La Stampa, 29 aprile 2018
Da Vienna a Nizza sugli sci
Quando Janelle Smiley ha visto sotto i suoi piedi l’ultimo metro di neve, ha sollevato gli occhi e si è trovata di fronte il mare. «È stato un momento magico che mi rimarrà impresso per sempre», racconta adesso che l’impresa è compiuta. Insieme con quattro compagni, alpinisti esperti, ha percorso l’arco alpino con gli sci ai piedi. Sono partiti da Vienna e arrivati a Nizza dopo 36 giorni. Un viaggio che le parole non bastano a descrivere.
Per dare l’idea servono i numeri: 1721 chilometri, 375 ore di attività, oltre 89 mila metri di dislivello positivo. Il tutto senza un giorno di pausa. Un’esperienza massacrante su e giù per le montagne che disegnano il confine tra Austria, Italia, Svizzera e Francia. Della spedizione facevano parte anche l’italiana Tamara Lunger e la spagnola Nuria Picas, che però si sono dovute arrendere più o meno a metà avventura. Se il fisico non è al 100% neanche super-atlete come loro possono reggere il peso di uno sforzo simile. Specie se il tempo non è clemente. Janelle e gli altri (il marito Mark, lo svizzero Bernhard Hug, il tedesco Philipp Reiter e l’austriaco David Wallmann) hanno dovuto superare 14 giorni di meteo pessimo che in quota significa tempeste di vento, metri di neve, temperature sotto lo zero per decine di gradi e una sollecitazione psicofisica estrema. «Per tutto il viaggio ho vissuto un’altalena di emozioni. Passavo dal dire “questo è il giorno più bello della mia vita” alla disperazione totale, in cui ripetevo “voglio scappare, odio tutto questo”».
Amalgamare un gruppo che non si conosceva, e di cui Janelle era l’unica donna, non è stato semplice. Gli organizzatori della «Red Bull Der Lange Weg» hanno fornito un staff e l’assistenza, ma sono stati gli atleti a decidere quali strade seguire e con quale andatura. «Le dinamiche tra di noi non sono state semplici e in qualche occasione mi sono arrabbiata con chi ha imposto ritmi difficili». Tutto è stato superato grazie alle piccole e grandi conquiste quotidiane: un tramonto suggestivo, una discesa sulla neve fresca o le vette conquistate. Come quella del Grossglockner (3798 metri) o quella del Monte Bianco (4810 metri), solo sfiorata a causa del rischio valanghe. «Ho avuto paura di non riuscire a completare il viaggio, ma forse è questo che l’ha trasformato in un’avventura fantastica». La spedizione sarà ricordata anche perché migliora il record dei quattro pionieri austriaci che nel 1971 completarono il percorso in 41 giorni. Ma in questo genere di sfide il cronometro conta poco. Sono imprese che nascono con ambizioni diverse: misurarsi con la natura, non con l’uomo.