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 2017  novembre 14 Martedì calendario


Addio a Titta Madia, raffinato principe del Foro di Roma

Un avvocato raffinato, sobrio ed elegante, mai sopra le righe. Titta Madia aveva tutte le caratteristiche per essere definito uno dei principi del Foro di Roma. Un infarto lo ha stroncato all’età di 70 anni, quando era ancora nel pieno delle forze per tentare di tirare fuori dai guai Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, nei confronti del quale pende un ordine di arresto internazionale nell’ambito di un’inchiesta per riciclaggio. I colleghi, ma non solo, piangono la morte di questo «signore», operatore della Giustizia. Un avvocato che sapeva essere un punto di riferimento non solo per altri difensori, ma anche per gli stessi pubblici ministeri e per i giudici.
Conosceva tutti, Titta Madia, e tutti conoscevano lui, non passava mai inosservato. Capitava spesso di incontrarlo nel cortile del Palazzo di giustizia, circondato da colleghi e da giovani praticanti. E poi, era anche mondano, un vero mattatore delle serate nei salotti buoni della Capitale. Amava Capalbio, Tropea, la cantante Anastacia, e il sigaro da fumare dopo mangiato. Domenica scorsa, come tutti i fine settimana, aveva passato la mattina a pagaiare, canottiere per passione, aveva pranzato al suo circolo, l’Aniene, ed era tornato a casa, come d’abitudine, per fare un riposino pomeridiano. Si è accorta la fida domestica che qualcosa non andava, ha provato a svegliarlo, ma lui non c’era più.
Di origine calabrese, figlio di Nicola, altro esponente di spessore dell’avvocatura, e nipote di Giovanni Battista, a sua volta penalista di successo, maestro di oratoria e parlamentare del Regno d’Italia, Titta Madia è stato protagonista in tanti processi eclatanti, da quelli sul terrorismo, come difensore di Renato Curcio, uno dei fondatori delle Brigate Rosse, a tangentopoli. Per rimanere all’ultimo decennio. È zio della ministra Marianna, padre di Nicola, altro avvocato di grandi prospettive, e di Lucia, che lavora in Rai con Alberto Angela. Aveva 4 nipotini che amava tantissimo.
I CASI SEGUITI
Nella sua lunga carriera ha difeso notabili e criminali, colletti bianchi, politici, e di recente anche Giancarlo Tulliani, fermato proprio nei giorni scorsi a Dubai. Ha seguito le vicende giudiziarie del generale Nicolò Pollari, l’ex capo del servizio segreto militare, per la questione legata al sequestro dell’ex imam Abu Omar, nonché Clemente Mastella e Salvatore Parolisi, condannato per aver ucciso la moglie Melania Rea. E poi, è stato esponente di parte civile per conto della Margherita contro l’ex tesoriere del partito, Luigi Lusi, accusato di appropriazione indebita. Ha difeso anche il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, finito sotto inchiesta con l’accusa di abuso in atti d’ufficio per alcune nomine e assunzioni avvenute nella Commissione nazionale per le società e la borsa (procedimento poi archiviato).
Ieri erano in tanti a piangerlo. Colleghi, ma non solo. «La sua morte è un evento dolorosissimo – ha commentato Francesco Rutelli – perdiamo un galantuomo e un grande giurista. E io perdo un amico, divenuto come un fratello. Sono certo che suo figlio Nicola raccoglierà degnamente una eredità così importante e impegnativa». Il funerale si terrà domani 15 novembre, alle 11, nella chiesa del Cristo Re di viale Mazzini, a Roma.