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 2018  ottobre 09 Martedì calendario

Il barbiere che ancora taglia i capelli a 107 anni

«Mangio gli spaghetti, ma quelli fini, così non ingrasso». È l’unico segreto a cui Anthony Mancinelli riesce a pensare, per spiegare la sua longevità. Oltre ai geni buoni, ereditati dal nonno: «Morì a 103 anni, ma non di malattia. Cadde dalla scala dove era salito, per raccogliere la frutta nella nostra fattoria di famiglia in Campania».
Anthony non lavora più nei campi, ma a 107 anni continua a tagliare i capelli nel negozio Fantastic Cuts di New Windsor, non lontano dall’Accademia militare di West Point. È il barbiere più anziano del mondo, secondo il «New York Times». Mi accoglie lui stesso alla porta, per condurmi davanti alla sua poltrona. Intorno allo specchio sono appesi gli onori ricevuti durante la carriera, inclusa una lettera della First Lady Michelle Obama su carta intestata della Casa Bianca: «Caro Anthony, ti auguriamo un felice 105esimo compleanno. La tua storia è una parte integrale della fabbrica della nostra nazione».
Questa storia è cominciata il 2 marzo del 1911, in un paesino della Campania: «Sono così vecchio, che ho ancora un vago ricordo della Prima guerra mondiale. Finito quel conflitto, quando avevo poco più di otto anni, i miei genitori emigrarono in America. Qui vicino, a Newburgh. A undici anni già lavoravo come barbiere, facendo l’apprendista nella bottega di un amico di famiglia. Altri tempi, e altro stile. Ma anche altra gente, che allora era molto più educata, gentile, disponibile e socievole». La guerra aveva fermato la carriera di Mancinelli: «La Seconda mondiale, quella che ha devastato mezzo mondo. Nel frattempo ero diventato americano, e così mi fecero arruolare nell’esercito, ma per fortuna non mi mandarono a combattere in Italia».
Una volta superata anche questa tragedia, Anthony era tornato alla sua passione professionale: «Ho ripreso a fare il barbiere, e sono riuscito ad aprire il mio negozio, una delle soddisfazioni più belle della mia vita». Una moglie, naturalmente dei paesi suoi, con cui ha condiviso oltre sessant’anni di vita, e due figli. Uno è ancora vivo, ma ha appena 81 anni e un sacco di strada da fare.
Una volta era tornato in Italia, ma c’era rimasto male: «Il mio Paese è sempre magnifico, ma la gente è cambiata. Pensate che quando eravamo a Napoli, dei ragazzacci avevano strappato la collanina d’oro dal collo di mia moglie. Abbiamo chiamato i poliziotti, ma non ci hanno neppure pensato a fermarli. Ma come si fa a vivere così, da delinquenti, rubando a chi fatica ogni giorno per campare?». Anthony non è un vecchio amareggiato, ma in 107 anni ne ha fatta d’esperienza: «La mentalità della gente è la cosa che ho visto cambiare di più nella mia vita. Quando arrivammo qui in America eravamo tutti amici. Ci salutavamo per strada, ci aiutavamo uno con l’altro. Oggi New Windsor è ancora un paesino di poche anime, ma non sappiamo neppure chi sono i nostri vicini. È un peccato, perché l’umanità e l’amicizia sono le cose più belle della vita, quelle che davvero ti riempiono il cuore».
Anthony lavora ancora cinque giorni a settimana, da mezzogiorno alle 8 di sera. Chiede 19 dollari a taglio, ma è esigente sullo stile: «Mi piacciono i capelli lunghi, perché dà soddisfazione modellarli. Tutti ora li vogliono corti, e questo mi scoccia». Nel cassetto tiene sempre le forbici e un rasoio a mano, «per lavorare nel caso mancasse le luce». Lui ha ancora una chioma bianca tirata all’indietro, che nobilita la sua figura snella ma non curva. Vive da solo, non ha mai portato gli occhiali, ancora guida, e va dal medico solo se lo costringono: «Tanto che gli dico? Non mi fa male niente!». Domani, come fa da quasi un secolo, sarà ancora qui: «Forse è il lavoro che mi ha tenuto giovane, chissà. E poi non volere mai male agli altri».