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 2018  luglio 10 Martedì calendario

Dark Polo Gang, la band sbruffona del rap

Dici Dark Polo Gang e le acque si agitano subito. C’è chi li considera trash e vacui, chi in certe esasperazioni coglie creatività e autoironia. Si parte in difesa o all’attacco, senza mezze misure, perché il collettivo romano non lascia indifferenti e almeno su questo concordano tutti. È il gruppo più divisivo dell’hip hop italiano, nato nei quartieri-bene capitolini nel 2014, autogestito, esploso sui social senza filtri: triplo 7 per marchio, come i colli, i re e i peccati, fieri di essere swag’, sbruffoni che ostentano accessori e abiti griffati. Fanno sold out in tutta Italia, creano tormentoni adolescenziali tipo Eskeree (deformazione dell’americano Let’s get it, «facciamoli», intendendo i soldi), un vocabolario che i «piskelli» sanno decriptare, dove «ghiaccio» sta per gioielli e «bibbi» sta per bitch, insulto a quanto pare amorevole’ dedicato alle fan.
IL LIVE
Stasera al Rock in Roma (prima del rapper Saint JHN) aprono all’ippodromo delle Capannelle il concerto di Post Malone, la rapstar statunitense rivelazione del 2017, confratello trap-pista (ma che sa suonare sax e chitarra): «Saremo stilisticamente a tema con la serata e un po’ più rock del solito», annuncia Pyrex, alias Thomas Cerulli, che insieme a Wayne Santana (Umberto Violo) e Tony Effe (Nicolò Rapisarda), tra i 24 e i 27 anni, forma la ganga (c’è poi Sick Luke che produce le basi).
Spiegano come hanno ribaltato la visione del rap: «Usiamo estetica, linguaggio e strategie che non ritrovi in nessun altro artista. I nostri contenuti sono espliciti. Ci vestiamo come vogliamo, in una città come Roma, che è la nostra fonte di ispirazione, ma più chiusa di Milano. Con i fan c’è un legame forte, cercano modelli di riferimento. Tanti si sono sbloccati nell’esprimersi, vedendoci così naturali, e ora provano a cantare. Il rap prima era di nicchia, oggi è pop. Si sta riformulando e ha un’energia che si era persa». Indicano come punti di forza gli stessi che preoccupano chi non li apprezza: ossessione per soldi e moda, parole deturpate e ridotte all’osso. Un esempio, l’ultimo pezzo British: il testo è una lista di Rolex, Burberry, Rolls Royce, collane da patrimonio UNESCO. Il gancio: «Ehi-ehi, uo-uoo». Insignificanza da 7 milioni di views su YouTube. E poi ci sono i riferimenti alle droghe e agli ansiolitici: «Mangio sei Xanax, baby» in Mafia, o il brano Alprazolam. È una tendenza diffusa anche all’estero.
IL PESO
Se come altri raccontano senza censura ciò che vedono e ritengono che la responsabilità di istruire su bene e male sia più della scuola e dei genitori, è anche vero che in quanto modelli di riferimento, un peso le loro parole ce l’hanno e su giovanissimi chissà con quali capacità di discernimento. Sulle critiche hanno le spalle larghe. Lo slogan è: «Per ogni hater, ci guadagno un euro». Fanno i numeri, tra dischi venduti, video cliccati, merchandising, la loro serie tv. La parola Bufu (By Us Fuck You, Per noi puoi andare affcontro-offesa agli odiatori del web) è entrata nel dizionario Treccani: «Questo fa capire la forza del nostro modo di fare. È come aver messo una bandiera sulla luna». Su Dark Side, alias Arturo Bruni, quarto membro uscito dal gruppo dopo problemi di salute e legali, cala il gelo: «Siamo presi da noi e parliamo solo di questo». Nelle foto sono in tre. Lui sta facendo il solista e in Medicine parla di pensieri suicidi e depressione. Non è più un gioco, ma non commentano. Al futuro ci pensano? «Sappiamo che faremo grandi cose, magari con qualche lifting in più».