Libero, 16 ottobre 2018
L’inganno della matematica
Come mi vesto? Cosa mangio? Quale film guardo? Ogni giorno prendiamo un’infinità di decisioni. Fortunatamente non sono tutte frutto di struggimento interiore perché sulla ragione prevalgono l’abitudine, la pigrizia, e soprattutto l’istinto. «Anche se siamo convinti che la libertà di scelta sia un sinonimo di felicità, in realtà non è così anzi, tanto maggiore è il numero di possibilità e la numerosità delle scelte, tanto più grande sarà la nostra ?deplezione dell’Io?, ovvero ci si sente sfiniti e svuotati», spiega il matematico Paolo Canova cofondatore di Taxi1729 (società di divulgazione scientifica, www.taxi1729.it) intervenuto al Festival di Internazionale che si è svolto a Ferrara. Parecchi anni prima di lui, era stato il filosofo Søren Kierkegaard ad individuare nella liberà di scelta il dramma della vita umana. Non a caso quel geniaccio di Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook che pure potrebbe sfoggiare ogni giorno abiti diversi, indossa sempre un paio di jeans e una maglietta grigia, concedendosi solo una felpa color topo in caso di freddo intenso. Una volta, un giornalista gli chiese perché veste sempre allo stesso modo e lui rivelò: «Compiere anche le più piccole decisioni consuma energia». Insomma, l’ex enfant prodige non vuole sprecare risorse mentali per scegliere il colore della cravatta preferendo concentrarsi su questioni più importanti. L’istinto ci salva dallo sfinimento decisionale: è quella folgorazione che ci libera dalle elucubrazioni della ragione, quell’amo a cui ci attacchiamo e che ci porta fuori dalle sabbie mobili in cui spesso sprofondiamo con i nostri tortuosi ragionamenti. Canova, tuttavia, spiega che quando dobbiamo fare delle scelte che riguardano i soldi è meglio affidarsi solo e sempre alla razionalità. RACCHETTA E PALLINA Perché i numeri ci ingannano. Ebbene sì, dietro la loro evidenza ci tendono degli agguati pericolosi. Certe volte sembra che si divertano a prendersi gioco di noi e delle nostre capacità logiche. Il matematico fa un esempio eclatante, quello che chiama il ?gioco della racchetta e pallina? (una variante del più famoso cognitive test di Shane Frederick del 2005). «Una racchetta da tennis e una pallina costano, insieme, 110 euro. La racchetta costa 100 euro in più della pallina. Quanto costa la pallina?». Rispondiamo senza pensarci un attimo: dieci euro. Ma sbagliamo. Per fortuna Canova ci rassicura immediatamente: «La maggior parte delle persone risponde 10 euro. Cade in errore perché si affida all’istinto. La risposta giusta è 5». Al risultato si arriva attraverso un’equazione ma basta non rispondere d’impulso per indovinare la cifra. C’è poi un’altra trappola in cui rimaniamo incastrati ogni volta che decidiamo di fare un acquisto: quella sul valore effettivo di un oggetto. «È molto difficile valutare il prezzo di un bene, o di un servizio. Si sa, certo, che c’è un costo, ma non basta per capire. Serve sempre una cifra iniziale che fissi un punto di riferimento, dal quale dipenderà poi tutta la negoziazione». I MEDICI Un caso da manuale è la presentazione dell’iPad da parte di Steve Jobs. «In quell’occasione», spiega Canova, «viene presentato un oggetto del tutto nuovo, difficile da valutare: un cellulare che non telefona. Jobs sapeva che il pubblico non aveva la minima idea di quale prezzo dare all’iPad e agisce da maestro. Dice che, secondo alcuni esperti, il prezzo giusto sarebbe di 999 dollari. Però lui desidera venderlo a un prezzo più basso. Ed è qui che agisce il potere dell’ancoraggio. Jobs prende tempo. Le persone, pian piano, si abituano all’idea di dover sborsare una cifra alta, ma poco più bassa di 999 dollari. Quanto sarà? 900 dollari? 850 dollari? Cominciano le valutazioni, i pro e i contro. E poi Jobs rivela il prezzo che ha deciso: 499 dollari. Il pubblico scoppia in un applauso. A quel punto era riuscito a convincerli che, grazie a lui, avrebbero comprato un oggetto bello pagando poco». Trappole cognitive in cui cascano anche i più scaltri venditori ed esperti di marketing. A volte cadiamo in errore solo perché non rielaboriamo i dati, non riusciamo a leggere i numeri. Canova cita l’esperimento effettuato su due gruppi di medici. Al primo, viene presentata una nuova tecnica chirurgica per una determinata patologia e gli si dice che nel 10% dei casi causa la morte del paziente. Al secondo viene spiegata la stessa tecnica precisando che il malato ha il 90% delle possibilità di sopravvivere. Alla domanda: farete quest’intervento? La maggior parte dei medici del primo gruppo risponde ?no?, quelli del secondo invece sono propensi ad utilizzare la tecnica. Eppure, i dati sono identici. Semplicemente sono stati comunicati in modo diverso. Non solo i medici. Anche i giudici sono stati usati per dimostrare l’ingannevolezza dei numeri. Canova ci parla di un esperimento fatto su alcuni magistrati tedeschi con almeno 15 anni di esperienza. Viene presentato il caso di una donna sorpresa a rubare al supermercato e si chiede a quanti anni di carcere andrebbe condannata. Ma prima viene fatto lanciare un dado. In media, quelli che tirano 3 scelgono una condanna a 5 mesi, quelli che fanno 9 coi dadi optano per 8 mesi di carcere. Si chiama ?effetto ancoraggio?. «Quando si tratta di decidere un numero non lo si fa mai in autonomia ma si è condizionati dall’ultimo che abbiamo visto. Chi aveva lanciato il 3 ha fatto più o meno questo ragionamento: tre mesi sono pochi, facciamo un po’ di più e, quindi, è arrivato a una condanna a 5 mesi». IL CONSIGLIO Vi siete mai domandati perché per dieci euro di sconto su un prodotto che ne costa venti siete disposti a percorrere a piedi anche un chilometro in più mentre, se state spendendo duemila euro, la possibilità di risparmiare gli stessi dieci euro non è così allettante? Eppure son sempre dieci euro... Il consiglio, anche per gli esperti di finanza, per quelli che si trovano a loro agio tra equazioni di ennesimo grado e potenze con esponenti frazionari, è sempre lo stesso: prima di prendere una decisione, quando di mezzo ci sono dei numeri, pensateci su a lungo. Per tutto il resto, dai vestiti da indossare ai film da guardare, e perfino per il fidanzato da scegliere potete contare tranquillamente sul vostro istinto.