Il Messaggero, 9 ottobre 2018
Leonardo secondo Sgarbi
«Leonardo era in competizione con Dio, voleva ampliare il Creato, dimostrare che la Creazione poteva essere portata avanti con l’arte. “La pittura è una cosa mentale” diceva. E con la mente era capace di fare tutto, con la mano no. È un genio dell’imperfezione». Così Vittorio Sgarbi illustra arte e personalità di Leonardo da Vinci che racconterà nello spettacolo Leonardo, con cui da domani a domenica sarà in scena a Roma, al Teatro Olimpico. Dopo il grande successo di Caravaggio nel 2015, seguito dall’altrettanto fortunato Michelangelo, ora Sgarbi si cimenta con Leonardo, in una narrazione che prende le mosse dal 1472/1473, «periodo del disegno identificato come paesaggio del Valdarno e recentemente riconosciuto come veduta delle Cascata delle Marmore», per arrivare fino al 1512, a pochi anni dalla morte nel 1519. SCOMPARSA In vista dei 500 anni dalla scomparsa dell’artista che si celebreranno il prossimo anno, un percorso tra la vita e l’analisi dei suoi capolavori, con immagini e frequenti richiami al presente. «Parlerò pure – annuncia – del recente lavoro di Banksy». Non mancano musiche composte ed eseguite dal vivo da Valentino Corvino e scenografie video di Tommaso Arosio. «Lo spettacolo è un po’ lungo – dice Sgarbi – perché la personalità di Leonardo è complessa. Sono arrivato a superare le tre ore, ma cerco di attestarmi sulle due ore e quaranta. Se vedo qualcuno che dorme in sala, non mi preoccupo, inizio a parlare di Di Maio e si sveglia». Lo spettacolo rientra nel più ampio progetto, poi modificato, sul Rinascimento. «Avevo pensato a un racconto ampio intitolato Rinascimento – afferma Sgarbi – che mi avrebbe permesso di cambiare tema pressoché ogni sera. Quando ho usato il nome Rinascimento per un progetto politico, lo spettacolo ha incontrato difficoltà, era visto come azione politica, come d’altronde volevo fosse, così ho pensato a una trilogia. Dopo Michelangelo, appunto Leonardo, che alla fine, dati i ritardi di tutto il resto, sarà l’unico evento delle celebrazioni. Nel 2020, invece, a 500 anni dalla morte, Raffaello. Nel 2021, Dante, per sfottere Benigni: lo farò sentire un nano». Nello spettacolo leonardesco ampio spazio sarà dato ovviamente ai capolavori dell’artista. «La Gioconda sembra dire a tutti: “Sono tua”. È la più grande tr… di tutti i tempi». L’Ultima Cena «mostra il genio nel gesto di San Pietro che tocca la spalla a San Giovanni per allontanarlo da Gesù. Quella figura non è Maddalena, come ha detto Dan Brown». Sotto i riflettori, l’incompiuto, «che non è come il non-finito di Michelangelo, quando Leonardo non concludeva lo faceva perché non aveva voglia di andare avanti. Per lui contava l’intuizione». Si parlerà di falsi e mistificazioni. Poi, delle letture della Gioconda date da altri artisti. «Ci sono pure due opere di Lorenzo Alessandri poco note perfino ai più dotti, in cui, a figura intera, la Gioconda è dipinta uomo e donna».