La Stampa, 9 ottobre 2018
Il cinepanettone va su Netflix
In fondo il caso è sintetizzabile in un unico neologismo. Il cinepanettone diventa digi-panettone. Per la prima volta il film di Natale, l’unico capace di costringere lo spettatore italiano ad abbandonare l’adorato divano delle festività, quest’anno non sarà disponibile nelle sale, in quel periodo insolitamente stracolme, ma solo sullo schermo Netflix, che lo offrirà nel suo ricco menù, come il piatto forte del tradizionale cenone, a partire dal 7 dicembre. Un grande regalo. Oppure un grande sacrilegio. Perché, per diversi motivi, il film prescelto non è un film qualsiasi. Scritto da Enrico Vanzina, liberamente tratto dalla commedia di Ray Cooney «Out of order», prodotto da Andrea Occhipinti per «Lucky Red» e interpretato da una squadra di attori molto popolari (Massimo Ghini, Ricky Memphis, Martina Stella, Massimo Ciavarro, Paola Minaccioni, Biagio Izzo, Riccardo Rossi) «Natale a 5 stelle» è dedicato alla memoria di Carlo Vanzina che, fino alle ultime settimane di vita, aveva sperato di poterlo dirigere. Al suo posto, e con il suo consenso, è poi subentrato l’amico di famiglia Marco Risi. Insomma, oltre ad essere immerso nell’aria del tempo, il neonato esemplare di digi-panettone è carico di un significato emotivo importante che, in termini di incassi, avrebbe potuto funzionare. Per questo, tra gli esercenti, ci sarà chi griderà allo scandalo. Si dirà che, se al magro botteghino dell’anno vengono sottratte le energie economiche legate al periodo festivo, il tracollo diventa una certezza.
Allora il quadro d’insieme diventa importante. Sembra che il colosso Netflix abbia sposato il progetto di «Natale a 5 stelle» molto presto, in estate, in nome di una politica produttiva diversificata, in grado di spaziare tra serialità autoriale («Baby» di Andrea De Sica e Anna Negri), legata alla cronaca contemporanea («Suburra la serie») oppure marcatamente dedicata al grande pubblico, come, appunto, il film di Natale. La campagna si estende, e non è un caso se quest’anno, al Mia (il Mercato Internazionale dell’Audiovisivo in programma nella capitale dal 17 al 21 ottobre), i vertici della piattaforma digitale abbiano deciso di inviare ben cinque dei loro rappresentanti. La torta Italia è grande, tutta da dividere. E le indigestioni non servono. Nemmeno a Natale. Un periodo in cui il volume dell’offerta cinematografica si gonfia all’inverosimile, producendo una valanga di titoli che escono tutti insieme, senza nemmeno poter beneficiare di adeguata promozione.
L’ultimo film di Carlo Vanzina avrebbe rischiato di finire nel gran calderone, e con esso la fatica dolorosa del fratello Enrico, che l’ha ideato, e dell’amico d’infanzia Marco che ha avuto il coraggio di prendere in mano la situazione in un momento in cui tanti altri avrebbero fatto un passo indietro. Nelle interviste di questi ultimi anni Carlo Vanzina aveva detto spesso, con quel suo mezzo sorriso gentile, che i film girati nel passato, a iniziare da «Sapore di mare», avevano vissuto una nuova giovinezza grazie a videocassette, dvd e televisione. I ragazzi, ripeteva il regista, insieme stupito e soddisfatto, li conoscono a memoria. Sta a vedere che, con Netflix, l’incanto si ripete. E Carlo, che di certo lo verrà a sapere, ne sarà felice.