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 2018  luglio 10 Martedì calendario

«Ho cliccato ed è saltato fuori l’ultimo diario di Saramago»

Il 1998 cominciò a Lanzarote con una tempesta notturna che sradicò i due ulivi che José Saramago coltivava accanto alla sua casetta bianca. Finì l’anno chino su se stesso in un grande magazzino, il Corte Inglés di Madrid, alla ricerca di un paio di calzini. La casuale scoperta del Sesto quaderno di Lanzarote, con testi sulla sua attività culturale e sociale, permetterà di ricomporre la vita dello scrittore portoghese nell’anno in cui ricevette il premio Nobel giusto vent’anni fa.Era notte anche quando la sua vedova e traduttrice, Pilar Del Río, la primavera scorsa, cercava nei computer dello scrittore conservati nella sua casa di Lanzarote. La direttrice della Fondazione che porta il nome dello scrittore insieme al poeta e saggista Fernando Gómez Aguilera, lavorava su alcune conferenze sparse del Nobel per pubblicarle nell’anniversario del premio.
«È stata questa l’origine della scoperta del sesto quaderno di José», spiega Del Río. «A notte avanzata ero molto stanca quando ho cliccato su una cartella intitolata “Quaderni”. Non l’aprivo da vent’anni, così come non avevo più aperto la cartella di Tutti i nomi, perché erano cartelle di libri finiti. Che motivo avevo di rientrarci e di rimuovere memorie e ricordi? Ma nello sforzo di ricerca, ho cliccato su “Quaderni” e infatti c’erano già tutti quelli pubblicati, dal primo al quinto, ma sotto ce n’era un sesto. Non riuscivo a crederci, l’ho aperto e la cartella era piena di testi. A quell’ora della notte, mi è sembrata una stregoneria».Il sesto quaderno di Saramago sarà presentato a livello mondiale l’8 di ottobre in occasione del primo congresso internazionale sullo scrittore, che si terrà a Coimbra. Lo stesso giorno, la casa editrice spagnola Alfaguara e quella portoghese Porto pubblicheranno l’opera con il titolo El último cuaderno de Lanzarote. Il sesto quaderno non è poi troppo un mistero o una stregoneria perché, se si rileggono gli scritti dell’autore,era già annunciato nell’epilogo dell’edizione spagnola del quinto quaderno, nel 1997 e nel 2001 Saramago lo menzionava nuovamente. «Credo che questa dimenticanza sia dovuta al terremoto che suscitò la concessione del Nobel», spiega la vedova. «La attribuisco ai casi della vita e non alle leggi del marketing».
A volte il diario cita solo un argomento che ha in mente, altre date ricordano appuntamenti con colleghi e impegni culturali, ma in altri giorni lo scrittore si lascia andare, generalmente con i suoi lettori e con i politici, ed è allora che si rivela l’autentica personalità dell’autore de L’anno della morte di Ricardo Reis. El último cuaderno de Lanzarote rivela un Saramago genuino, con la sua preoccupazione per la persiana chiusa male e per i suoi demoni: il Fondo monetario internazionale, gli Stati Uniti dell’America del Nord (Euan, come li chiamava lui), o l’allora primo ministro portoghese Anibal Cavaco Silva, che fece di tutto per farsi odiare nel suo Paese e che lo indusse a rifugiarsi a Lanzarote.
In quello straordinario 1998 in alcuni giorni ricorda i nemici che si oppongono a dedicargli una scuola, in altri attacca i compatrioti che tacciono quando la Nato occupa del territorio nazionale, ma si rallegrano perché la Spagna regala al Portogallo una targa di Filippo II – Re del Portogallo nel 1580-, in occasione dell’Esposizione universale.
Saramago si indigna con il Fondo Monetario Internazionale perché si intromette nelle istituzioni portoghesi, e nelle decisioni dell’Unione Europea, «quella stessa Europa alla quale sono stati necessari secoli e secoli per riuscire a formare dei cittadini e a cui sono stati sufficienti vent’anni per trasformarli in clienti», scrive. L’autore di Cecità vede arrivare la globalizzazione – siamo nel 1998: «Che sia mondiale o europea, è un totalitarismo».
Il premio Nobel perde il suo livore nella corrispondenza con i lettori. «L’unica idea originale uscita da questi quaderni», ricorda, «è quella di chiedere che l’opera completa di uno scrittore comprenda un volume con le lettere dei lettori. Si tratta di un campo di lavoro inesauribile».
Se i diari sono sempre una sorta di montagne russe, questi del 1998 raggiungono la cima con il discorso del Nobel e scendono nel mondo terreno in cui il tuo partner ti rimprovera se ti sei montato la testa e ti obbliga, prima di partecipare ad un altro premio, ad andare a comprarti dei calzini perché nei hai bisogno. Ed è così, in ginocchio, mentre sceglie tra ciò che non sa, che qualcuno riconosce un autentico premio Nobel anche se in una posizione «così poco dignitosa».
Traduzione di Luis E. Moriones
©EL PAIS/LENA, Leading European Newspaper Alliance