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 2017  dicembre 05 Martedì calendario


Pochi figli e tetti ai redditi, bonus bebè a rischio flop

ROMA Che la sfida fosse disperata fin dall’inizio si sapeva: l’assegno noto come bonus bebè, istituito «al fine di incentivare la natalità e contribuire alle spese per il suo sostegno» ha di fatto accompagnato i tre anni in cui l’Italia ha visto svuotarsi le culle fino al record negativo della storia unitaria, sotto la soglia del mezzo milione di nati: 485.780 nel 2015, 473.438 nel 2016, ancora qualche migliaio in meno – con tutta probabilità – nell’anno in corso. Si discute in questi giorni in che misura applicarlo dal 2018. Per ora il beneficio è stato reso strutturale ma limitato al primo anno di vita e dimezzato nell’importo; ma i dati di consuntivo, ancora non definitivi, indicano che il bonus è stato riconosciuto ad un numero di bambini più basso rispetto a quello preventivato. Il che dipende con tutta probabilità oltre che dal restringimento della platea potenziale anche dal criterio economico richiesto: le famiglie devono avere un Isee (indicatore di situazione economica equivalente) non superiore ai 25 mila euro, mentre nel caso di indicatore entro la soglia dei 7 mila l’assegno di 960 euro l’anno per tre anni viene raddoppiato.
IL RISPARMIO
L’utilizzo non pieno dello strumento porta con sé un certo risparmio rispetto alle risorse a suo tempo stanziate dalla legge; gestire l’erogazione del bonus e verificare il tiraggio finanziario è compito dell’Inps. Vediamo allora i numeri. La relazione tecnica alla legge di Stabilità per il 2015 ipotizzava una platea di 330 mila neonati l’anno. Nel primo anno le domande accolte sono state 239.210. È andata un po’ meglio nel 2016, quando sono state accolte 280.865 domande per bimbi nati nell’anno. Complessivamente dunque nei primi due anni di applicazione sono stati 140 mila gli assegni in meno rispetto al tetto previsto (ovvero il 21 per cento). Per quest’anno, le domande arrivano a quota 164 mila circa fino a metà novembre. Il numero è naturalmente destinato a crescere con i nati degli ultimi mesi, ma è probabile che si resti comunque sotto la soglia. In termini finanziari, la spesa cumulata dei tre anni si è fermata per ora poco al di sotto di 1,4 miliardi, rispetto agli 1,821 disponibili. Ma sui conti finali incideranno anche le revoche. In un messaggio che l’Inps ha diramato il mese scorso viene osservato che «da una verifica nella procedura di gestione delle domande di assegno è risultato che molti utenti, avendo presentato domanda di assegno per gli anni 2015/2016, non hanno ancora provveduto alla presentazione della dichiarazione sostitutiva unica utile al rilascio dell’Isee per il 2017». In questo caso scatta appunto la revoca. Il punto è che per la verifica del diritto al beneficio serve l’Isee dei singoli anni, perché naturalmente la situazione economica della famiglia può cambiare: questo adempimento va assolutamente fatto entro il prossimo 31 dicembre.
I NODI DA SCIOGLIERE
Quanto al bonus bebè del futuro, è uno dei nodi da sciogliere alla Camera dove sta partendo l’iter della legge di Bilancio. Come al solito, lo scoglio è quello delle risorse finanziarie. Nel Fondo per le esigenze indifferibili, la voce di bilancio al quale tradizionalmente il Parlamento attinge per finanziarie le proprie modifiche alla manovra, restano solo 64,5 milioni per il 2018 (su 250 originari), 197,3 per l’anno successivo e 347,9 per il 2020. Soldi che servirebbero oltre che per l’assegno di natalità anche per rendere un po’ più pesanti le esenzioni dal superticket sanitario, ed eventualmente per l’applicazione della cedolare secca sugli affitti anche per una certa quota di negozi. Ulteriori risorse potrebbero venire da un anticipo dell’applicazione della web tax, ma non sarà facile visto che il nuovo tributo allo studio presenta già dei possibili problemi di applicazione.