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 2018  settembre 05 Mercoledì calendario


Biografia di Jay McInerney

Jay McInerney (John Barrett McInerney Jr.), nato a Hartford, in Connecticut, il 13 gennaio 1955. Scrittore Figlio di una coppia di irlandesi cattolici, nel 1976 si laureò in Filosofia al Williams College di Williamstown, e nel 1979, dopo qualche esperienza come giornalista e come insegnante d’inglese, giunse a New York insieme alla modella Linda Rossiter: qui l’anno successivo la sposò, e fu assunto dal New Yorker come verificatore di notizie. Nell’arco di pochi mesi, però, perse sia il lavoro sia la moglie (s’era innamorata di un fotografo durante un viaggio in Italia), «e anche la polvere bianca scarseggiava. Fortunatamente il suo compagno di università, appena assunto da Random House, parlò bene di lui a Raymond Carver, che lo andò a trovare il giorno in cui uccisero John Lennon. Molte chiacchiere e piste di coca dopo, i due si stettero molto simpatici, e Carver, che insegnava a Syracuse, riuscì a fargli avere una borsa di studio. Fu grazie a quella che scrisse Le mille luci e la sua vita cambiò» (Riccardo Staglianò). «Romanzo geniale, emblema di una generazione, capostipite di uno stile nuovo. Le mille luci di New York proiettarono nell’immaginario collettivo Jay McInerney e la Manhattan alla cocaina degli anni Ottanta, dove anche uno sfigato intellettuale di provincia inseguiva sniffando soldi, successo e modelle, segnando per sempre un’epoca e un genere letterario. Come fa uno scrittore di 29 anni a sopravvivere a un simile trionfo? Non può. Perché tutti i suoi romanzi successivi saranno sempre paragonati a quella straordinaria e inimitabile eiaculazione di furore giovanile. Può deprimersi, suicidarsi, sparire. McInerney ha scelto di invecchiare. E di continuare a divertirsi. Sposarsi quattro volte, frequentare tutti i party dei ricchi e potenti, andare in tv, diventare un editorialista per il Wall Street Journal, ma come esperto di vini. Raccontando la vita del ragazzaccio che invecchia come la sua New York e fregandosene degli insulti letterari del tipo “la triste fine di un mito”» (Gianemilio Mazzoleni). Tra i suoi ultimi romanzi, la trilogia Si spengono le luci (Brightness falls, 1992), Good life (The Good Life, 2006) e La luce dei giorni (Bright, Precious Days, 2016), editi in Italia da Bompiani. Sulla ricorrenza del concetto di luminosità (brightness) nei suoi titoli, a partire da Le mille luci di New York (Bright Lights, Big City, 1984): «Forse perché tutti i miei personaggi cercano la luce, sono attratti da Manhattan come le falene dalla fiamma» • Insieme a Bret Easton Ellis e a Tama Janowitz, è stato uno dei principali componenti del cosiddetto «Brat Pack letterario» degli anni Ottanta, gruppo di giovani autori statunitensi accomunati da uno stile letterario definito minimalista e dal sostanziale edonismo che pervadeva le loro opere (così come le loro vite) • Democratico, già convinto elettore di Barack Obama e Hillary Clinton • Quattro mogli (due modelle, una scrittrice e un’ereditiera, l’attuale consorte Anne Hearst, nipote di William Randolph Hearst, il magnate dell’editoria che ispirò a Orson Welles il protagonista di Quarto potere), due figli gemelli dalla terza • «Per quanto mi riguarda, è meglio farsi beccare a letto con l’amante che con la puttana. Sono romantico».