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 2018  ottobre 16 Martedì calendario

Sears, l’antenato di Amazon, fallisce per colpa dell’online

Fallisce Sears, il pioniere americano dei grandi magazzini, dei centri commerciali, della vendita su catalogo per corrispondenza: fu l’Amazon di fine Ottocento. Non ha retto alla concorrenza del suo pronipote digitale. La vicenda di Sears, che ieri ha “portato i libri in tribunale” in base alla procedura di bancarotta Chapter 11, racchiude un capitolo di storia del capitalismo americano, e non solo.
I suoi fondatori Richard Sears e Alvah Roebuck lo crearono nel 1891, appena una generazione dopo la guerra civile americana e mentre gli Stati Uniti erano ancora una potenza “emergente”. In un romanzo uscito pochi anni prima, “Al paradiso delle signore”, lo scrittore francese Emile Zola aveva celebrato i primi fasti del consumismo con lo splendore del grande magazzino parigino Au Bon Marché. Ma Sears cominciò presto a battere strade ancor più innovative, inesplorate sul Vecchio continente: partì subito dalla vendita per corrispondenza, con un catalogo sterminato di prodotti consegnati a domicilio, fatto su misura per una nazione dalle grandi distanze (e già allora, con un servizio postale affidabile). Creò gli shopping mall, inventò l’apertura domenicale, i primi parcheggi vasti e gratuiti, le carte di credito riservate ai suoi clienti, i pagamenti rateali. C’è chi attribuisce a Sears perfino un ruolo nella motorizzazione, perché l’auto divenne lo strumento di accesso al Sogno Americano del consumismo di massa.
Tutti lo hanno copiato in Europa e nel resto del mondo, adattandolo ai contesti locali (Postalmarket in Italia fu uno dei tanti epigoni). Ma l’emulo più temibile, Amazon, ha distrutto questo monumento del capitalismo americano. Che peraltro era già entrato in crisi per la concorrenza più classica e tradizionale dei mega- ipermercati Walmart. A cui aveva tentato di reagire acquisendo il controllo di una catena minore nella distribuzione discount, la Kmart, nel 2005. Si calcola che dal 2007 ad oggi la crisi di Sears abbia già cancellato 30 miliardi di dollari di capitale degli azionisti, e distrutto 200.000 posti di lavoro.
Nel frattempo Sears era finita sotto il controllo dello hedge fund di Edward Lampert, Esl Investments. È lui ad aver avviato la procedura di bancarotta, perché non era in grado di rimborsare 134 milioni di dollari di prestiti che scadevano ieri.
Sears ha ancora una rete di vendita imponente: 700 fra grandi magazzini e ipermercati nei centri commerciali, 70.000 dipendenti. Entro la fine dell’anno chiuderà o venderà 140 dei suoi centri, oltre alla cinquantina che erano già in chiusura. Sears ha un indebitamento pari a dieci miliardi di dollari, a fronte di attivi che nella peggiore delle ipotesi potrebbero valere solo un decimo. Ufficialmente il piano di salvataggio post-bancarotta di Lampert prevede di salvare circa 300 fra grandi magazzini e ipermercati, una cura dimagrante che dimezzerebbe il perimetro del gruppo. Ma al di là degli intenti proclamati è possibile che invece tutto sia ceduto, portando alla scomparsa totale di un marchio che ha dominato la grande distribuzione per buona parte del Novecento. Il paradosso è che la lungimiranza e la capacità innovativa di Sears avevano in qualche modo previsto o prefigurato il modello Amazon, ancorché nella forma cartacea e analogica del catalogo per le vendite a distanza. Ma non ha saputo fare il balzo digitale con la tempestività di Jeff Bezos. Il quale ha dettato le nuove regole di questo mestiere, e non solo.
Il fenomeno Amazon, come conferma la bancarotta Sears, finisce per avere ripercussioni che investono costumi e modelli di vita, l’American Way of Life sta trasfigurandosi rapidamente. La crisi degli shopping mall, che li sta decimando e crea delle “città-fantasma” nel cuore dell’America, segna anche la scomparsa di luoghi di vita sociale. Il rito del weekend familiare per rendere visita al centro commerciale perde quota, con tante famiglie dove genitori e figli adolescenti se ne stanno chiusi nelle rispettive camere, a ordinare online sui propri smartphone e tablet. Il traffico di auto private verso gli shopping mall viene progressivamente sostituito dal traffico di camion Ups che consegnano i pacchi a domicilio ( con buona pace dell’ideologia progressista di Bezos, questo modello non è meno inquinante, anzi: si calcola che aumenti il volume di imballaggi sprecati). Il campo della grande distribuzione era già disseminato di cadaveri ancor prima che fallisse Sears: tra i marchi celebri che lo hanno preceduto c’è Toys “R” Us, la catena di supermercati di giocattoli che ha imboccato il Chapter 11 nel settembre scorso e ha chiuso tutti i suoi 800 punti vendita. Una risposta efficace ad Amazon non l’ha ancora trovata neppure Walmart malgrado i suoi massicci investimenti sulle vendite online.