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 2018  ottobre 14 Domenica calendario

L’America umiliata e senza dollaro: un 2029 da incubo

America, 2029. Florence lavora in un centro per l’assistenza ai senzatetto. Non lo fa per altruismo, ma perché gli impieghi che aveva prima sono svaniti o sono passati ai robot. Una delle poche certezze, per chi cerca lavori stabili a New York, è che qui non mancheranno mai gli homeless. A casa combatte con un figlio che male accetta i razionamenti (solo una doccia a settimana). Difficile procurarsi vegetali freschi: compra piante di verza che costano 20 dollari e possono essere lavate solo con acqua grigia (cioè sporca). Quella potabile basta appena a soddisfare la sete degli umani. Il mondo è impoverito, ma si adatta alle privazioni, come la fine del caffè: le piante di arabica non crescono più a causa dei mutamenti climatici.
Negli Usa questa cupa fine del sogno americano si trasforma addirittura in cataclisma quando il governo di Washington, sommerso dai debiti, dichiara default. Azzerato il valore dei titoli del Tesoro, sparisce anche il dollaro, sostituito dal bancor: una nuova moneta creata da un consorzio straniero, guidato da Russia e Cina. Per la famiglia Mandible, che fin lì aveva condotto una vita di privazioni, ma senza veri drammi, è la rovina: perde tutto. E le cose non vanno meglio dall’altra parte dell’Atlantico: la Ue si è dissolta, l’euro non c’è più, sostituito da un caotico ritorno alle monete nazionali.

Col suo tredicesimo romanzo, I Mandible. Una famiglia, 2029-2047, appena tradotto in Italia dall’editore 66thand2nd, Lionel Shriver conquista definitivamente il titolo di Cassandra della letteratura americana. La scrittrice, che vive a Londra ma è nata e cresciuta nella pancia dell’America, in North Carolina, ha costruito le opere precedenti, come Dobbiamo parlare di Kevin, attorno alle rotture traumatiche del patto sociale che tiene insieme la società Usa: ne ha sezionato le patologie, dall’uso sconsiderato delle armi da fuoco con le stragi nelle scuole all’epidemia di obesità. Storie di declino americano che con I Mandible diventano l’affresco maestoso di un crollo epocale: la nazione guida del mondo non solo soppiantata dalla Cina, ma ridotta in miseria. Umiliata perfino dal Messico che, ormai più ricco, costruisce un muro alla frontiera per bloccare i diseredati Usa.
Nel sarcasmo di Shriver – tra implicita ridicolizzazione del muro di Trump, disastri ambientali e crollo economico legato all’insostenibile debito pubblico – potremmo vedere una denuncia contro il presidente immobiliarista che ha ripreso a gonfiare il deficit federale, cancella gli impegni sul clima presi dagli Stati Uniti col patto di Parigi sull’ambiente e fa il bullo col Messico.
In realtà Shriver, cresciuta nella provincia conservatrice, non ha niente dell’intellettuale della sinistra liberal. Nel suo racconto il dissesto che porta all’annientamento economico dell’America non ha a che fare con le politiche di Trump (il libro è stato scritto prima dell’inizio della sua presidenza), ma viene da molto più lontano: soprattutto dagli eccessi di un welfare (di marca soprattutto democratica) che ha alimentato una spesa sanitaria destinata a diventare insostenibile entro pochi anni. Che il romanzo sia stato scritto tempo fa, e che Shriver non simpatizzi per i democratici, è dimostrato anche dal fatto che la scrittrice descrive un’America declinante sotto la presidenza di Chelsea Clinton, in una successione dinastica che, nella realtà, si è interrotta bruscamente due anni fa con la sconfitta di Hillary alle presidenziali.
Fa molto discutere il modo nel quale nel libro sono trattate le varie etnie. I Mandible è il racconto della crisi di una famiglia bianca, ma anche della marginalizzazione di un’etnia che, abituata da sempre ad essere egemone, diventa minoranza, etichettata Western European Americans: gli ispanici sono la nuova maggioranza. Le critiche da sinistra per l’atteggiamento della Shriver nei confronti di latinos e neri sono alimentate anche dal fatto che nel romanzo il crollo degli Usa è provocato dalla sciagurata scelta di Alvarado – un messicano, primo straniero a diventare presidente dopo un’apposita modifica della Costituzione – di non onorare più il debito pubblico americano: i buoni del Tesoro, risparmio delle famiglie, diventano carta straccia. L’unico afroamericano del romanzo, poi, è la moglie di uno dei Mandible. Anziana, affetta da Alzheimer, è imprevedibile: finisce con un guinzaglio che ne limita i movimenti.
Gli intellettuali liberal, che hanno accusato l’autrice di scarso rispetto per la realtà multietnica americana, hanno ricevuto repliche furibonde dalla Shriver: un tipetto molto determinato fin da quando, ragazza insoddisfatta del nome scelto dai genitori, Margaret Ann, lo sostituì con uno maschile, Lionel. Ma i critici vanno oltre queste polemiche e riconoscono al romanzo forza e capacità di disegnare con ironia amara ma realistica uno scenario che potrebbe materializzarsi tra non molto: la Shriver lo colloca in un futuro molto vicino, tra appena 11 anni. «Quando vanno in crisi, i sistemi complessi possono collassare in modo catastrofico», avverte uno dei protagonisti del romanzo. Un monito per chi oggi vuole demolire un esistente che non piace, convinto che peggio di così non possa andare. Shriver ci ricorda quanto rapidamente regole sociali che siamo abituati a dare per scontate possano dissolversi in una crisi incontrollabile: i Mandible sprofondano non solo in un mondo impoverito, ma anche in uno Stato di polizia, coi droni-spia che arrivano ovunque e i cittadini perseguitati se provano a occultare l’oro, requisito dal governo federale. Ma l’autrice lascia una luce in fondo al tunnel, nello spirito americano della frontiera: Willing, giovane rampollo della dinastia, trova rifugio con la famiglia in un Nevada che fa la secessione e diventa Stato libero e libertario. Rifiorisce con una politica ultraliberista stile Ayn Rand: aliquota fiscale unica al 10 per cento, niente assistenza sociale e ritorno al gold standard, la moneta agganciata all’oro.