha di nuovo acquistato popolarità, grazie soprattutto agli allestimenti” modernisti” che la renderebbero più vicina ai giovani. Nell’altro articolo, di diverso tenore, si mettevano in evidenza le ristrettezze economiche in cui versano molti enti lirici e il fatto che l’Opera continua ad essere fondamentalmente uno spettacolo per pochi anziani. Quando vado all’Opera non posso dire di non vedere giovani, certo, però non sono la maggioranza. Inoltre, prima di acquistare il biglietto, cerco di informarmi sull’allestimento, per evitare di imbattermi in cose simili a quelle che vidi qualche anno fa: un trionfo di Radames con le guardie a bordo di rombanti motorini. Nel frattempo, di ogni rappresentazione si fanno pochissime ( e costose) repliche e non vedo in giro iniziative per valorizzare quello che resta un nostro grande, specifico, patrimonio culturale da trasmettere ai giovani come parte della loro formazione. – Carlo Terriaca – carlo. terriaca@ gmail. com Per cominciare, il teatro in musica è lo spettacolo più complesso che mai sia stato inventato; quindi sembra poco adatto a un’epoca come la nostra, connotata da fretta e superficialità. Alla base ci sono azione drammatica e musica, la musica però va interpretata e questo aggiunge un ulteriore elemento di valutazione. Le voci dei cantanti e la loro capacità espressiva richiedono anch’esse un giudizio tanto più che” recitar cantando” è molto più difficile che recitare e basta. Non dimentichiamo il modo in cui il regista e il/la costumista li hanno vestiti, le scene che li circondano e le luci che danno il dovuto risalto. Senza trascurare il coro che in certe opere risulta fondamentale, penso soprattutto – ma non solo – a Verdi. Quando alla fine di una rappresentazione l’intera compagnia viene alla ribalta a ringraziare, ci si rende conto di quale sforzo (e a quale costo) lo spettacolo è potuto andare in scena. Infatti, il teatro d’opera ha sempre avuto bisogno di sponsor, mecenati e sovvenzioni perché da solo non sta in piedi. Se Quintiliano poteva dire con orgoglio satura tota nostra est, noi possiamo dire con altrettanto orgoglio che tutta nostra è l’opera lirica o melodramma. L’Italia non ha mai prodotto grandi tragedie, né quelle feroci e geniali di Shakespeare né quelle più aggraziate del XVII secolo in Francia. Noi abbiamo però – e non è certo un caso – inventato il melodramma. Il signor Terriaca critica – giustamente – le guardie del faraone in motorino; bisogna distinguere. Di recente ho visto all’Opera di Roma un Flauto magico (regia: Barrie Kosky e Suzanne Andrade) dove i recitativi erano sostituiti da didascalie e l’ambientazione era da film muto anni Venti: Pamina con il caschetto di Louise Brooks, Papageno vestito come Buster Keaton. Attualizzare un’opera può essere una sciocchezza o una trovata geniale, dipende dalla congruenza con la vicenda. Quel Flauto modernizzato era geniale.