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 2018  ottobre 09 Martedì calendario

La lotta Landini-Colla per la leadership in Cgil

Al XVIII congresso di Bari del prossimo 22-25 gennaio la Cgil arriverà sostanzialmente unita sul programma “politico” – contenuto nel documento “il lavoro È”-, ma divisa sulla futura leadership. Per il dopo Camusso l’assemblea generale eletta dal congresso, a meno di colpi di scena, sarà chiamata a pronunciarsi su due candidature, ovvero sul nome di Maurizio Landini (57 anni) o di Vincenzo Colla (56 anni).
In scadenza il prossimo 3 novembre, Susanna Camusso, che si candida a metà dicembre a diventare la leader del sindacato mondiale aspirando a conquistare la poltrona più alta dell’Ituc, oggi occupata dall’australiana Sharan Burrow, potrebbe trovarsi a breve con la sua organizzazione spaccata in due. Uno scenario inedito per la Cgil. Perché Colla ha il sostegno dell’area riformista della Cgil, di categorie di peso come i pensionati dello Spi, gli edili della Fillea, i chimici-tessili della Filctem, i lavoratori dei trasporti della Filt e delle telecomunicazioni della Slc. D’altro lato Landini può contare sull’appoggio dei metalmeccanici della Fiom, del pubblico impiego della Fp e degli alimentaristi della Flai. 
Ieri sera la riunione della segreteria è proseguita fino a tarda sera. Il percorso sembrava rasserenato dopo che il comitato direttivo di maggio aveva stabilito che la segreteria avrebbe dovuto limitarsi a indicare un profilo, con le caratteristiche del successore di Camusso, con l’obiettivo di garantire una scelta unitaria. Ma dai rumors dei giorni scorsi ha iniziato a prendere consistenza una seconda opzione: l’intenzione di Camusso di pronunciare più che un identikit del successore, un endorsement a favore del suo ex oppositore interno, Maurizio Landini. Scenario che ha agitato la Cgil a tutti i livelli, con Vincenzo Colla che ha subito chiarito l’intenzione di non fare marcia indietro. L’identikit di Landini sembra più adatto a dialogare con il M5S; da movimentista ha lanciato la coalizione sociale, progetto poi naufragato. Da leader Fiom ha guidato l’opposizione interna contro la linea di Camusso, contestando l’accordo del 10 gennaio del 2014 sul Testo unico sulla rappresentanza firmato tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Contro la strategia di riavvicinamento con Cisl e Uil, avviata da Camusso per sanare la spaccatura tra le confederazioni sull’accordo quadro di riforma contrattuale del 22 gennaio 2009 (non firmato dalla Cgil), Landini ha dato battaglia al XVII congresso di Rimini promuovendo una lista uscita sconfitta. Il posto in segreteria confederale Landini se lo è guadagnato con la firma del Ccnl dei metalmeccanici del 26 novembre 2016, dopo che le precedenti tornate contrattuali erano concluse senza il sì della Fiom, che aveva rotto con Fim-Cisl e Uilm.
Il riavvicinamento tra Camusso e Landini – dicono fonti di Corso d’Italia – sembra più legato all’avversione per Colla, che a una comune visione dell’azione sindacale. Quanto a Colla, con una lunga esperienza nell’organizzazione è considerato un pragmatico, politicamente più vicino al Pd non renziano e a Leu, è un acceso sostenitore della concertazione, non risparmia critiche al governo gialloverde e alle posizioni antieuropeiste. «Serve un modello di relazioni industriali più partecipativo – spiega al Sole 24 ore – occorre spostare la contrattazione “a monte” stabilendo obiettivi comuni con le imprese. Sul solco del Patto per la fabbrica, bisogna puntare sulla formazione e rilanciare il ruolo dei corpi intermedi».
Intanto ieri le segreterie di Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di lavorare ad una piattaforma unitaria definendo “debole” il Def su sviluppo e infrastrutture e “fumoso” su reddito di cittadinanza e collegamento con il lavoro.
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Giorgio Pogliotti