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 2018  aprile 16 Lunedì calendario


Si dà fuoco per il clima il paladino dei gay

NEW YORK Era uno degli avvocati per i diritti degli omosessuali più noti degli Stati Uniti: le sue battaglie erano state raccontate nel film Boys Don’t Cry, la storia di una giovane transgender americana stuprata e uccisa in Nebraska all’inizio degli anni ’90. David Buckel, 60 anni, si è ucciso all’alba di sabato, dandosi fuoco a Prospect Park, nel cuore di Brooklyn, per denunciare i danni che l’abuso di combustibili fossili fa alla Terra. 
Come un bonzo buddista si è cosparso di benzina e poi ha deciso di immolarsi e così esortare le persone a essere meno egoiste e a proteggere il pianeta. «La maggior parte degli esseri umani sul pianeta in questo momento respira aria resa malsana dai combustibili fossili e per questo molti muoiono prematuramente: la mia morte precoce causata da un combustibile fossile riflette ciò che stiamo facendo a noi stessi», ha scritto Buckel in un messaggio lasciato in un carrello vicino al suo corpo. Poco prima di uccidersi, l’avvocato ha anche inviato il documento a diversi media americani.
Buckel era arrivato all’ambientalismo da tempo, dopo anni di lavoro all’interno di Lambda Legal, un’associazione per la difesa dei diritti degli omosessuali. E soprattutto per questo sarà ricordato. Susan Sommer, oggi legale dell’ufficio del sindaco di New York Bill de Blasio, per anni ha combattuto con Buckel nell’associazione: «È stato uno dei principali ideatori del movimento che ha portato alla legalizzazione dei matrimoni gay», ha detto commentando la sua morte.
LETTERA D’ADDIO
L’avvocato era molto attivo e conosciuto nella comunità di Prospect Park, dove viveva da anni, e si occupava soprattutto di compostaggio, come racconta in alcuni video che aveva pubblicato nel 2014. Nel messaggio di addio, definisce la sua scelta una forma di «protesta» e ancora sostiene di essere arrivato alla morte senza alcuna malattia, lucido. La sua azione ricorda quelle di decine di monaci buddisti che tra il 1963 e i primi anni ’70 si immolarono dandosi fuoco: il primo fu il monaco Thích Qung c, che si bruciò vivo nel 1963 in una strada di Saigon, opponendosi alla persecuzione dei buddisti nel Vietnam del Sud.
Negli anni successivi anche in occidente ci furono diversi casi: nel 1969 a Praga lo studente Jan Palach si uccise per denunciare le repressioni del regime comunista russo. Negli Stati Uniti, invece, Roger Allen LaPorte, si diede fuoco davanti alle Nazioni Unite per protestare contro la guerra in Vietnam.