La Lettura, 14 ottobre 2018
Musica sott’acqua
Una regressione nella direzione dell’universo acquatico e uno sguardo, o una sfida, alle tecnologie più sofisticate. Il progetto multimediale, Aquasonic, porta sul palco cinque musicisti completamente immersi, insieme ai loro strumenti (appositamente realizzati), in vasche di vetro piene d’acqua. Una performance che cerca l’impatto anche visivamente. Sotto la superficie, in apnea.
L’idea iniziale – lavorare con la musica e l’acqua – è della cantante e compositrice danese Laila Skovmand e risale al 2004. A lei si è aggiunto due anni dopo il violinista e violista Robert Karlsson, danese anche lui, del gruppo Between Music. I due hanno lavorato insieme – tra prove, esperimenti, fallimenti – per dieci anni prima di poter realizzare il loro primo concerto nel 2016. «Il suono che abbiamo udito tutti noi per primi – racconta Skovmand a “la Lettura” – è quello dell’acqua, quello prodotto dal liquido amniotico nell’utero materno. E ognuno di noi ha una sua storia con l’acqua. Questa è la parte irrazionale, istintiva, volutamente fuori controllo del nostro progetto, quella che ci fa sognare. Ho cominciato a cantare appoggiando le labbra sulla superficie dell’acqua e poi via via osando sempre di più, fino a realizzare performance completamente immersa e con la mia voce amplificata da microfoni sofisticatissimi».
I Between Music eseguono composizioni proprie (senza improvvisazioni), che «non sono New Age», ma una forma di «nuova musica classica». Da un punto di vista fisico, il suono dell’acqua subisce infinite trasformazioni: cambia altezza e timbro più rapidamente di quanto la capacità di risoluzione dell’orecchio riesca a catturarne i mutamenti. Se al suo interno immettiamo note emesse da strumenti musicali, l’effetto sonoro sarà ancora più straniante. Tra risonanze e armonici. Con il suono che fa vibrare l’acqua.
«Abbiamo inventato degli strumenti – spiega a “la Lettura“Karlsson – come l’hydraulophone, un organo “subacqueo”, il rotacorda, una specie di ghironda a sei corde (la ghironda è uno strumento in cui le corde sono sfregate da una ruota azionata da una manovella, ndr), il crystallophone, ispirato all’armonica a bicchieri usata anche da Mozart». Sono strumenti dalle forme bizzarre che producono suoni nuovi. Ai quali l’orecchio non è abituato. «Abbiamo lavorato con tecnici del suono, ingegneri, liutai. Cercato materiali resistenti all’usura dell’acqua. Ci sono talmente tanti fattori che influiscono sul suono in queste condizioni…». Uno di questi è la temperatura. «L’acqua – aggiunge Karlsson – deve essere a 35 gradi». Non è semplicissimo ospitare un concerto/performance dei Between Music. «Serve innanzitutto un palco in grado di reggere 120 quintali di peso e poi necessitiamo di circa 9 mila litri di acqua. Ogni performance dura 55 minuti: nel caso siano più d’una, l’acqua va sostituita perché può diventare torbida e il pubblico si perderebbe così l’aspetto visivo, che è molto importante».
A vederli infatti questi musicisti immersi, che assumono involontariamente pose plastiche, paiono evocare involontariamente i video realizzati da Bill Viola con l’acqua. L’artista americano lavora con l’acqua per esorcizzare una sua antica paura, quando, da bambino caduto da una barca in un lago, ha rischiato di annegare; i musicisti danesi lo fanno per un interesse puro verso la sperimentazione e il sogno, anche se Karlsson, a differenza di Skovmand, ammette di non avere una grande passione per l’acqua. «Abbiamo lavorato sulla respirazione con apneisti e insegnanti di yoga, per migliorare le nostre prestazioni sott’acqua».
Dopo ogni performance i musicisti incontrano il pubblico. «Ogni volta le reazioni sono differenti», dice Skovmand. C’è chi è interessato all’aspetto scientifico del progetto, chi a quello musicale e chi ancora a quello filosofico, come è accaduto in Russia, dove gli spettatori rimasero affascianti soprattutto dal progetto che sta dietro. «Aquasonic è infatti la terza parte di una tetralogia ispirata all’evoluzione umana. Abbiamo bisogno di pensare il mondo di oggi da un altro punto di vista e di credere profondamente nel concetto di arte e di metterla in contatto diretto con la natura».