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 2018  ottobre 15 Lunedì calendario

Come far bella figura senza aver letto i classici

«Ho fatto un corso di lettura veloce, ho imparato a leggere a piombo, trasversalmente la pagina, e ho potuto finire Guerra e pace in venti minuti. Parlava della Russia». Nell’invincibile battuta sulla lettura di Tolstoj, Woody Allen rispolverava, anni fa, qualche criticità inerente al dono della sintesi. Non sempre la sintesi, in letteratura, dà il quadro d’insieme. Ma certo, nell’era dei tweet, ti fa fare un figurone in società. Così, ecco che il vignettista John Atkinson sfodera oggi un piccolo best seller Classici in pillole, ovvero «Brevi riassunti di libri che avresti dovuto leggere e ma probabilmente non l’hai mai fatto» (HarperCollins, pp 162, euro 16), un’idea molto snack dei grandi titoli che hanno fatto la narrativa mondiale d’ogni tempo. A prima vista si tratta di un’operazione editoriale assai paracula, e un po’ lo è. Tende ad attrarre i millennials, le nuove generazioni di 20/38enni che hanno un grado di attenzione tarato su non più di 26 secondi, tempo che per i 14/19enni scende a 8 secondi, e non scherzo. Quindi, con l’aiuto di deliziosi disegni in stile New Yorker, riguardo la trama di Guerra e pace, appunto, ecco un testo bonsai, che ti porta a sapere solo che lì «Tutti sono tristi. Nevica». Mentre nell’Inferno di Dante «succede un finimondo»; in Delitto e castigo «un assassino si sente in colpa. Confessa. Va in galera. Si sente meglio»; e, nell’Odissea, un «veterano della guerra civile ci mette secoli per tornare a casa. Ammazza tutti»; nel Macbeth «vecchie gentildonne convincono un giovane a rovinare la Scozia»; nel Corvo, la poesia di E.A.Poe, «un uccello vola dentro la casa di un uomo e gli rompe le scatole». Con l’Orlando Furioso Atkinson racconta di «due cavalieri litigano per la stessa donna. Lei sposa un altro anche un viaggio sulla luna»; e del Giovane Holden, capostipite inconsapevole della controcultura evoca un «Ragazzino lunatico che si lamenta un sacco. Ha un cappello rosso». Parlavo di operazione paracula. Non è esatto. Atkinson, che si era già prodotto in un volume di buon successo sull’arte moderna spiegata con vignette, non ha fatto altro che avventurarsi in solchi consolidati.

«I MATTONAZZI» In America, per esempio, la New York Public Library ha cominciato a lanciare “teaser”, piccoli richiami alle trame dei classici -poi del tutto digitalizzati- con i suoi Insta novels, le stories su Instagram riferite a Pirandello, Dante, Orwell, Austen, Kerouac, Suskind, Omero... Mentre in Italia (giusto dargliene merito), fu Giorgio Dell’Arti il primo a bignamizzare i “mattonazzi” della letteratura per poterli citare a cena con gli amici, nei pranzi di lavoro o nei grandi conclavi ludici delle terrazza romane; e, occhio, senza far balenare il sospetto che il citatore stesso avesse la cultura pulviscolare di un giornalista -o politico, o avvocato, o imprenditore- medio. D’altronde, dagli articoli di Mark Twain alla poderosa produzione del Reader’s Digest, l’arte del riassunto è stata frequentatissima. E io sono, da sempre, profondamente convinto che perfino Italo Calvino, il quale sull’importanza dei classici scrisse un saggio immortale, quegli stessi classici non li avesse, in fondo, letti tutti. Un progetto simmetrico e contemporaneo a quello di Atkinson proviene dall’editore Longanesi. Che ha semplicemente raccolto i testi pubblicati sui social di Francesco Dominelli e Alessandro Locatelli, esperti di revisione satirica di testi notissimi e li ha pubblicati sotto il titolo I grandi classici riveduti e corretti -50 libri che non potete non conoscere raccontati come nessun altro potrebbe fare (pp 280, euro 14). Da qui il profluvio di frasi che sono distillati d’ironia finissima. Vado random. Dalla Coscienza di Zeno: «Zeno Cosini non riesce a liberarsi del fumo: prova con i cerotti alla nicotina, i libri di auto-aiuto, arriva perfino a rinchiudersi in una clinica specializzata, ma niente. Ogni sigaretta diventa l’ultima sigaretta, e il fatto che sia l’ultima conferisce un gusto speciale, un po’ quando quando decidi “da lunedì dieta” e la domenica sera ti scofani all’inverosimile per prepararti al dramma».

LA SATIRA Su Fahrenheit 451: «Barbara D’Urso assume il controllo del mondo e i libri (così come le luci al di sotto dei 100 watt) vengono proibiti: Bradbury meglio di Nostradamus». Parlando di Cent’anni di solitudine: «La storia di sette generazioni di pazzi disagiati che fanno a gara a chi è più stronzo (e a chi ha il nome più brutto)»; e lì, ammettiamolo, tutta la poesia di Marquez che ambienta le gesta dei Buendìa, da Josè Arcadio a Amaranta Ursula, nella leggendaria Macondo si trasforma in un sanatorio post Legge Basaglia. In questi casi, il riassunto s’arricchisce di dettagli e descrizioni esilaranti. E il Gulliver di Swift diventa un «travel blogger» che parte alla scoperta di nuove culture pensando che “tutto il mondo è paese”, e scopre di essere o troppo grande o troppo piccolo o troppo stronzo o troppo scemo«; Don Chisciotte «un anziano affetto da cataratta»; il Dottor Jekyll un tizio «con più personalità di un condominio». Non più di un ventennio fa, Vittorio Feltri, in una rubrica sul Foglio spacciò, reiteratamente, dei sonetti di Shakespeare per prosa propria; e nessuno, tantomeno gli intellettuali del Foglio, se ne accorsero. In fin dei conti, se oggi prodottini editoriali vaporosi di questo genere possono avvicinare i nostri figli ai classici, ben vengano. Certo, magari, dopo, un minimo di approfondimento?