La Stampa, 10 luglio 2018
Sui social un post xenofobo ogni ora. La Lega guida il barometro dell’odio
I più vessati, manco a dirlo, con il 91% di slogan contro, sono migranti e immigrati. Seguono a ruota la comunità Lgbt (6%), i rom (4,8%) e le discriminazioni di genere (1,8%). Il partito che più incendia gli animi è la Lega, con il 51% di dichiarazioni al vetriolo da parte dei candidati alle ultime politiche.
Lo spaccato dell’odio razziale che infiamma il popolo dei social media, Facebook e Twitter in testa, è offerto dall’osservatorio di Amnesty International. Realizzato durante la campagna elettorale del 4 marzo scorso, evidenzia come l’intolleranza abbia letteralmente spadroneggiato. Il «barometro dell’odio» si è concentrato su 23 giorni durante i quali sono state raccolte 787 segnalazioni. Con un esito da record: più di un messaggio offensivo, razzista e discriminatorio all’ora. Tutto moltiplicato e amplificato dalla potenza della Rete. Le segnalazioni sono state attribuite a 129 candidati unici, di cui 77 sono poi stati eletti: il 43,5% delle dichiarazioni segnalate sono pervenute dai leader, il 50% da candidati parlamentari e il 6,5% da candidati alla presidenza delle regioni Lazio e Lombardia. Nel palmares delle ostilità, prevalentemente su Facebook, si impongono con il 51% delle dichiarazioni, i candidati della Lega. Fratelli d’Italia raggiunge il 27%, Forza Italia il 13%, CasaPound il 4%, L’Italia agli Italiani il 3%. Fanalino di coda, con il 2%, il M5.Insulti e fake newsIl 7% degli slogan ha incitato direttamente alla violenza, mentre il 32% ha veicolato fake news e dati alterati. Per quanto concerne nello specifico l’immigrazione, il 10% delle segnalazioni ha puntato tutto sulla sicurezza e il 7% sul tema dell’accoglienza. Sempre con toni allarmanti e con la convinzione che l’immigrazione sia una «bomba sociale», in grado di portare allo «scontro sociale» e alla «guerra in casa». Ampio il ventaglio del vocabolario con i cui i migranti sono stati prevalentemente definiti: «clandestini», «irregolari», «profughi», «stranieri», fino agli insulti tipo «bestie» e «vermi». «Alcune forze politiche si sono servite di stereotipi e incitazioni all’odio per fare propri diffusi sentimenti populisti, identitari e xenofobi – stigmatizza Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia -. E hanno favorito la diffusione di un linguaggio incendiario, divisivo, che discrimina anziché promuovere l’eguaglianza, che pensa che minoranze e gruppi vulnerabili siano una minaccia e che i diritti non spettino a tutti».Molto hanno influito i fatti di Macerata con l’omicidio di Pamela Mastropietro: la comunità nigeriana è diventata il bersaglio di molti interventi. In ogni caso, per il 73% si è trattato di messaggi Facebook. Per il 49,3% attraverso post di testo, mentre per il 38,4% sono stati pubblicati video e per il 12,3% fotomontaggi.