Il Messaggero, 14 ottobre 2018
Tutto Mastroianni all’Ara Pacis
«Una vita tra parentesi»: così Marcello Mastroianni amava definire la propria parabola umana, incastrata con dolce levità tra un successo artistico e l’altro. Oggi, a 22 anni dalla morte avvenuta il 19 dicembre 1996 a Parigi, l’imponente carriera dell’attore (170 film, innumerevoli spettacoli teatrali, personaggi sempre diversi) strettamente intrecciata alla sua storia personale viene celebrata da una grande mostra: Marcello Mastroianni, promossa da Roma Capitale, coprodotta e curata dalla Cineteca di Bologna, evento di punta della 13ma Festa di Roma, in programma all’Ara Pacis dal 26 ottobre al 17 febbraio 2019.
Ci sarà anche un omaggio a Barbara Mastroianni, la figlia priomogenita dell’attore scomparsa nei giorni scorsi. La mostra volerà poi a Parigi, alla Cinémathèque Française che ha appena inaugurato l’esposizione su Sergio Leone. È la prima volta che il percorso artistico del protagonista di La Dolce Vita, scomparso a soli 74 anni ma sempre vivo nel cuore del pubblico, viene riproposto nella sua interezza attraverso un’abbondanza di materiali, molti dei quali inediti: film, foto, locandine, sceneggiature, lettere, documenti, oggetti, recensioni, costumi di scena, registrazioni tv.
TALENTO E UMILTÀGian Luca Farinelli, il direttore della Cineteca di Bologna (nuovamente coadiuvato, dopo le mostre su Vittorio De Sica, Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini, dal coordinamento organizzativo di Equa di Camilla Morabito) è partito dalla giovinezza di Marcello, dagli esordi con Riccardo Freda nel 1948 per poi raccontare il suo lavoro in teatro, la leggendaria collaborazione con Federico Fellini di cui diventò l’alter ego, il fratello montatore Ruggero, i premi, il successo all’estero, le sfide spericolate.
«Si pensa di sapere tutto di Mastroianni – spiega Farinelli – ma l’unica chiave per descrivere un artista tanto grande, che ci ha lasciato una mole impressionante di lavoro, è seguire passo passo la sua carriera che testimonia non solo il suo talento ma anche la sua umiltà: quella stessa che gli faceva amare i colleghi Gary Cooper, Cary Grant, Tyrone Power, Anna Magnani, Fred Astaire». La mostra racconta le origini di Marcello, nato il 28 settembre 1924 a Fontana Liri, nella Ciociaria che aveva dato i natali anche a Vittorio De Sica e Nino Manfredi.
Nella famiglia Mastroianni, di estrazione popolare, artigiani e artisti non si contano. All’Ara Pacis saranno esposti i lavori di Ottorino, il padre ebanista dell’attore, le sculture dello zio Umberto (Busto di adolescente, Nudo di giovane, il Premio Mastroianni realizzato per la Biennale di Venezia), le statuine del presepe confezionate dai parenti ceramisti Felice ed Emilio, le pitture di Domenico, i disegni satirici di Alberto.
DISEGNO PORNOCi sono anche le lettere che Marcello ha spedito alla famiglia durante la guerra a Firenze e in Trentino come disegnatore di mappe dell’esercito: l’ossessione del cibo, che lo scrivente si aspetta di ricevere, è ricorrente così come la paura della povertà.
È un documento inedito il trattamento originale de La dolce vita in cui il personaggio di Marcello viene descritto minuziosamente: tutti sanno che Fellini, per spiegarlo all’attore, era ricorso a uno sbrigativo disegno pornografico. Rappresenta una chicca l’esibizione canora di Mastroianni con il Quartetto Cetra, nel 1959, nella trasmissione tv Il Musichiere. Fanno sognare i suoi duetti con Mina a Studio Uno, 1966, espressione di una classe ormai sparita. Il costume di scena più spettacolare è quello indossato dall’attore per interpretare un Giacomo Casanova anziano e disincantato in Il
mondo nuovo di Ettore Scola. Gli occhiali da vista dalla spessa montatura rimandano a Otto e mezzo, mentre un Marcello tinto di biondo appartiene a La decima vittima di Elio Petri: «Quel film di fantascienza – aggiunge Farinelli – fu un atto di coraggio compiuti da Mastroianni che non aveva paura di sfidare il proprio successo: acclamato nel mondo come latin lover, decise anche di interpretare l’impotente in Il Bell’Antonio di Mauro Bolognini». E lo spezzone del ballo scatenato in Le notti bianche di Luchino Visconti (1957) testimonia la straordinaria capacità di Marcello di usare il corpo: tornerà in Ginger e Fred (1985), in cui Fellini gli offre il ruolo di un attempato ballerino di tip tap.
Una sezione della mostra è ovviamente dedicata alle interpretazioni di Mastroianni in coppia con Sofia Loren: una dozzina di film radicati nell’immaginario collettivo, da Matrimonio all’italiana a Una giornata particolare, da Ieri oggi e domani a Pret-à-porter. E alcuni attori italiani, a rotazione, terranno dei mini-laboratori, rivelando al pubblico cosa hanno imparato dal grande collega e introducendo le proiezioni dei suoi film.
FILO ROSSOC’è infine un filo rosso, di grande potenza emotiva, che lega l’intera mostra: il film-testamento Mi ricordo, sì, io mi ricordo realizzato da Anna Maria Tatò, l’ultima compagna di Mastroianni, nella fase finale della vita dell’attore e restaurato dalla Cineteca di Bologna. Marcello, sul set portoghese di Viaggio all’inizio del mondo di Manoel De Oliveira, si confessa alla cinepresa e ripercorre la sua vita dai rapporti con i genitori fino alla scoperta del cinema parlando delle letture, del teatro, dei colleghi, di Fellini, della fama di latin lover di cui non era riuscito a liberarsi. Con la consueta leggerezza, autoironia, eleganza: le qualità che lo fanno amare ancora, e per sempre, in tutto il mondo.