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 2018  luglio 01 Domenica calendario


Italiani bocciati in economia: i più ignoranti di tutta Europa

L’ignoranza è una gran brutta cosa, e a noi italiani, in questo campo, non ci batte davvero nessuno. La bassa scolarità, la percentuale di abbandono scolastico, la bassissima percentuale di laureati non hanno riflessi sono sulla struttura sociale e sulla capacità di innovazione del Paese, ma anche sulla conoscenza delle più elementari regole economiche e finanziarie. Detta in parole povere: noi italiani di economia non ci capiamo assolutamente nulla. 
Anche per questo politici improvvisati ci possono raccontare qualsiasi immaginifica frottola (e noi ci crediamo) e anche per questo avventurosi finanzieri ci possono turlupinare con promesse immaginifiche (e noi ci crediamo) e anche per questo banche spegiudicate riescono a infinocchiare i risparmiatori vendendogli prodotti rischiosissimi spacciandoli come sicuri. Come è successo. Basterebbe questo per rendersi conto dell’arretratezza economica degli italiani, ma se non basta ci sono i numeri, quelli elaborati dal sito di datajournalism Truenumbers.it. 
Partiamo dalla scolarizzazione (perché tutto, come sempre, parte da lì). La percentuale di italiani in età lavorativa che hanno un qualsiasi tipo di laurea sono il 18%, quasi la metà della media europea. Abbastanza incredibile, oggettivamente. Ha meno laureati di noi, in percentuale sulla popolazione, solamente il Messico, tra i Paesi dell’Ocse. I laureati triennali sono, per esempio, il 4% della popolazione mentre sono il triplo in Germania e più del doppio in Francia.
Da qui discende il fatto che se qualcuno si azzarda a fare un test sulle conoscenze economico finanziarie degli italiani e li mette a confronto con quelle degli altre nazioni, noi crolliamo. Lo ha fatto l’Infe, l’International Network for Financial Education. I risultati sono stati pubblicati dalla Banca d’Italia. E sono sconfortanti.
I parametri presi a riferimento sono tre (gli stessi indicati nei grafici di queste pagine): la competenza, che valuta la capacità di calcolare semplici interessi; il comportamento, che valuta, ad esempio, la capacità di rispettare un budget, e l’attitudine, che riguarda, per esempio, la capacità di riuscire a risparmiare. Beh, sarà umiliante dirlo, ma sommando i punteggi l’Italia risulta essere penultima tra i Paesi considerati superata, in negativo, solo dall’Arabia Saudita. Nel parametro «Competenza» abbiamo raggiunto il punteggio di 3,5 (su 7 a disposizione). Nessuno ha fatto peggio, nemmeno l’Arabia Saudita.
Una possibile spiegazione è che gli italiani sono un popolo anziano, la maggior parte vive in piccoli centri dove vivono molti pensionati. Per verificare se sono questi i motivi per i quali, complessivamente, gli italiani sono poco acculturati finanziariamente, si è proceduto a «normalizzare» il campione, ovvero: si sono prese persone con le stesse caratteristiche socio-demografiche e le si sono confrontate. E... niente: siamo in fondo anche se si prendono i dati normalizzati. Lo stesso gruppo omogeneo composto da italiani messo a confronto con i tedeschi perdono clamorosamente la partita. Ma la perdono anche con i Paesi Bassi, Francia, Regno Unito e Canada. Tutti ne sanno più di noi.
Prendiamo uno di questi gruppi omogenei: gli ultra 60enni con almeno un diploma in tasca. Il confronto è addirittura umiliante: il punteggio degli uomini è 3,5 (le donne sono al 3,3) rispetto al 12,4 dei tedeschi, al 7 dei francesi, al 7,1 dei Paesi Bassi, all’11,8 dei britannici e all’11,3 dei canadesi. E il risultato non cambia per tutti (tutti!) i gruppi omogenei, compresi quelli composti da under 35. Se poi si scompongono i risultati in base alle caratteristiche socio economiche, di età e di residenza, si scopre che i chi ottiene i risultati migliori (all’interno del Paese, quindi non in confronto con le altre nazioni) sono i laureati che hanno tra i 55 e i 64 anni, lavoratori autonomi che vivono in una città del Centro o del Nord con più di 40mila abitanti. Ma, come abbiamo visto, se si prendesse questo italiano-tipo e lo si mettesse a confronto con un inglese con le sue stesse caratteristiche o con un francese o un belga, perderebbe il confronto: loro ne saprebbero enormemente più di lui. E per oggi, basta così.