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 2018  ottobre 16 Martedì calendario

Liti e 17 denunce, i due vicini di casa più rissosi d’Italia


Diciassette denunce contro l’inquilino “violento” del piano superiore. Il quale, a sua volta, batte i pugni sul tavolo: «Quattro anni e mezzo che non dormo per colpa di quel maledetto televisore». Così un condominio di edilizia popolare nella periferia di Padova si trasforma in un campo di battaglia, con le denunce fascicolate, una sopra l’altra, in ordine rigorosamente cronologico. Numeri che vanno a rimpinzare le statistiche nazionali, come quella dei 500 mila italiani che nel 2017 hanno fatto causa a vicini di condominio. O quella dei fascicoli aperti nelle procure: 160 mila in Veneto, 170 mila in Campania e addirittura 190 mila nel Lazio. Se ci si addentra in quelle che sono le motivazioni ricorrenti, si scopre che in cima alla lista ci sono i cattivi odori e i fumi da cucina. Mentre Padova si guadagna un posto in queste griglie per i rumori prodotti da un televisore. Ecco quindi un indirizzo che si ripete anche nelle relazioni di fine turno di polizia e carabinieri. Via Pizzamano 31, sei unità abitative, tutti italiani, per lo più anziani, con due inquilini che vivono in trincea. C’è Umberto De Santis, il “dottor Umberto De Santis”, 77 anni, che abita al primo piano. Vent’anni fa era un commercialista e viveva in un appartamento di 200 metri quadrati, dove aveva anche lo studio professionale.Ma la vita, a volte, può prendere direzioni inattese. E così, vent’anni dopo, lo studio non c’è più e la casa è un bilocale.Umberto De Santis nel campanello condominiale ha mantenuto comunque la targhetta “dott” e continua a indossare giacche e cravatte dei tempi ormai andati. «Vivo solo e soffro d’insonnia» racconta. «La mia unica compagnia è il televisore. Giuro che tengo il volume bassissimo, soprattutto di notte. Ma quello lassù è un delinquente».Anche Marco Mazzucato, 57 anni, è arrivato in queste case Ater dopo alcune traversie. Lavorava come precario nei cantieri edili.Paghe in nero. Impieghi saltuari.«Nel 2009 ho avuto un infarto e ora non posso più fare sforzi». Si è trasferito a casa della fidanzata.Vivono con la pensione di invalidità di lei. Condividono tutto, purtroppo anche il problema del televisore del vicino. Marzullo alle 2, la replica delle sedute in Parlamento alle 3, il rullo di notizie alle 4, le lezioni di matematica alle 5.Difficilmente una notte passa senza due o tre martellate sulla porta di De Santis. «È iniziato tutto a febbraio 2015, lo ricordo come se fosse ieri» racconta l’ex commercialista. «Mi staccava l’interruttore della corrente di notte. Quando l’ho scoperto l’ho denunciato la prima volta.Un mese dopo mi ha sfondato la porta d’ingresso. Altri due mesi dopo mi ha riempito di botte».Nel salottino che è anche sala da pranzo e disimpegno De Santis ha allestito un angolo con la scrivania. Sul muro sono appesi il certificato di laurea e la pergamena dell’esame di Stato.Il primo cassetto del tavolo fatica quasi ad aprirsi per quanto si è fatto grosso il faldone delle beghe. «Ecco qua l’ultima denuncia, la diciassettesima.Posso io continuare a vivere così?Quello mi stava aspettando dietro il portoncino. Se non l’avessi anticipato con una bastonata chissà cosa mi avrebbe fatto».Chissà se veramente Marco Mazzucato era intenzionato ad aggredirlo. Quel che è certo è che è scoppiata l’ennesima gazzarra, interrotta solo dall’arrivo della volante della polizia.Nel parcheggio del condominio c’è una vecchia Alfa Sud.Un cimelio che De Santis conserva da una vita. L’anno scorso si è ritrovato tutte e quattro le gomme tagliate. «E quella volta che mi ha incrociato per strada e mi ha sputato addosso? Vogliamo parlarne?».Fino a poco tempo fa c’era l’avvocato padovano Andrea Ostellari che lo seguiva ma recentemente ha rimesso l’incarico, dopo essere stato eletto senatore della Lega e nominato presidente della Commissione giustizia al Senato.De Santis ha scritto anche decine di lettere all’Ater, che gli aveva proposto una sistemazione alternativa.«Ma io resto qua.Dev’essere quell’altro ad andarsene». Marco Mazzucato va dicendo lo stesso. Anzi, lo grida dal pianerottolo. E così, condannati alla convivenza, veleggiano verso la denuncia numero 18, poi la 19, la 20 e chissà quante altre ancora.