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 2018  ottobre 09 Martedì calendario

Nella strage di pedoni Roma è maglia nera

Sulle strade di Roma sono stati i giorni del sangue. In via Cavour, a poche centinaia di metri dal Colosseo, dove sabato è morto, travolto da un pullman turistico, il vice prefetto Giorgio De Francesco. In via Santa Maria in Cosmedin, poco distante dalla Bocca della Verità, dove domenica, ancora una volta in pieno centro, è stato falciato e ucciso da una jeep un cittadino inglese di 72 anni che attraversava la corsia preferenziale. In via Nomentana, dove mercoledì scorso, non lontano dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti era stato investito sulle strisce un ragazzo di 17 anni, T.M., promessa del basket: si è spento domenica al policlinico Umberto I. Tre pedoni morti in 48 ore sulle vie della Capitale, dove ogni anno decine di persone perdono la vita, consegnando alla città il tragico record di pedoni uccisi, un dato che, ovviamente, va correlato al maggior numero di abitanti e di auto. 


I dati dell’ultimo rapporto Istat/Aci del 2017 riportano il numero di 49 pedoni morti a Roma, a fronte di 574 vittime in tutta Italia e di 21.699 coinvolti in investimenti, in gran parte su strade urbane. Complessivamente, 3378 le vittime di incidenti stradali, con oltre 240mila feriti. I dati della Polizia locale della Capitale indicano però un numero più elevato: nel 2017 infatti i pedoni deceduti risultano essere 62 su un totale di 140 morti in incidenti stradali, mente nel 2018 (cifre aggiornate) sono stati già 43 su 105, il 38% del totale. 
Nel 58% dei casi, i pedoni stavano attraversando in modo irregolare, percentuale che nel 2017 era stata inferiore: attraversavano fuori dalle strisce il 46% delle persone. «Le condotte degli automobilisti e dei motociclisti non sono conformi alle norme in circa il 70% circa dei casi: c’è una violazione della condotta di guida, in particolare per quanto riguarda la velocità» dichiara il comandante della Polizia locale di Roma Antonio Di Maggio, sottolineando altri fattori di rischio, a partire dall’uso del cellulare alla guida, mentre anche i pedoni, spesso, «non sono alieni» a loro volta da comportamenti pericolosi. 
Le polemiche sull’invasione dei bus turistici che sovraccaricano il centro? «Abbiamo erogato 15 mila sanzioni». Quelle sulle strisce pedonali? «La percentuale di responsabilità oggettiva di una scarsa manutenzione stradale è ridottissima» afferma, annunciando un rafforzamento dell’organico, in forte sofferenza rispetto alle 7500 unità previste: «Eravamo 5400, siamo 5800. Dopo anni sono state assunte 350 persone, altre 300 saranno assunte a gennaio. E se tutto va bene, l’amministrazione punta ad assumere 1200 idonei al concorso». 
Vito De Russis è il presidente dell’Associazione diritti dei pedoni: «A Roma gli incidenti che coinvolgono auto e moto diminuiscono, mentre quelli che riguardano pedoni e ciclisti sono costanti» dice, denunciando la mancanza di iniziative a tutela di chi va a piedi ed elencando una serie di esempi negativi: «Su via Nomentana hanno fatto una ciclabile riducendo il marciapiede ad appena un metro, mentre dovrebbe essere almeno di 1,20. Le strisce sono trappole, in moltissimi casi sono senza segnaletica. E a Roma come a Torino hanno deciso di ridurre gli attraversamenti pedonali, cancellando quelli pericolosi: ma questo significa velocizzare le auto e la velocità causa le morti dei pedoni. Non è fatalità». 
Sergio Toscano, conducente Ncc, sulla strada ha perso due fratelli, entrambi vittime di incidenti in moto: Fabio, che aveva 29 anni, morto in Liguria, e dieci anni dopo Patrick, 34 anni, sulla via Pontina a Roma. Con l’Associazione italiana vittime e familiari è impegnato da anni per fermare la strage: «Noi continuiamo a batterci contro l’uso dei cellulari alla guida, a chiedere sanzioni per chi viola le regole, mentre c’è una sorta di impunità. Lamentiamo il mancato controllo capillare da parte delle forze dell’ordine. Ma fondamentale - dice - è anche l’educazione stradale nelle scuole, insegnare che bisogna fermarsi alle strisce, lasciar passare i pedoni. Oggi c’è in molti ragazzi l’incoscienza della velocità. Ma allo stesso tempo anche i pedoni, spesso, sono distratti». «L’Europa ha stabilito nel che decennio 2011-2020 bisognava ridurre il numero dei morti del 50% rispetto al 2010: ma se nel 2017 siamo arrivati a -17,9% siamo lontanissimi, serve una strategia che veda in prima fila le istituzioni che finora è mancata» conclude la presidente dell’associazione Giuseppa Cassaniti.