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 2018  ottobre 16 Martedì calendario

Renzi a Cannes presenta il suo documentario

Sembra catartico e bizzarro, eppure sugli uomini del Pd il cinema esercita una fortissima fascinazione. Per Matteo Renzi però pare ci sia qualcosa di più e di diverso. Eccolo al Mipcom di Cannes, il più grande mercato al mondo dell’audiovisivo, dove ha portato la sua creatura, un documentario sulla città dove è nato, cresciuto fino a diventarne sindaco, che in Italia si chiamerà Firenze secondo me e per il mercato estero Florence, per un brand che non ha bisogno d’altro. 
Infatti eccolo, lui la città e la telecamera spaziando dal Rinascimento alle guerre dei Guelfi e dei Ghibellini, da Michelangelo a Leonardo, dai Medici all’assedio di Firenze del 1530 ma anche dal corridoio del Vasari alla Basilica di Santa Croce fino alle bombe assassine del 1993 all’Accademia dei Georgofili, nel cuore degli Uffizi. Il progetto prevede 4 episodi da 90 minuti, prodotto e distribuito da ArcobalenoTre e scritto dall’ex primo ministro e da Sergio Rubino, storico autore di Paolo Bonolis. 
Mediaset in prima fila
Tanti i possibili acquirenti stranieri e per gli italiani gli uomini di Mediaset, con i quali è aperta una trattativa, ma anche di Sky Arte, di Discovery, di Fremantle e, a sorpresa, anche Briatore, arrivato, dice lui, «come supporter». «Questo non è un documentario e neanche una guida - dice Renzi sfoggiando un inglese fluente e forbito che non gli si conosceva - è il mio punto di vista su una città ricca di opportunità che combina il passato con il futuro. Una visione volutamente di parte. Per esempio: gli Uffizi, ognuno ha il suo capolavoro preferito, Botticelli, Giotto, Caravaggio. Per me è la Madonna del Cardellino di Raffaello».
Nel documentario Renzi parla in italiano, per il mercato estero si prevedono sottotitoli: è un peccato doppiarlo. Si diverte e si appassiona, si vede e si sente: «Non ero più presidente del Consiglio, ero più libero e ho passato un’estate a Firenze, lontano dalle polemiche. Così è nato questo progetto. Una novità e una sfida, come è stata sempre la mia vita». Poi racconta a uso della platea internazionale: «A un certo punto ho perso il referendum che avevo chiesto per cambiare il Paese e la Costituzione, per rendere tutto più moderno e snello. Non è andata bene, forse ho pensato di ritirarmi e forse no ma in quel periodo ho ricevuto tanti messaggi di fiorentini che mi incitavano alla resistenza. Anche da lì mi è venuta l’idea di un omaggio dedicato a tutti noi».
«Un progetto nato dal cuore»
Dunque, la stoccata ai giorni nostri: «Si procede nella strada del protezionismo che è nefasta, Firenze è cresciuta nella globalizzazione prima che esistesse. Le banche - scusate la parola banche - che si aprivano agli scambi, la bellezza, la moda. Creare grandi opere produce ricchezza e questo è un messaggio positivo». Chissà che reazioni si avranno in patria: «Non mi aspetto buone reazioni, è normale ma sono felice lo stesso. Questo progetto nasce dal cuore e rispecchia la mia anima e la mia identità. Felice di aver realizzato un sogno, per me, per la mia famiglia. Comunque la situazione in Italia è talmente problematica che non sprecheranno tempo a parlare della mia televisione. Mi farà piacere lasciare a chi lo vedrà, un buon ricordo di Firenze. Quando Dostoevskij disse che la bellezza salverà il mondo e poi lo scrisse nel suo capolavoro, L’Idiota, era al centro della piazza de’ Pitti».
E ancora i suoi racconti più recenti: «Dopo la strage al Bataclan ero molto scosso, come tutti. Da primo ministro parlai a Roma e poi alla Sorbona a Parigi e dissi che ogni euro investito nella sicurezza doveva avere il suo doppio investito nella cultura. Anche questo è un messaggio fiorentino. Lorenzo de’ Medici fece realizzare grandi opere e grandi difese stanziando uguale budget».
In definitiva, si ritira dalla politica oppure no? «Sono un politico e faccio il politico, per me le elezioni non sono state un fallimento, le ho vinte, sono stato eletto senatore. Poi sono un uomo che ha delle passioni, come quella per la sua città. Grillo è un comico che ha fatto il percorso inverso. Magari la sua passione è la risata».