Il Messaggero, 29 aprile 2018
La truffa dei falsi like
BuzzFeed ha smascherato i falsi mi piace su Instagram, pubblicando su un profilo fittizio foto volutamente casuali Un vero mercato nero del successo sui social che inquina l’attendibilità degli influencer, i nuovi guru del marketingIL CASO
Una foto completamente nera, poi una gialla. A seguire l’immagine di un blocco di calcestruzzo e quella di un copri cerchio per auto. Sono i post, con foto volutamente casuali, pubblicati sull’account Instagram di Viral Hippo. Si tratta del profilo falso creato dai giornalisti di BuzzFeed News, popolare sito web di notizie, per smascherare la truffa dei finti like sul social della scuderia Zuckerberg. Le foto di Viral Hippo hanno ottenuto un numero spropositato di like in meno di ventiquattro ore, contraddicendo ogni logica e soprattutto ogni algoritmo. Più di mille apprezzamenti che però non provengono da account falsi o da troll facilmente individuabili, anzi. Molti di questi sono di account verificati, cioè posseggono la spunta blu, una sorta di certificato di autenticità rilasciato direttamente dal social. Infatti a differenza del fenomeno degli account falsi su Twitter e Facebook, i commentatori delle foto di Hippo non sono bot – programmi capaci di svolgere in maniera autonoma un compito – ma sono persone vere.
IL PORTALESi tratta di utenti che hanno pagato pochi euro al mese e ceduto l’accesso al proprio profilo a Fuelgram, un sito che permette di ottenere like fittizi. Il portale consente di rendere i propri post molto popolari in maniera del tutto immotivata, ingannando l’algoritmo costruito dalla squadra di Mark Zuckerberg e violando palesemente le condizioni di utilizzo del social. Quello smascherato dall’inchiesta del sito americano è un vero e proprio mercato nero dei mi piace che starebbe spopolando su Instagram. Questa pratica riguarderebbe un numero di utenti tanto alto da drogare un mercato in forte espansione come quello degli influencer e del marketing a loro legato. Attraverso questo escamotage chiunque potrebbe avere un numero di seguaci sul proprio profilo tale da renderlo appetibile per le aziende. Una truffa che consentirebbe di entrare in uno dei mercati in più rapida espansione del 2017. Solo nel corso dello scorso anno, gli scatti postati sul social hanno movimentato oltre 570 milioni di dollari. Il polverone sollevato da Buzzfeed rischia di intaccare la credibilità degli influencer, cioè di quegli utenti che hanno la capacità di orientare le scelte di acquisto di altre persone grazie alla loro popolarità e alla loro autorevolezza. Ma potrebbe anche rimodulare la portata del cosiddetto influencer marketing, la costante ricerca da parte delle aziende proprio degli utenti più influenti. Un metodo di comunicazione pubblicitaria sempre più sfruttato, soprattutto per l’impatto molto forte che è capace di generare: ogni dollaro speso in campagne di questo tipo garantisce un ritorno di circa 9,60 dollari. Un rendimento altissimo che delinea anche le tariffe degli instagrammer più influenti: si parte da 150 euro a scatto per chi ha 10mila follower, 250 euro per 400mila, fino a 1.000 euro per un milione di follower. Soldi facili che hanno reso quella di fare l’influencer una delle ambizioni più in voga tra i giovani. Non solo per i guadagni esorbitanti che pochi riescono a realizzare ma anche per la popolarità, quel senso di apprezzamento sociale, che Instagram e altre piattaforme riescono a regalare.
LO SCHEMATuttavia uno schema come quello smascherato da BuzzFeed potrebbe far crollare il già fragile castello di carta sul quale queste ambizioni sono costruite. Soprattutto perché utilizzare Fuelgram è davvero facile: l’unico scoglio da superare è il numero di follower di base. Infatti per accedere al servizio in maniera completa è necessario avere almeno mille seguaci, un numero ragionevole o comunque facilmente raggiungibile grazie a diversi trucchetti disponibili sul web. Ad esempio esistono fotografi che per poche centinaia di euro vendono foto di piatti, paesaggi mozzafiato o scatti professionali realizzati durante eventi all’ultimo grido. Nonostante si tratti di un investimento iniziale molto basso non c’è alcuna garanzia di diventare la nuova Chiara Ferragni. Soprattutto perché quello che all’inizio era un mercato puro, libero da retoriche tipiche del mondo degli affari, è rapidamente diventato un mercato di professionisti. Non è un caso se Condé Nast, l’editore di un giornale importante come il New Yorker, ha annunciato di voler sviluppare insieme a Ibm un software capace di identificare i potenziali influencer. L’obiettivo è quello di allevare instagrammer in erba per sfruttarli e tenersi stretto il monopolio della raccolta pubblicitaria per i grandi marchi di moda.