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 2018  ottobre 17 Mercoledì calendario

Gli italiani affamati che valicavano le Alpi

«Quando usciamo si è levato un vento furioso. Viene di fronte, rade sibilando la neve, solleva veli di minutissimi aghi ghiacciati, è orribilmente freddo e tagliente. La guida accende una torcia elettrica e noi due andiamo dietro, quasi sordi, nel breve alone lattescente. (...) Questa, mi dico, l’Italia: questi i tristi giorni degli italiani, braccati dalla fame a valicare le frontiere». 
Mette i brividi rileggere oggi, dopo l’insana decisione dei gendarmi francesi di scaricare come rifiuti al di qua del confine italiano due immigrati respinti, il reportage di Egisto Corradi pubblicato sul Corriere d’Informazione ai primi di febbraio del ’47. Reportage che racconta il tentativo di entrare in Francia del cronista e di «Sarino» Caruso, un siciliano che sognava di fare il barbiere e si tirava dietro una valigia di fichi secchi. Non solo perché Cesana Torinese (dove la pattuglia di poliziotti italiani ha visto e fotografato la camionetta della Gendarmerie che si liberava dei due migranti spingendoli nel bosco) è la contrada dei nonni di Paul Cézanne, che col suo stesso nome francesizzato ricorda quanto antica e radicata sia l’emigrazione italiana in Francia. Ma anche perché chi ricorda quel reportage del grande inviato sa quanto pesò sulla vita dei nostri nonni l’attraversamento delle Alpi verso la Francia con l’incubo di incontrare prima i carabinieri, poi le guardie della Gendarmerie. Durissime con gli italiani che tentavano di passare di là. «Ho il respiro affannoso, i tonfi del cuore si ripercuotono profondi alle tempie. Ci prendiamo un minuto di riposo, ritti e conficcati fino al ginocchio, la valigia buttata sulla neve. Sarino ha ragione, questa è una muraglia, non una montagna, va guadagnata di cento metri in cento metri, inframmezzati da soste decongestionanti. Quando i battiti del cuore sembrano placarsi, si riprende e su, su come dannati ad una impossibile pena. Finalmente, verso l’alto, una macchia scura. “Prima cantoniera”, dice la guida. In mezz’ora ci siamo. In un’ora, infatti, arriviamo a ridosso del fabbricato. “Aspettate qui, vedo se c’è nessuno”. Sarino e io aspettiamo lì, buttati sulla neve, sotto il vento gelato che ci penetra nelle ossa»… Fu costretto ad arruolarsi nella Legione Straniera, il povero Sarino fermato dai gendarmi: «Se accetti firmi qui e fra cinque anni sei cittadino francese. Così l’altro giorno han fatto insieme 15 veneti, piuttosto che tornare in Italia»...