In The Tale Fox/Dern affronta le conseguenze psicologiche e sociali della scoperta della verità: aveva 13 anni quando ebbe il suo primo incontro sessuale, un evento che aveva voluto accantonare nella sua mente senza dargli rilievo e che invece adesso, a 40 anni e passa, capisce essere stato un vero e proprio stupro.
Due volte candidata al premio Oscar — per Rosa scompiglio e i suoi amanti nel 1991 e Wild nel 2014 — la grande fama con Cuore selvaggio e Jurassic Park a inizio anni Novanta, Laura Dern, 51 anni, è figlia di Hollywood: il padre è Bruce Dern e la madre Diane Ladd. Una sorta di sangue blu in queste latitudini.
Come è venuta a conoscenza della storia di “The Tale”?
«Jennifer Fox è una bravissima documentarista. È stato il mio amico Brian De Palma a raccomandarmi il copione di The Tale, e se Brian dice così uno ascolta. Era evidente che Jennifer voleva raccontare una storia di sopravvivenza molto sui generis, che come attore ti costringe a imbarcarti in un tragitto avventuroso e movimentato. E parlando con altre donne ho capito che molte si identificano con questa storia, con questo film».
Un film particolarmente attuale in questo periodo.
«Beh, purtroppo in questo Paese le statistiche sono scioccanti. Abusi sessuali nei confronti di minori, di bambini, avvengono una volta ogni otto minuti qui negli Usa. Il 93% delle volte la vittima è parente dell’aggressore. È sconvolgente il fatto che questa storia abbia a che fare con così tanta gente e con così tante questioni di famiglia. Genitori, zii, padrini, amici di famiglia per la stragrande maggior parte sono i responsabili quando ci sono casi di violenza sessuale ai danni di minori in America. Fa pensare».
Che reazioni c’erano state dopo la presentazione al festival di Sundance?
«Di immediato sdegno, e solidarietà. Hanno fatto a gara per acquistarlo e distribuirlo, perché tutti hanno capito subito quanto il film fosse capace di toccare tanta gente, e questo ci ha fatto molto piacere. Ha vinto la Hbo».
Lei è una madre di due figli (un maschio e una femmina, 16 e 13 anni, avuti dall’ex compagno, il musicista Ben Harper): con loro parla di questi argomenti?
«Non ce n’è bisogno, pur essendo una madre molto protettiva. Oggi i ragazzini sanno molto più di noi a quell’età. Io ho iniziato a lavorare nel cinema quando avevo 12 o 13 anni, in un ambiente molto adulto. Nessuno mi diceva niente, nessuno cercava di mettermi in guardia o di proteggermi. Non è come adesso con il MeToo o il Time’s Up. Noi attori giovani della nostra generazione abbiamo affrontato molte situazioni strane per conto nostro, facendo perno solo sul nostro buon senso: nemmeno i manager o gli agenti ci proteggevano, come fanno adesso coi giovani».
Un ricordo specifico?
«Ricordo un’audizione allo Chateau Marmont, dove mi accomodarono in una suite privata e mi fecero sedere su un letto per leggere le mie battute al regista, da soli, e nessun altro.
Avevo 13 anni. Tutto andò bene, ma non è che mio padre o mia madre fossero con me. Affari tuoi! Benvenuta nel mondo del business. È così che sono cresciuta. Ma per miracolo non sono mai stata vittima di abusi».
Cosa spera che trasmetta questo film?
«Sia Jennifer che io speriamo rappresenti una storia di avvertimento e che dia alle persone che non sono ancora riuscite a capire la propria tragedia un’opportunità di guarigione. E di comprensione. E questo sia per le vittime di abuso che per gli aggressori. Se uno vede questa storia e dice: “Ossignore, sta parlando di me!”, è già un’autoanalisi e un passo avanti. Perfino Donald Trump, il nostro presidente, con la sua ideologia dell’“io acchiappo le donne dalle parti intime e faccio quello che voglio”, potrebbe ravvedersi. O forse no».
Posso farle una domanda forse superficiale? La sua altezza — 1,80 — è mai stata un problema?
«Non è affatto una domanda superficiale, e mi è capitato di pensarci di nuovo proprio pochi giorni fa: anche la mia cara amica Nicole Kidman è molto alta, così come la figlia di una nostra amica in comune, che a 13 anni è già alta quasi come me, e inizia ad avere dei problemi. Allora Nicole ed io abbiamo fatto un video per questa ragazzina, in occasione del suo compleanno, dicendole quanto noi alla sua età ci sentissimo fuori luogo come lei. Era orrendo! Non solo le abbiamo fatto gli auguri, ma le abbiamo detto, sii fiera della tua altezza, un giorno non ti sembrerà tanto terribile! Non fare come noi, che ci eravamo fatte venire la scoliosi per inclinarci sempre e nascondere la nostra altezza».