Corriere della Sera, 10 luglio 2018
La nipote di Chaplin: «A teatro rinnovo la magia del nonno»
«Perché ho pensato a una cleptomane? I cleptomani sono bravissimi a far sparire gli oggetti, prestigiatori che, senza rendersene conto, se ne appropriano come per magia». Ed è ricco di magia il nuovo spettacolo ideato e diretto da Victoria Chaplin. Non a caso si intitola Bells and Spells, dove scampanellii e incantesimi si moltiplicano in immagini fantastiche. Protagonista Aurélia Thiérrée, in prima assoluta il 12 luglio al Festival di Spoleto, Teatro Nuovo. Madre e figlia, rispettivamente figlia e nipote di Charlie Chaplin: una convivenza facile o difficile? Risponde Aurélia: «Lavoriamo insieme da anni e ogni volta avviene un miracolo». Scherza Victoria:«Dirigere mia figlia in scena? Che fatica! Per ottenere da lei il meglio ogni tanto, a sua insaputa, la drogo», scoppia a ridere.
Lo spettacolo è molto fisico. Non esiste una vera trama: la cleptomane Aurélia si impossessa di oggetti che la attraggono e che si impossessano di lei. Entra ed esce da collane che luccicano, lampadari che brillano, abiti sontuosi in vetrina, figure dipinte sui quadri... muta sembianze con agilità da trasformista con una rapidità che stupisce. «L’esperienza del Cirque imaginaire ed Invisible è presente – ammette Victoria —. Qui gli oggetti vivono attraverso il corpo di Aurélia che a sua volta li incarna». «Devo sentire tutto nei miei muscoli per essere libera di esprimermi – spiega l’attrice – perciò mi alleno quotidianamente. Il percorso creativo è un work in progress».
Un percorso che Aurélia ha iniziato da bambina: «Le prime volte che ero in palcoscenico – racconta – mi sembrava strano intravedere gli spettatori che restavano silenziosi nel buio della sala». Ne aveva timore? «No – ribatte —. Semmai stupore. E insieme a mia madre, mio padre (Jean-Baptiste Thiérrée, ndr) e con il pubblico ci trovavamo dentro una grande scatola che ci proteggeva: il teatro».
Figlia e nipote d’arte: una bella eredità e responsabilità. «Ricordo poco di mio nonno, era molto vecchio quando l’ho conosciuto. Ma sono felice di sentire che la gente ancora ne parla per quello che ha creato. Il suo film che amo di più? Luci della città, una storia emozionante. La responsabilità familiare la avverto solo quando sto per entrare in scena, poi tutto va per conto suo».
Mai contrasti tra madre-regista e figlia-attrice? Rispondono all’unisono: «Certo, ma li risolviamo a casa e non in palcoscenico». Una comunione di intenti che in Bells&Spells si traduce in dimensione onirica. Victoria: «Il confine tra sogno e follia è sottile». Aurélia: «Nel mondo dei sogni non esiste una logica. Ed è quello che accade alla mia cleptomane: non vuole rubare gli oggetti, sono loro che la attraggono, trasportandola altrove». Victoria: «Lei non è cosciente quando li ruba, sono loro che la chiamano a sé e che, infine, la giudicano come ladra».
Durante la prova generale dello spettacolo al Teatro Ariosto di Reggio Emilia, Victoria assiste dalla platea alla performance, intervenendo ogni tanto per dare indicazioni. Alla fine sentenzia: «In vista della nostra prima volta al Festival di Spoleto, c’è molto da migliorare. Poi ci giudicherà il pubblico». Aurélia, scesa dal palco, spossata dalla prova appena conclusa, sussurra: «Mamma ha ragione, dobbiamo perfezionare. Ma si sa, quando poi otteniamo un buon risultato, esclamiamo sempre: Uhau! Anche stavolta ce l’abbiamo fatta!».