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 2018  ottobre 10 Mercoledì calendario

Tutte le gaffe di Toninelli

Raccontano che l’ira di Luigi Di Maio sia rimasta sopita dopo il selfie al mare a pochi giorni dalla tragedia del ponte Morandi a Genova. Che sia stata trattenuta nei giorni a seguire, quando il fedelissimo scelto per guidare il ministero dei Trasporti si era giustificato nel nome dell’«amore per la famiglia». Che avesse deciso di restare sopita anche dopo le foto in posa di un Danilo Toninelli sereno e sorridente davanti al plastico del ponte crollato, nel salotto di Bruno Vespa. Ma che solo un giorno dopo – il 15 settembre, davanti all’immagine Instagram di un nuovo taglio di capelli con la didascalia «ho deciso di revocare la revoca al mio barbiere» – sia esplosa fino a divenire incontenibile. La didascalia è stata cancellata perché sommersa dagli insulti: a un mese dai 43 morti nel crollo, neanche su Internet qualcuno aveva voglia di fare dell’ironia.
Così, dopo una sfuriata al ministro, telefonate con Davide Casaleggio e con gli esperti di comunicazione, era arrivata la decisione: gli serve un social media manager a tempo pieno.Una persona che gestisca le sue pagine social per evitare le continue scivolate.
Commissariato su Facebook, Twitter, Instagram, però, il ministro ha continuato a fare un errore dopo l’altro. Ed è considerato, per ora, il punto debole della squadra di governo.Perché non si tratta solo di gaffes epocali, come quella di lunedì: a Genova con la commissaria europea Violeta Bule, davanti agli sfollati e ai commercianti che protestavano per le risposte che non arrivano, i progetti che restano fermi, gli aiuti minori di quanto promesso, Toninelli ha detto: «Non contestate il decreto perché non solo è scritto con il cuore, ma con una tecnica giuridica elevata che eviterà ricorsi». Come se fosse una questione di sentimenti, come se contassero le intenzioni, e non le risposte che a quasi due mesi dalla tragedia sono ben lungi dall’arrivare. C’è stato poi – appena qualche ora dopo – l’errore durante un’intervista tv: «Sapete quante delle merci italiane, quanti degli imprenditori italiani utilizzano con il trasporto principalmente ancora su gomma il tunnel del Brennero...». Che però, e questo il ministro dei Trasporti italiano dovrebbe saperlo, sarà un tunnel solo ferroviario, collegherà l’Austria all’Italia. E il tempo futuro è d’obbligo, perché non esiste, è ancora in costruzione.
Così com’è in costruzione il Terzo valico, i cui lavoratori ieri sono arrivati a Roma per protestare a davanti al ministero. Infuriati per il blocco dei finanziamenti.
Toninelli fa sapere attraverso una nota di averli incontrati e di aver ribadito che «pur comprendendo la loro inquietudine, gli allarmismi sono infondati perché sia i fondi già stanziati con delibera Cipe per il V lotto che l’accordo raggiunto tra Rfi e Cociv garantiscono il proseguimento dei lavori senza interruzioni».
Peccato che il blocco del trasferimento delle risorse per il quinto lotto lo aveva stabilito proprio Toninelli e che sia lui stesso a dire – nella nota in cui intende rassicurare – che «l’analisi costi-benefici sull’opera terminerà tra poche settimane e quindi presto si potrà fare chiarezza sul futuro dell’opera e dei lavoratori». Opera che i 5 stelle non vogliono e ostacolano da sempre, così come la Gronda di Ponente, il Tap, la Tav.
Ci sarebbero poi le nomine sbagliate nella commissione di inchiesta sul ponte, l’idea di farne un posto dove fare shopping e organizzare pic nic (gli abitanti del Polcevera si sono sentiti presi in giro), le falsità sui Benetton proprietari di giornali tra cui Repubblica, un rimorchiatore scambiato per incrociatore, una messa in pericolo dell’equipaggio della Vos Thalassa annunciata su Twitter e poi smentita dai pm. Ce ne sono molte e resta – anche ai vertici del M5S – una certezza: un social media manager non basta.Ma nemmeno due.