la Repubblica, 14 ottobre 2018
Lo zucchero è in crisi
Domani il governo italiano presenterà al consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Europa la richiesta di attivare misure eccezionali, cioè lo stato di crisi per il deterioramento delle condizioni di mercato nel settore dello zucchero. Nel dossier si mette in evidenza la tendenza degli ultimi 12 mesi. Secondo i dati ufficiali della direzione generale dell’agricoltura della Commissione europea, i prezzi medi dell’UE sono diminuiti di oltre il 30%. «Il drastico calo del prezzo dello zucchero sta generando un forte impatto negativo sia per i produttori che per le industrie». Per Roma «gli attuali prezzi dello zucchero non sono coerenti neppure per i produttori europei più competitivi». Senza dimenticare che «a partire dall’ottobre dell’anno scorso la produzione di zucchero è aumentata in diversi Stati membri» causando «un eccesso di offerta stimato, per la campagna 2017/2018, a circa 3,5 milioni di tonnellate».
Nelle intenzioni del governo la concessione dello stato di crisi dovrebbe permettere di dare una boccata d’ossigeno ad un settore che fino a dieci anni fa poteva contare su pochi anni fa poteva contare su 233 mila ettari di campi coltivati a barbabietola (un elemento preziosissimo nella rotazione delle colture) e dove lavoravano oltre 7000 persone. In quel periodo c’erano 19 stabilimenti da cui uscivano 1,4 milioni di tonnellate di zucchero, il 17% della produzione continentale e il 75% del fabbisogno nazionale. Poi è arrivata la liberalizzazione con la fine del sistema delle quote e oggi ci sono solo più due zuccherifici e 32 mila ettari dedicati gestiti da Coprob.
Alcuni mesi fa il direttore della cooperativa, Stefano Dozio, intervistato da La Stampa aveva spiegato: «Tutti stiamo lavorando sottocosto e, nello stesso tempo siamo alle prese con una sovrapproduzione da parte dei paesi del Nord Europa». Dal suo punto di vista la «riforma che ha portato alla deregulation e stata voluta dai grandi gruppi industriali va a beneficio di pochi grandi produttori europei». In particolare quattro multinazionali, due francesi e due tedesche.
«Senza interventi urgenti è a rischio la sopravvivenza della produzione di zucchero italiano», denuncia la Coldiretti. Per l’organizzazione agricola guidata da Roberto Moncalvo «accanto alle necessarie misure di politica comunitaria è necessaria la creazione di contratti di filiera con i grandi utilizzatori dello zucchero basati su una maggiore equità e sostenibilità sociale».
Il governo italiano, così chiederà alla Commissione di attivare le misure necessarie per bilanciare il mercato a breve e medio termine, in particolare con lo stoccaggio privato e anche di valutare la possibile attivazione delle misure eccezionali. Ma per Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, è necessario fare un passo in più: «Le difficoltà di mercato sono anche determinate dagli aiuti alla produzione e all’esportazione di zucchero che sono stati decisi dal governo indiano. Grazie a questi sussidi, l’India è destinata a diventare il primo produttore di zucchero al mondo». Dal suo punto di vista «le Istituzioni di Bruxelles dovrebbero valutare rapidamente e con grande attenzione la possibilità di ricorrere all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), per contestare formalmente gli aiuti pubblici concessi dall’India».
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