La Stampa, 10 luglio 2018
“Reazioni avverse” alle vaccinazioni: solo un centinaio ogni milione di abitanti
Un centinaio di reazioni avverse ogni milione di abitanti, delle quali solo il 20% considerate gravi e in diversi casi non correlabili ai vaccini. Ad esempio solo il 52% dei problemi di salute segnalati dopo il vaccino trivalente contro morbillo, rosolia e parotite è correlabile alla somministrazione. Il che non significa tra l’altro che anche in quei casi la causa certa della reazione avversa sia proprio il vaccino. E comunque, salvo dieci decessi, dei quali uno solo ipoteticamente attribuibile a una vaccinazione, in tutti gli altri casi si è andati verso una risoluzione completa della malattia o danni alla salute di carattere transitorio.
Numeri che per i non addetti ai lavori potrebbero sembrare comunque allarmanti, ma che sono in realtà di molto inferiori a quelle circa 750 reazioni avverse che generalmente si riscontrano ogni milione di italiani per tutti gli altri farmaci. A riprova della sicurezza dei vaccini e a smentire la propaganda no-vax ecco il rapporto sulla “vaccino-sorveglianza 2017” redatto dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, che già aveva concluso il monitoraggio per il triennio precedente.Un trend stabile negli ultimi quattro anni, con un incremento delle segnalazioni nel 2017 che l’Aifa ascrive all’aumentata attività di sorveglianza, non certo all’aumento di problemi legati alle vaccinazioni, smentiti dall’analisi dei singoli casi. Compresi i 10 decessi verificatisi dopo la somministrazione di uno o più vaccini, ma attribuibili alla presenza di altre gravi malattie, magari non diagnosticate prima.
L’eccezione
Unica eccezione un neonato di 11 mesi, deceduto lo scorso anno dopo una “encefalomielite acuta disseminata”, malattia rara del sistema nervoso centrale, nel 95% dei casi causata da alcuni tipi di virus, tra i quali l’herpes. La correlazione con i vaccini «è molto rara e controversa», specifica il rapporto, concludendo però che «in base alla valutazione medico legale non si può stabilire se l’esito infausto possa essere ricondotto agli agenti infettivi identificati o alla vaccinazione». Pertanto il nesso causale, pur sempre unico su milioni di vaccini somministrati, resta «indeterminato».Per il resto nelle 6.696 segnalazioni (delle quali solo 4.822 insorte nel 2017), quasi tremila si traducono in un po’ di febbre, a altrettante in reazioni locali o cutanee generalizzate. L’iperpiressia, ossia la febbre alta da 39 e mezzo in su, ha riguardato circa 900 casi. Ma attenzione, per queste come per le altre reazioni avverse non si può puntare l’indice contro i vaccini, in quanto, come specifica l’Aifa, per evento avverso si intende un qualsiasi problema di natura medica che si verifichi dopo la vaccinazione, ma non necessariamente a questa correlato.
Il caso influenza
Se il rapporto rischio-beneficio è più che favorevole per i vaccini in genere lo è ancora di più per quelli contro l’influenza, che l’ultimo anno ha steso a letto 4 milioni di italiani, facendone ricoverare in rianimazione 744, mentre 160 non ce l’hanno fatta. A fronte della gravità di questi numeri le reazioni avverse al vaccino sono state 1,6 ogni 100mila dosi somministrate, quelle gravi solo un quarto.La regione dove le segnalazioni abbondano è comunque il Veneto, che con 1952 casi da sola cumula quasi un terzo di quelli del resto d’Italia. Questo non perché i veneti siano più degli altri allergici ai vaccini ma perché probabilmente li la rete di rilevazione funziona meglio. Un’attività che il Ministro della salute, Giulia Grillo, vuole ulteriormente potenziare, coinvolgendo più attivamente le famiglie nella vigilanza, visto che ora solo 882 segnalazioni su quasi settemila proviene dai diretti interessati.