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 2018  luglio 10 Martedì calendario

Le masche, tutte le streghe della campagna piemontese

Le masche, si sa, sono dappertutto, almeno in Piemonte. Disdegnano le città ma popolano fittamente le campagne, amano le cascine, le stalle, le bestie, in particolar modo le capre, e poi i boschetti soprattutto di acacie, gli incroci, le curve delle strade poderali quando si perdono nella notte, i corsi d’acqua e i pentoloni. Sono in grandissima maggioranza di genere femminile (ma ci sono anche, minoritari, i «masconi») e nel loro nome di etimo incerto si riallacciano forse al tardolatino «masca» (citato in questo senso per esempio nell’editto di Rotari, sovrano longobardo del settimo secolo) o a una radice longobarda che sta per essere misterioso, fantasma, spettro.

Inafferrabili
Un tempo, all’occasione, si bruciavano sul rogo le sventurate che venivano più o meno arbitrariamente identificate come tali. Brutta fine. Ma quelle vere e incorporee, che una notte qualcuno vede e poi spariscono, anzi magari si trasformano in gatti, hanno un vivo senso dell’umorismo, sono inafferrabili e scherzose. Rappresentano ciò che resta della Grande Dea esiliata dal cristianesimo, che si manifesta, o si diverte, come può: e le Grandi Matriarche della cultura contadina sono probabilmente loro alleate, senza troppo darlo a vedere al marito. Non sarà un caso se le masche se la prendono sempre con gli uomini, forse per sottolinearne con i fatti la dabbenaggine. Che siano un’invenzione femminile?Nel mare di leggende che le riguardano, alcune hanno un protagonista sorprendente, considerato il secolare analfabetismo di massa nelle campagne: un libro, che è quasi sempre «il libro del comando», denso di formule magiche, a lungo favoleggiato e qualche volta, come tutti i libri immaginari, anche ritrovato. Sono molte le storie di case stregate perché infestate da un volumetto magari di ridotte dimensioni. O di parroci che ne vengono casualmente in possesso, e naturalmente si infilano in un mare di guai. Una però, forse unica, estrae ed esalta dall’universo dei libri magici un tomo assai bizzarro, e non poco ironico. La si può leggere nel monumentale Figure e figurazioni dell’immaginario in Piemonte e Valle d’Aosta, un lessico dell’immaginario di Alberto Borghini e Francesca De Carlo (Centro di documentazione della tradizione orale di Piazza al Serchio). 
Tre fratelli
Raccolta a Torino, si riferisce a un luogo imprecisato del Piemonte: e sembra proprio il punto di confluenza di tutte le storie di libri e di masche mai raccontate. Comincia nel mondo più classico, come una fiaba di Perrault o dei fratelli Grimm: c’erano un tempo tre fratelli, che abitavano in montagna… Il numero tre ricorre spesso nelle fiabe: tre sorelle, tre fratelli, tre streghe (come quelle del Macbeth), per non parlare dei tre porcellini. Ma andiamo avanti. Una sera, decisero di uscire con delle ragazze, o almeno di andare in qualche posto, forse a un ballo, dove avrebbero potuto incontrarne. Non sappiamo che cosa accadde esattamente, solo che uno di loro cambiò idea, e volle tornare a casa. A piedi, com’è ovvio, lungo sentieri probabilmente accidentati, che attraversavano appunto un «vallone delle masche», sorta di orrido montano dal fondo abitualmente asciutto. Quella sera, però, era pieno d’acqua; non solo, ma dalle pareti rocciose cadevano pietre. Una situazione di tempesta, spaventosa. Il ragazzo era però ben deciso ad attraversare, e ce la fece, sfidando il pericolo. La fiaba non ci dice come, si limita a svelarci uno strano prodigio. Portata a termine la difficile impresa, infatti, il giovane si volta indietro e non vede più nulla della scena che lo aveva così spaventato: non un filo d’acqua, nessuna frana, tutto tace nel vallone. Capisce subito che le masche lo hanno preso in giro, e decide di vendicarsi. «Ci penso io», borbotta dando voce al suo orgoglio maschile. Arriva a casa, riempie d’acqua un pentolone, lo mette sul fuoco e in attesa che bolla si siede comodamente con un libro sulle ginocchia.
Il pentolone
Legge poche pagine, e subito fanno irruzione due donne, una dopo l’altra; entrambe gli intimano di chiudere il libro e di fissarle in volto. Questa volta non è affatto sorpreso, le aspettava. Prende tempo. Non alza gli occhi, anzi continua a leggere come se fosse perfettamente solo. Poi, senza fretta, dà finalmente le viste di accorgersi delle visitatrici. «Io chiudo il libro – dice –, ma voi mi dovete promettere che non farete mai male né a me né alla mia famiglia. Altrimenti vi prendo e vi butto dentro il paiolo dell’acqua bollente». È una seria minaccia. Le masche si mettono paura, promettono e solo una cosa chiedono: che il giovane le guardi. Poi scappano via, mentre lui chiude il libro e le vede sì, ma in forma di gattini che corrono qui e là. Il libro magicoSiamo di fronte a una tipica «fuga di masche», che si ripete in varie leggende; ma questa volta è una fuga, per così dire, strategica. Perché gli anni passano per gli umani, meno per gli spiriti beffardi. Il ragazzo si fa uomo, cresce, dimentica tutto, invecchia, a tempo debito muore. Rientrano così in scena i fratelli, che devono mettere ordine tra le sue povere cose. Trovano il libro, lo aprono incuriositi e improvvisamente succede il finimodo. Si abbatte su di loro una gragnuola di ceffoni, benché in casa siano soli, non ci sia proprio nessun’altro. Le sberle arrivano da mani invisibili, si materializzano nell’aria e sulle loro guance, senza sosta: finché i due anziani, o perché lo hanno finalmente capito, o per puro caso, chiudono quel benedetto libro: e la tempesta si cheta.Come Paolo e Francesca, da quel giorno non penseranno più a leggerne «avante». Si accontenteranno del titolo, apparso miracolosamente sulla copertina: Libro delle masche. E dovremo accontentarci anche noi, se pure le domande sarebbero non poche, a partire da una datazione della leggenda (collegabile almeno in questa forma al periodo tra fine Settecento e inizio Novecento che gli storici definiscono come quello della «rivoluzione della lettura», quando i libri presero a diffondersi significativamente tra le classi popolari?): per non parlare delle misteriose ragazze che all’inizio della vicenda il primo dei fratelli si rifiutò di incontrare o di corteggiare, decidendo di tornarsene casa. Sta a vedere che erano masche anche loro. E in tutti i casi, attenti ai ceffoni.