la Repubblica, 18 ottobre 2018
I colori delle auto
TORINO Tempi grigi, in generale scuri, ma non troppo. Soprattutto, il futuro potrebbe essere luminoso, o almeno più chiaro. Perché con le auto senza autista l’oscurità, anche quella della carrozzeria, ostacola la vista. Dei robot. In queste settimane manager come Daniela Nicolelli, responsabile del centro stile di Ppg, una delle multinazionali del colore per auto, presentano le loro tavolozze ai costruttori. Quale colore si porterà di più nella stagione primavera-estate 2019? Ppg ne ha 128 in catalogo: «Non facciamo come Pantone, non decidiamo il colore dell’anno. Ma certo ci orientiamo sui nuovi gusti», spiega Nicolelli. Che cosa va per la maggiore? «Le case ci chiedono molto i blu ingrigiti e le gamme del verde, dall’oliva al marcio». I dati raccolti dall’Unrae, l’associazione dei costruttori di auto stranieri in Italia, dicono che grigio, nero e bianco si accaparrano da soli quasi il 79 per cento del mercato della Penisola. «Ci sono due spiegazioni – dice Nicolelli – che valgono un po’ in tutti i mercati occidentali. La prima è che bianco, nero e grigio sono colori che stufano di meno e, soprattutto, sono più facili da rivendere». Effettivamente un’auto verde pisello può essere più difficile da piazzare. Ugo Nespolo, artista che ha collaborato con molte case, ha un’idea originale: «Tempo fa ho provato a proporre una serie di Panda decorate. Dobbiamo uscire dalla logica dell’auto con un unico colore. E dobbiamo provare a rendere un po’ meno tristanzuolo il panorama del traffico nelle nostre città». Perché la nuova frontiera è quella di uscire dallo schema: auto speciale eccentrica, auto di uso comune anonima. Spesso le auto speciali sono sgargianti: «Ho disegnato per la Porsche una vettura particolare color blu intenso – racconta Nespolo – e l’ho chiamata Moncenisio, dal nome del lago che ha quella tonalità». Nell’auto del futuro contano pure gli effetti che si dovranno creare. Nicoletti spiega che in questa specie di prêt- à- porter della lamiera sono molto richieste «le tinte pastello, le vernici tessurizzate. Su un altro versante sono richiesti i colori che danno un effetto liquido, fluido». Tutto sta cambiando, dunque, non solo nelle motorizzazioni (avanza l’elettrico e regredisce il diesel), ma anche nel vestito delle automobili. L’arrivo delle auto senza pilota imporrà nuove regole: «Un’auto nera riflette solo il 6 per cento della luce di una bianca», dice Rodolfo Saporiti, amministratore delegato di Ppg. Per questo le società stanno studiando «vernici chiare per il self drive». Un’auto autonoma è infatti guidata dai sensori che dialogano con altri sensori esterni. Che hanno difficoltà a riconoscersi in un mondo scuro. Così «avremo probabilmente un panorama più colorato. Anche gli ostacoli, come potrà essere un pilone stradale, o un muro, dovranno essere riconoscibili e saranno di colore sgargiante». Tra qualche anno le classifiche delle preferenze degli italiani in fatto di colore delle carrozzerie potranno essere dunque molto diverse da quelle di oggi. Ma c’è un problema che sembra insolubile, quello della difficoltà nel rivendere una vettura di colore eccentrico. La soluzione la sta studiando Silvio Angori, amministratore delegato di Pininfarina, uno dei marchi del made in Italy nel mondo delle quattro ruote: «Stiamo lavorando a materiali particolari, in grado di cambiare colorazione a comando». Per ora la mutazione può avvenire su gamme abbastanza vicine, come le diverse tonalità di verde o azzurro. Ma in futuro si troveranno materiali in grado di cambiare l’aspetto esterno dell’automobile anche in modo deciso. Stiamo parlando di colori e non ancora di forme. Per passare dalla zucca alla carrozza ci vorrà ancora del tempo.