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 2018  ottobre 09 Martedì calendario

Cassano: «Non mi diverte quest’Italia senza qualità»


Antonio Cassano, che effetto fa a 36 anni e dopo due stagioni e mezza di inattività tornare ad allenarsi con l’Entella?
«Sono contento, ho voglia di rimettermi in discussione. Ma il calcio non mi è minimamente mancato. Ho fatto le cose che mi andavano di fare e che prima non mi erano concesse. Mi sono svegliato quando volevo, ho mangiato di più, ho giocato a tennis e a calcetto. E mi sono goduto i miei figli».
Ha accettato la proposta di un club sospeso tra B e C.
«Questa è una vicenda grottesca, ormai il calcio italiano è diventato un casino. Ho deciso di tornare a giocare anche per dare una mano al presidente Gozzi. Non ho ancora firmato, starà a lui decidere. E se mi dovesse dire "Antò, stattene a casa", non sarà un problema.
Saremo amici più di prima».
Rimpianti per una carriera nella quale non ha sfruttato al meglio il suo grande talento?
«Avessi avuto un’altra testa avrei giocato sulla luna. Io Messi, Cristiano Ronaldo e pochi altri.
Ecco, a 18 anni avrei dovuto incontrare Carolina e allora sarebbe stata tutt’altra storia. Ma anche con questa testa ho giocato nella Roma, nel Real e nell’Inter».
Domani a Genova c’è Italia-Ucraina.
«Spiacente, ma io resto a casa. Non mi divertirei, il nostro è un calcio povero di talenti. Non vorrei essere nei panni di Mancini. Sino a dieci anni fa c’era solo l’imbarazzo della scelta, ora fai due partite in A, segni un gol e ti chiamano in Nazionale.
Ai miei tempi in attacco, oltre al sottoscritto, c’erano Totti, Del Piero, Vieri e Inzaghi. E stava a casa gente come Chiesa, Montella, Di Natale, Toni e Gilardino».
Come si esce dalla crisi?
«Io so solo che quando ho esordito nel ’99 la A era un campionato stratosferico tanto che la Fiorentina - che aveva Batistuta, Edmundo e Rui Costa - arrivò solo settima. Adesso i fuoriclasse ce li ha solo la Juve e poi c’è Higuain che è al Milan».
La rivelazione è Piatek.
«Anche Inzaghi faceva sempre gol, ma non era un campionissimo».
Sempre stupito che Prandelli non trovi squadra?
«Ecco un’altra assurdità del calcio italiano, lui in assoluto è il più bravo che ho avuto. Anche se ha ragione Capello che dice sempre: "Ho vinto tanto perché avevo grandi giocatori". C’è stata una sola eccezione, Ranieri nel Leicester».
Aveva confidato solo a Totti che sarebbe tornato a giocare.
«Perché lui mi avrebbe capito. Ha rinunciato ai soldi e a vincere perché lontano da Roma si sarebbe intristito. Io ho rifiutato offerte dalla A e dall’estero, avrei potuto tornare a giocare solo qui, a due passi da casa. Senza mia moglie e i miei figli non sarei felice».