Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  luglio 10 Martedì calendario

Lello Arena e la miseria dell’artista: «Ho sempre preso porte in faccia»

Nel suo lessico sofisticato, incline a cercare sempre il punto di caduta e la nota ruvida, anacronistica, delle vicende umane, Lello Arena sembra essere la perfetta incarnazione dell’umorista pirandelliano. A muoverlo, è quello che lo scrittore siciliano chiamava il sentimento del contrario. Prendiamo il suo ultimo lavoro teatrale, Oh, that Chaplin!, che è stato presentato come novità assoluta domenica sera in chiusura dell’Umbria Film Festival, a Montone (Perugia).
LA STORIA
A muovere il riso, e la riflessione, è la storia del più grande fallimento di Charlie Chaplin: «In età giovanile, aveva iniziato una carriera come violinista e violoncellista –  ci racconta Arena, che che è autore e interprete di quest’opera originale, lungamente e scrupolosamente documentata –. Siccome era mancino, si era fatto costruire degli strumenti montati al contrario ed era talmente convinto di quella sua vocazione che creò un suo repertorio musicale. Oh, that cello! è il titolo che dette alla raccolta dei brani. Con il pianista Bert Clark, fondò una casa editrice e stamparono duemila copie degli spartiti. Poi si misero in ghingheri e aspettarono le folle che secondo loro dovevano presentarsi all’appuntamento. Ma vendettero solo tre copie».
IL RISCATTO
Molti anni dopo, quando era diventato ormai una specie di semi-dio, Chaplin disseppellì i suoi vecchi spartiti per suonarli di fronte a un pubblico d’eccezione, in America e in Inghilterra: «Personaggi come Churchill, Einstein e Bernard Shaw si vedevano regolarmente a queste sue serate, dove si faceva la fila per entrare».
Per Lello Arena, il tema del fallimento si lega a quello del valore profetico dell’arte. «Io ho sempre preso porte in faccia». Anche adesso? «Sì, anche ora che ho 64 anni. Mi succede in continuazione: in teatro, in cinema e in tv. Mi capita di metterci decenni per veder realizzati certi miei progetti. Evidentemente le mie idee non sono subito comprese».
Ed è uno sguardo obliquo, mancino, anche quello che si posa sul calssico Miseria e nobiltà, che, dopo il successo di Parenti Serpenti, debutterà a Natale al Teatro Eliseo di Roma, sempre con la regia di Luciano Melchionna e lo stesso Lello Arena come protagonista. «I grandi autori hanno uno sguardo lungo, anticipano i tempi», conclude l’attore napoletano, «I personaggi della commedia di Scarpetta sono persone che, per uscire dall’indigenza, simulano di essere quello che non sono. E chi detiene il potere, soprattutto quello economico, si approfitta della loro condizione miserevole. Questa forma di prostituzione in Italia si è ormai completamente affermata».