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 2018  febbraio 13 Martedì calendario


Divino Caravaggio, rock star dell’anima

Indissolubilità fra arte e vita, le opere come specchio dei tormenti dello spirito. Caravaggio, uomo e artista, da sempre esercita un fascino speciale, e fra questi due piani si muove Caravaggio: L’anima e il sangue, il film d’arte prodotto da Sky e Magnitudo, regia di Jesus Garces Lambert, nei cinema il 19, 20 e 21 febbraio (350 sale distribuzione Nexo Digital), prima di espatriare in oltre 2000 sale nel mondo. C’è l’indagine investigativa che dà validazione scientifica e l’io interiore, immaginato, dedotto, affidato alla voce profonda di Manuel Agnelli degli Afterhours, nonché giudice di X Factor. Si parte dall’Archivio Storico Diocesano di Milano, che conserva l’atto di battesimo datato 29 settembre 1571 e ricolloca i natali del Maestro nella città meneghina anziché a Caravaggio e dai documenti dell’Archivio di Stato di Roma che ricompongono i suoi guai giudiziari. Emerge il temperamento inquieto e rissoso (girava armato di spadone, fu querelato da un garzone d’osteria al quale aveva tirato un piatto di carciofi) in una Roma non meno dissoluta, di cui frequentava bische e bordelli. 
LE COMMESSE
Si mostrano i contratti delle commesse, come quella per la Cappella Contarelli (qui le sue prime opere pubbliche in vista del Giubileo del 1600), i libri contabili e l’inventario del sequestro degli oggetti nella sua casa, finiti nelle composizioni. Lo si insegue nelle continue fughe, dalla peste, dalle costrizioni, dagli errori commessi: Milano, Napoli, dove era protetto da Costanza Colonna, Malta, Roma, Siracusa. Mai in pace con se stesso e con gli altri, lodato e braccato, ingaggiato e arrestato, attratto dall’abisso e in cerca di misericordia. Smottamenti e mutazioni riportati in pittura, e mai come in questo film, grazie all’ultra risoluzione in 8K, si notano i dettagli di decine di creazioni, dalla Canestra di frutta, piazzata in un non luogo, dove già si percepisce il suo incredibile lavoro sulla luce, allo spaventoso Scudo con la Testa di Medusa. Così vicine da poterle toccare. Lo rimproveravano di non saper riprodurre l’azione e lui immortalò la reazione, viva e in essere. Il verdetto per il suo delitto di Campo Marzio lo condannò alla decapitazione e lui si dipinse con la testa mozzata. Immagini sante e cruente, sacre e profane, con vergini-prostitute e angeli sensuali, che la sua mano rende rilievi scultorei. Facile capire perché sia così rock. Non solo per il maledettismo caro al genere. Dice Agnelli: «Mi interessano le sue contraddizioni. Oggi l’etica sembra costringere gli artisti a prendere una direzione e a percorrerla tutta la vita. Invece lui voleva essere libero, a qualsiasi costo. Evito qualsiasi paragone fra me e quel genio, però ho pescato nei miei stati d’animo per interpretare i suoi. È un percorso di consapevolezza, dopo aver toccato fondi emotivi». 
Proprio perché riconoscibilmente moderno, non aggiungono molto le parti di fiction e la musica tecno per rendere attuale ciò che già lo è. Michelangelo Merisi, nella parole del Prof. Claudio Strinati, consulente scientifico del film: «È come Batman: entrambi assistono alla morte ingiusta dei genitori, percorrono il buio, non sono supereroi e fanno prodigi della creatività, senza poteri magici».