Corriere della Sera, 14 ottobre 2018
Cassano si ritira, di nuovo
Non gioco più, me ne vado. Antonio Cassano smette (un’altra volta) con il calcio. «È arrivato il giorno, quello in cui decidi che è finita per davvero, ho altre priorità», ha scritto in una lettera pubblicata su Twitter dal giornalista Pierluigi Pardo. A 36 anni per Fantantonio non è più una meraviglia stare in campo, solo un tormento insopportabile dopo due anni di inattività, un po’ forzata un po’ autoimposta. Le opportunità per rientrare le ha inseguite e trovate, consumate e scartate. La Virtus Entella è stato l’ultimo porto a offrirgli un approdo per provare a sconfiggere il tempo e rilanciare il suo talento, purissimo e sprecato. «Con un altro carattere avrei potuto giocare di più e meglio», ha ammesso scrivendo la parola fine a una carriera fatti di grandi club, stellari litigi, numerosi rimpianti.
L’Entella sembrava il posto giusto per ricominciare un’ultima volta, è durata una settimana di allenamenti, sagaci battute («Meglio di me solo Messi») e qualche assist. «Per giocare a pallone servono passione e talento, ma soprattutto ci vuole determinazione e io in questo momento ho altre priorità», è il commiato da un mondo che gli ha dato tutto, l’ha perdonato e riabbracciato, gli ha concesso una chance che non è mai stata l’ultima. L’Entella non ha ancora un campionato, non sa se giocherà in serie B o C, ma pensava di avere il suo campione. Il presidente del club ligure Antonio Gozzi lo aveva corteggiato per anni, Cassano aveva sempre rifiutato e tra un’intervista e l’altra amava ripetere che lui poteva ancora «fare la differenza in questa serie A di scarsi». Gozzi se n’è fatto una ragione: «Era una scommessa difficile ma era giusto provarci, il sogno è durato una settimana».
Giocare a calcio però è un lavoro a tempo pieno, Cassano era un part-time da agosto 2016, quando la Sampdoria lo mise fuori squadra. Sei mesi di allenamenti solitari, poi la rescissione del contratto. Ma negli anni il talento ha sedotto molti, anche il presidente del Verona Maurizio Setti che gli regalò una maglia in serie A, a luglio 2017. Anche lì durò una settimana, poi l’addio. Allora come oggi se ne tornò a Genova dalla moglie Carolina Marcialis e dai figli Christofer e Lionel. «Adesso comincia il secondo tempo della mia vita». La prima in campo è stata vissuta, bruciata e piena di rimpianti.