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 2018  ottobre 14 Domenica calendario

Tilli Romero: «Incontrerò la sorella di Gigi Meroni. Dopo 50 anni sarò in pace con me stesso»

Mezzo secolo, ma è come se fosse passato solo un attimo, il tempo di un battito d’ali. «Con Maria, la sorella di Gigi ci siamo incrociati una volta soltanto, qualche secondo. Eravamo a San Siro, al museo di Milan e Inter. Ora però è giunto il momento: lei rientra questa settimana dall’estero. Ci incontreremo e parleremo a lungo. È un modo per fare pace con me stesso, anche se 50 anni dopo».
Tilli Romero aveva 19 anni nel 1967, e due passioni: le auto e il Toro. La prima è di origine incerta. L’altra gliela aveva trasmessa lo zio Adriano Vitelli, quando lo portò per la prima volta allo stadio a veder giocare il Torino. Da allora il Toro è entrato con prepotenza nella sua vita: se l’è presa e l’ha dominata. Si poteva già intuire il disegno 51 anni fa, la sera del 15 ottobre, quando in corso Re Umberto, il giovane Tilli - Attilio Romero- investì e uccise Gigi Meroni, attaccante granata. Per uno come lui, che andava allo stadio avvolto nel bandierone, con un campanaccio da mucche comprato a Pinerolo, conosciuto e ammirato, fu più di una sciagura. Fu la tragedia delle tragedie. 
La chiamarono assassino?
«Allora no. La mia fede granata era più che certa. Una delegazione di tifosi, i “Fedelissimi” venne a casa mia a dirmi che non ce l’avevano con me. Ma allo stadio non ci andai per settimane. Assassino me lo ha detto qualche tifoso alla fine degli anni di presidenza».
Che cosa dirà alla sorella di Meroni?
«Nulla di mellifluo o romanzabile, non è nella mia natura. Ci sono momenti molto intimi e tali devono restare. Le dirò che mi spiace averci messo 50 anni per arrivare a un incontro. Di più, ora, non voglio dire».
Certo il Torino le ha cambiato la vita. Dal tifo, alla sciagura alla guida della squadra del cuore.
«Fu un periodo meraviglioso e complicato allo stesso tempo. All’epoca lavoravo per l’Avvocato Agnelli. Il presidente del Toro, Cimminelli, mi contattò e mi propose quell’incarico».
Che cosa faceva per l’Avvocato?
«Costruivo ricordi. Mi occupavo della sua comunicazione personale. Scrivevo ricordi che i giornali di tutto il mondo gli chiedevano» .
Presidente senza portafoglio e con una squadra in serie B. Agnelli che le disse?
«Mi disse “Vada, si divertirà. Ma si ricordi che dipenderà da chi le sta sopra e da chi le sta sotto”».
E si è divertito?
«Tantissimo. I primi due anni sono stati meravigliosi. Abbiamo riportato il Torino in serie A. Abbiamo avuto tanti successi sportivi».
E con l’Avvocato come andavano le cose?
Si informava, voleva sapere».
Il finale da presidente?
«Guardi, sarebbe bastato poco per salvare il Toro dalla crisi finanziaria. La Lazio ha avuto un trattamento privilegiato per il rientro del debito. Ma noi non siamo mai stati aiutati. Ci hanno abbandonati».
Romero, lì le urlarono “assassino”. Come la prese, si sentì colpevole?
«Fu la reazione rabbiosa di qualche tifoso deluso. Ma non mi ferì». 
Con Cairo che rapporti ha?
«Ci siamo sentiti quando ha preso la squadra e quando ha acquisito Rcs».
E con i giocatori?
«Ho ottimi rapporti con Zaccarelli, con Cravero, con Comi. E anche con Camolese, che fu il primo allenatore dell’era della mia presidenza. Ecco, con loro ho rapporti dire quasi settimanali». 
Poi dallo sport è passato ai tram di Torino?
«Sì, mi sono occupato di strategie di comunicazione e rapporti istituzionali di Gtt, durante la presidenza Ceresa. C’era da salvare l’azienda, l’impresa è riuscita, grazie alla squadra che ci ha lavorato e alla vicinanza dell’assessore Rolando».
Anche in Gtt c’era del colore granata?
«Ceresa oltre ad essere un grande tifoso era interessato al Torino nel 2000. Ma non se ne fece nulla». 
Ma ce l’ha un’altra passione oltre al Toro?
«Ne ho tre: le auto, i miei cani e la letteratura francese».
Ancora auto da corsa? Che cosa guida oggi?
«No, non auto da corsa. Ho una Lancia Thema, macchina che non ha praticamente nessuno. Se ne incrocio un’altra per strada, saluto. Siamo fratelli d’auto». 
Non dica che ha anche tagliato i capelli...
«Ebbene sì: li ho più corti e meno scarmigliati. Più borghesi direi».