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 2018  gennaio 12 Venerdì calendario


Si deve credere ai sorrisi di Macron?

Macron ci sorride, e anche parecchio. Ma sono sorrisi veri?  

Perché dovrebbero essere sorrisi falsi?
Mah. Mah. Mah.  

In che consistono poi questi sorrisi?
Ieri il presidente era a Roma, per via del Med 7, il vertice dei paesi dell’Europa meridionale, presenti i capi di governo o di stato di Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta, più Macron fresco reduce dal viaggio in Cina col cavallo Vesuvius al seguito, da regalare al presidente Xi. Macron ha fortemente elogiato Gentiloni - «per l’Europa è stata una fortuna incontrarlo l’anno scorso» -, s’è complimentato con l’Italia per la linea «dinamica» adottata sui migranti, ha definito «complementari» i rapporti tra Roma e Parigi rispetto a quelli che Parigi ha con Berlino. Grandi lodi anche per l’invio di un contingente italiano in Niger, di fatto una colonia francese, indispensabile per via del suo uranio alle centrali nucleari di quel paese. Poi l’inquilino dell’Eliseo è stato portato a visitare la Domus Aurea e qui i punti esclamativi si sono sprecati, al punto che saremmo indotti a credere che nei suoi quarant’anni di vita il presidente non l’avesse mai visitata. Questo canto in gloria s’è concluso con l’annuncio del cosiddetto Trattato del Quirinale, annuncio molto relativo dato che eravamo tutti stati informati in anticipo della sua esistenza e dei suoi contenuti. Anche il nome di «Trattato del Quirinale» è funzionale a una certa scenografia comunicativa: un Trattato del Quirinale venne stipulato tra De Gaulle e l’Italia nel 1963, in un momento storico in cui l’interesse dei francesi era quello di ridurre l’influenza americana sulla Germania Ovest. Richiamarsi a quell’epoca - per stabilire un sistema di consultazioni tra Roma e Parigi (peraltro ancora da definire) - serve anche a far nebbia sul vero motivo di tutta questa musica, a dir la verità persino un poco assordante.  

Sarebbe?
A differenza di quanto accadeva nel 1963, francesi e tedeschi stanno per formalizzare un’intesa forte sui temi economici, fiscali e del lavoro, con l’impegno a consultarsi spesso su questi argomenti e ad assumere possibilmente una linea comune. È vero che in Germania non c’è neanche un governo, però la signora Merkel è sempre al suo posto, e anche se non c’è il nuovo governo uscito dalle elezioni, c’è però, comunque, un parlamento. Un parlamento a Berlino e un parlamento a Parigi. Invece di far firmare un trattato ai due ministri degli Esteri, Merkel e Macron faranno votare, nello stesso giorno (il 22 gennaio), due risoluzioni pressoché identiche ai due parlamenti. Come prenderanno gli italiani questa decisione che crea il primo nucleo di un’Unione europea di serie A a fronte del resto del continente unito, evidentemente di serie B? Dovrebbero prenderla malissimo, ma purtroppo non possono permettersi il lusso di prenderla malissimo. C’è il problema dei migranti e quello della flessibilità, e il bisogno della tolleranza europea su tante nostre faccende discutibili. Gentiloni non batte i pugni sul tavolo, e c’est magnifique. Credere che Macron parli bene dell’Italia perché ama l’Italia vuol dire non aver capito come funziona la politica, e aver dimenticato la storia.  

Come mai dovremmo esser nemici?
Non ci amiamo dai giorni in cui Cavour stava morendo e Napoleone III esitava a riconoscere il nuovo regno, venuto fuori in modo opposto a quello che lui aveva immaginato. Poi ci facemmo la guerra commerciale al tempo di Crispi, e avevamo già litigato per la Tunisia e in genere per le colonie, litigio che, occulto e palese, continuò durante il Ventennio. Quindi Mussolini profittò delle vittorie di Hitler per invadere proprio la Francia (pochi, ingloriosissimi metri). Insomma, è una storia lunga e ricca di acrimonia, come s’è visto nella faccenda Stx, in cui il presidente francese, nazionalizzando i cantieri, ha mostrato i muscoli, prima di cederci un’unghia di potere in più.  

Beh, però c’è il Niger.
Tutto da verificare. I francesi tengono laggiù ancora adesso 4.000 uomini e fino all’anno scorso spingevano i migranti, che vedevano passare davanti al forte di Madama, ad andare avanti e imbarcarsi verso l’Italia. Per ora il giudizio sul Niger deve essere sospeso, mentre conta invece la loro posizione sulla Libia, completamente opposta alla nostra. Noi stiamo con Tripoli e col governo Sarraj, quello che la comunità internazionale e l’Unione europea hanno scelto come interlocutore legittimo (non ci interessa adesso se a torto o a ragione). Hollande prima e Macron poi, senza dirlo, seguono una loro linea che privilegia il rapporto con Bengasi e il generale Haftar. Una linea che li vede alleati di fatto con la Russia e con l’Egitto. Obiettivo: spaccare in due il paese, creare una Cirenaica indipendente, mettere le mani sul petrolio della Libia orientale. Il presidente francese ha l’aria di essere lo statista del secolo. Proprio per questo mi pare temibilissimo.