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 2018  ottobre 14 Domenica calendario

L’amore, l’Apple watch e le urla: tutti i misteri del caso Khashoggi

La strada che ha portato Jamal Khashoggi al consolato saudita di Istanbul è iniziata mesi fa. E, paradossalmente, è iniziata da una storia d’amore. Il più importante giornalista saudita della sua generazione era un uomo triste, malato di nostalgia per la casa e la famiglia che si era lasciato alle spalle fuggendo dal Paese natale quando, l’inverno scorso, ad una conferenza a Istanbul incontrò una giovane studiosa: Khashoggi si innamorò di Hatice Cengiz subito. La loro felicità era totale, contagiosa, raccontano gli amici. Per coronarla e sposarsi, Khashoggi aveva bisogno di un certificato che attestasse il suo divorzio: per questo è entrato nella sede diplomatica saudita. Da quel momento nessuno lo ha più visto. La scomparsa è all’origine di una crisi senza precedenti per Mohammed Bin Salman, 33 anni, il principe ereditario che guida l’Arabia Saudita, di cui Khashoggi era un duro critico. « Dobbiamo sapere che cosa è successo e chi è responsabile», ha detto ieri il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

LA SCOMPARSA
Martedì 2 ottobre poco prima delle 13 Khashoggi arriva al consolato. La sua presenza è attesa: ha appuntamento con il console. Il tempo di tranquillizzare Hatice e farle una raccomandazione: se gli accade qualcosa, la donna dovrà avvertire un consigliere del presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Nel consolato i cellulari non sono ammessi. Khashoggi li lascia alla fidanzata e la saluta. Alle 13.14 viene ripreso dalle telecamere mentre entra. È la sua ultima immagine. Hatice inizia a preoccuparsi alle 16.30, quando gli impiegati escono. Avverte il consigliere di Erdogan: scattano le ricerche. Khashoggi, secondo le indagini turche, è già morto. Ma nessuno lo sa.
L’AGGUATO
Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori al quotidiano turco Sabah, appena entrato Khashoggi è accompagnato nello studio del console: subito nella stanza entrano due uomini e lo trascinano via. Sono parte di un gruppo di 15 sauditi appena arrivati a Istanbul da Riad su due bimotori Gulf Stream della Prime Aviation Service, compagnia di volo privata legata a Mbs. I turchi sostengono di avere registrazioni audio e video di quello che è accaduto dopo. Si sentono urla in arabo, botte, torture, richieste di aiuto. Poi la morte. L’origine di questi file non è chiara: potrebbero venire da microspie piazzate nel consolato. Oppure, scriveva ieri Sabah, da una registrazione attivata dallo stesso Khashoggi sull’Apple watch che indossava. Le informazioni sarebbero state trasmesse automaticamente al Cloud del giornalista: ma non è chiaro se l’orologio consentisse questa operazione.
LA FUGA
Intorno alle 16 due furgoni dai vetri oscurati escono dal consolato passando vicino a Hatice Cengiz. Un’auto va in aeroporto, e scarica 6 uomini alla scaletta del volo privato, che riparte subito. L’altra si ferma per 4 ore a casa del console saudita e poi, intorno alle 22, raggiunge lo scalo: anche il secondo volo riparte, destinazione Riad. A bordo ci sarebbero fra gli altri due guardie del corpo di Mohammed Bin Salman e il tenente colonnello Muhammad Al Tubaigy, capo dell’unità prove forensi al Dipartimento della sicurezza generale di Riad. Sarebbe stato lui, accusa Sabah, a sovraintendere allo smembramento con una sega elettrica del corpo di Khashoggi. Il cadavere sarebbe stato nascosto in casse diplomatiche (quindi non ispezionabili) e portato via in questo modo.
LA REAZIONE
Venerdì 5 ottobre Bloomberg pubblica un’intervista a Mbs. Il principe afferma che Khashoggi ha regolarmente lasciato il consolato e invita i turchi a perquisirlo. Ma la tensione sale. Sono passate da poco le 23 quando Reuters e Washington Post battono un’esclusiva: per la polizia turca Khashoggi è stato ucciso da killer sauditi dentro la sede diplomatica. La famiglia e Hatice Cengiz sono sotto shock: apprendono la notizia dai media.
LA CRISI
La Casa Bianca, che sull’alleanza con i sauditi ha costruito la sua intera politica regionale, è travolta dalla crisi. Trump promette verità, ma ribadisce di non volere interrompere i rapporti d’affari con Riad. Ma il mondo del business lo scavalca: Banca mondiale, Uber, Virgin e molti altri ritirano dalla partecipazione alla mega conferenza finanziaria in programma a Riad il 23 ottobre. Un danno economico e di immagine gravissimo per Mbs. E anche il presidente Usa piega la testa: «È possibile che siano stati i sauditi», ammette ieri. Se così fosse, «la punizione sarà severa».