Libero, 17 ottobre 2018
Che libri leggono i leghisti
Per strano che possa sembrare, la Lega di Salvini è un partito ?d’ordine? seppur perennemente sospeso tra definizioni, appartenenze, sensibilità del tutto diverse tra loro. Un caos calmo che però, dati alla mano, funziona. I fraintendimenti etimologici a cui va incontro chiunque provi ad azzardare un qualsiasi contenitore idealistico si moltiplicano settimana dopo settimana: populismo, sovranismo, conservatorismo. Persino il termine «fascismo», utilizzato ormai dalle sinistre come intercalare privato di qualsiasi attinenza storica e ideologica, si scontra con il passato di Salvini tra le fila dei comunisti padani. Un’opera di sartoria intellettuale del ?nuovo? Carroccio, il cui corso è iniziato con l’approdo in segreteria nel 2013 dell’attuale Ministro dell’Interno, prova a metterla in atto Francesco Giubilei, presidente della Fondazione Tatarella e studioso del pensiero conservatore. Il suo pamphlet I riferimenti culturali della Lega di Salvini (Nazione Futura, pp. 123, euro 12) suggerisce per la Lega una definizione apparentemente ossimorica: «partito rivoluzionario conservatore». Con questa espressione Giubilei (che ha presentato il volumetto nella sala stampa della Camera assieme a Daniele Scalea del Centro Studi Machiavelli, al Sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi e al Sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone) intende delineare non tanto un’ideologia, quanto un’area di pensiero ascrivibile al mondo leghista che ha schemi, terminologie e modalità di comunicazione con richiami tradizionali (il colore blu conservatore al posto del verde, il tricolore che inizia a far capolino persino a Pontida) ma di per sé del tutto nuove, adatte ad una narrazione politica che si trova a dover mettere ordine non più tra «destra» e «sinistra» ma tra «alto» e «basso». ACCOSTAMENTI INUSUALI Per questo al pantheon di riferimento di Salvini in prima persona e della Lega in generale sono ascrivibili nomi e opere prive di un cristallino filo conduttore: La masseria delle allodole di Antonia Arslan, Vajont: quelli del dopo di Mauro Corona, le opere di Don Milani e Oriana Fallaci, ma pure Considerazioni di un impolitico di Thomas Mann. Tra gli accostamenti più inusuali c’è quello col pensiero del partigiano Beppe Fenoglio, mentre ben rappresentativa del posizionamento politico riguardo i temi etici è la vicinanza alla produzione letteraria di Papa Benedetto XVI, più che a quella di Francesco. A riprova di quest’orientamento basti citare il libro La culla vuota della civiltà. All’origine della crisi, scritto dal Ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana insieme all’ex banchiere dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e arricchito dalla prefazione dello stesso Salvini. Il vicepremier, poi, ha eletto come suo poeta di riferimento Davide Rondoni, mentre ha accolto pubblicamente con favore le analisi su immigrazione, globalismo e finanza di Diego Fusaro (in una puntata di Matrix del novembre 2016). A lui si associano l’antieuropeismo di Ida Magli e le battaglie autonomiste di Gianfranco Miglio, mentre un po’ a sorpresa spuntano Il cammino della comunità di Adriano Olivetti e Il Secolo Americano di Geminello Alvi. FRANCESI E AMERICANI Molto nutrito ma per ragioni più intuibili è il parterre di intellettuali francesi: Michel Houellebecq, Eric Zemmour, Alain de Benoist e Régis Debray, sulle cui opere si è fondata buona parte dell’azione politica del Front National dell’amica Marine Le Pen. In apparenza contrapposti sono invece gli americani Christopher Lasch e Steve Bannon con i dirimpettai russi Aleksandr Dugin ed Eduard Limonov. Questa ?biblioteca minima? del leghismo suggerisce un concetto principe della politica contemporanea non solo europea: il post-ideologismo, in grado di intercettare sia battaglie politiche care alla vecchia destra (identità nazionale, contrasto all’immigrazione, presidenzialismo tema della natalità) sia alla vecchia sinistra (difesa delle classi disagiate, contrasto alla finanza, autodeterminazione dei popoli). Con l’intento di mettere il più possibile ordine in questo sterminato universo culturale, l’intento di Giubilei e del suo libello è quello di costituire un fronte di giornalisti, studiosi e intellettuali che sottoscriva una carta dei valori del pensiero sovranista e identitario, ed elimini i cortocircuiti. riproduzione riservata