Corriere della Sera, 10 luglio 2018
Tour de France in diretta e quei gesti che prima non vedevamo
Le Tour, le pisseur e la metafisica del ciclismo. Domenica pomeriggio, nel commentare la tappa del Tour de France, Riccardo Magrini, il grosso «Magro», si è lanciato con intemerata spietatezza contro i ciclisti che esplicano i loro bisogni a bordo strada (Eurosport). Ha invocato sanzioni, squalifiche, pubbliche gogne, come se lui, quando correva, non avesse mai approfittato.
A onor del vero, il Magro ce l’aveva con quei corridori che esplicano in presenza del pubblico e li invitava a cercare qualche anfratto. Facile a dirsi, facile che il pubblico sparisca d’incanto! Quando scappa, scappa: «Ce sera scientifique, ce sera humaniste, ça peut être Gay Lussac, ça peut être Balzac...». Ma l’aspetto più interessante è un altro. Fino a non molto tempo fa, le gare ciclistiche venivano trasmesse in tv a circa 40 km dall’arrivo, in piena bagarre. Avevamo una strana idea del ciclismo, come se leggessimo un romanzo a partire dagli ultimi capitoli, saltando tutto il resto. Oggi le corse vengono proposte nella loro interezza e chi ama il ciclismo, il libro lo legge tutto, come si fa con i romanzi pieni di storie e di colpi di scena, dove il finale acquista un senso solo partendo dalla prima pagina.
Così abbiamo preso confidenza con molti gesti che prima non conoscevamo o erano casi eccezionali (nella tappa del Monte Bondone del 1957 Charly Gaul, confidando sul vantaggio in classifica, si fermò per impellente bisogno, venendo però proprio in quel momento attaccato e staccato dai rivali. E perse il Giro per una…).
C’è il pisseur che si ferma e quello che se la fa addosso. Preferisco il primo, personaggio di innocente insolenza, per certi tratti inguardabile e pur tuttavia ultimo testimone di un’epoca «sans gêne», disinvolta, quando era possibile essere eloquenti anche nella minzione, quando non c’era la tv. E poi, caro Magro, chi non pis… in compagnia o è un ladro o è una spia.