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 2018  ottobre 17 Mercoledì calendario

Incontri ravvicinati con Mercurio, parte la missione firmata Italia

L’odissea sta per cominciare, una traversata lunga sette anni, destinazione: il pianeta più vicino al Sole. Bepicolombo, la sonda dell’Agenzia spaziale europea e della Jaxa (l’omologa giapponese), esplorerà il piccolo Mercurio, mondo misterioso, che mise” in crisi” la fisica newtoniana e decretò il successo della Relatività di Einstein. Il decollo è previsto per la mattina del 20 ottobre poco prima delle 4 del mattino, dallo spazioporto europeo di Kourou, Guiana francese.
È la sete di conoscenza che ci spinge laggiù. Non ha atmosfera, e sulla sua superficie la temperatura salta dal gelo estremo dell’ombra (– 180°) all’inferno delle zone esposte al Sole (430°). Solo due missioni Nasa si sono avventurate fino a lì, Ora è la volta dell’Europa e dell’Italia. Bepicolombo (il nome è un omaggio al fisico e matematico padovano Giuseppe “Bepi” Colombo) è un bastimento carico di scienza. Un tandem spaziale composto da due sonde, quella europea esplorerà dall’orbita la superficie, cosa nascondono i suoi crateri dove la luce del Sole non entra mai, e cosa si muove al suo interno, campo magnetico, placche tettoniche e vulcani. L’altra, quella giapponese, si staccherà prima dell’approdo in orbita, per studiare come il plasma e il vento solari incontrano la magnetosfera del pianeta. «Conoscere Mercurio, come si è formato ed evoluto, ci aiuterà a comprendere meglio anche l’origine della Terra – ci spiega Gabriele Cremonese, astronomo dell’Inaf all’osservatorio di Padova, responsabile dello strumento Simbio-Sys, sviluppato e costruito in Italia da Leonardo spa – per esempio dentro ai crateri perennemente in ombra, ai poli, potrebbe esserci acqua. La sonda cercherà conferme per saperne di più anche sulle origini dell’acqua che troviamo qui o sulla Luna».
Con le sue tre camere, Simbio-Sys mapperà tutta la superficie di Mercurio anche in 3D e produrrà una mole di dati enorme: «Solo con il nostro strumento riceveremo 750 Gigabit all’anno, compressi, da moltiplicare per sette, ovvero la metà di tutti i dati scientifici che saranno inviati di Bepicolombo», sottolinea Cremonese, a capo di un team di ricerca che conta 60 scienziati da 12 Paesi diversi, europei, americani cinesi e taiwanesi. Quattro degli 11 strumenti a bordo della sonda sono “guidati” da scienziati del nostro Paese (Istituto nazionale di astrofisica e Sapienza). «L’Agenzia spaziale italiana ha realizzato una sinergia con la comunità scientifica per dare un grande contributo alla missione – spiega Roberto Battiston, presidente dell’Asi – l’Italia ha una straordinaria scuola di planetologia, che vede tra i suoi riferimenti la grande Angioletta Coradini».
Per conoscere i segreti di Mercurio servirà pazienza. Ci separano al massimo poco più di 200 milioni di chilometri ma, per arrivarci, Bepicolombo ne percorrerà nove miliardi. Un aereo di linea impiegherebbe un migliaio di anni. Serve più energia per arrivare lì che non per far visita a Plutone, quasi ai confini del Sistema solare. La sonda” scroccherà” un assist gravitazionale dalla Terra e due da Venere per prendere velocità, sfruttando la gravità dei pianeti come una fionda. E ben sei allo stesso Mercurio per frenare e non cadere nell’imbuto gravitazionale del Sole. L’entrata in orbita è prevista per il 5 dicembre 2025. Lì si troverà a galleggiare in un ambiente estremo. Per difenderla dalle radiazioni e dal calore sono serviti anni di ricerche in materiali e strumenti mai testati prima nello spazio. Come lo scudo termico. Ma non solo. Mercurio è talmente vicino al Sole che la sua orbita è piegata dalla distorsione spazio- temporale molto più di quanto avviene, per esempio, per la Terra. La fisica di Newton non riuscì mai a calcolare con precisione il moto di Mercurio. Ci riuscì Einstein, e quella fu la prima prova sperimentale della validità della sua Relatività generale.