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 2017  novembre 14 Martedì calendario


Bronzi di Riace star, il Colosseo invece fa flop

Prima erano semplici uffici delle soprintendenze, poi, a partire dall’autunno 2015, sono diventati autonomi. Si tratta dei venti musei che, grazie alla riforma Franceschini che ha rivisto l’assetto organizzativo dei Beni culturali, sono diventati indipendenti da un punto di vista contabile, amministrativo, scientifico e organizzativo. Un’operazione che ha dato i suoi frutti: dal 2013 al 2016 in quei primi venti musei, a cui si aggiungono il parco archeologico del Colosseo e quello di Pompei, si è registrato il 19% in più di visitatori e il 28% di incassi dai biglietti.
Tradotto in valori assoluti, si è passati da 17,8 milioni di presenze del 2013 ai 21,2 dell’anno scorso, mentre i 97,6 milioni di euro di incassi fatti registrare quattro anni fa, sono diventati 125,3. Performance destinate a consolidarsi, perché quest’anno la previsione è di segnare un aumento dell’11% sul fronte delle visite e del 14,5% sui ricavi. Segno che il lavoro dei venti direttori scelti attraverso un bando internazionale – sette sono stranieri – sta sempre più mettendo radici.
Se si restringe lo sguardo e si prendono in considerazione solo 2015 e 2016 – ovvero l’anno prima del debutto dell’autonomia e quello successivo – i risultati generali vengono confermati: i visitatori sono il 2,4% in più e gli introiti crescono dell’8,4 per cento.
Il bilancio è stato tracciato ieri in un incontro romano tra il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, e i ventuno direttori: i venti dei musei più quello di Pompei, mentre per il parco archeologico del Colosseo sono in corso le selezioni. I responsabili dei siti autonomi hanno illustrato al ministro i vari progetti messi in campo in questo biennio, tutti legati da un filo rosso: far conoscere di più il museo, valorizzarne le collezioni, svilupparne l’attività scientifica, inserirlo maggiormente nel contesto territorialie in cui si trova e farne un traino per promuovere le eccellenze del luogo. Una programmazione resa possibile dalla nuova organizzazione dei musei autonomi, che si sono dotati di un proprio statuto, hanno, oltre al direttore, un consiglio di amministrazione, gestiscono direttamente gli incassi.
Il nuovo assetto ha premiato in generale quasi tutti i siti, con le performance rilevanti del museo nazionale di Reggio Calabria, dove sono esposti i bronzi di Riace, passato, grazie alla nuova sede espositiva, dagli oltre 11mila visitatori del 2013 ai 201mila del 2016, e dai 17mila euro di incassi di quattro anni fa ai 732mila dell’anno scorso. Se, però, ci si concentra sul raffronto tra 2015 e 2016, alcuni istituti mostrano perdite. In particolare, Colosseo, Galleria nazionale di arte moderna e Galleria nazionale di arte antica hanno diminuito i visitatori e gli introiti.
Guardano ai risultati generali, Franceschini ha parlato di «percorso enorme» e «risultato entusiasmante», conseguito nonostante le resistente «più o meno esplicite», la burocrazia e, talvolta, la mancanza di regole. «Ci sono ancora molti punti da migliorare – ha sottolineato il ministro -. Il buco più grande è quello del personale: bisogna portare energie nuove, che abbiano professionalità elevate ed entusiasmo». Con la legge di bilancio si è ottenuto di aumentare a mille le assunzioni dei profili tecnici, di cui trecento per i musei. Tutto da affrontare, invece, il versante dei custodi, un problema a cui il ministero sta lavorando. Sullo sfondo il tema se il personale dei musei debba restare statale. «Si tratta di un problema da porsi in prospettiva. Non è questione di oggi», ha affermato Franceschini.
Infine, la questione gare dei servizi museali ( caffetterie, ristoranti e bookshop): «Dobbiamo accelerare al massimo – ha detto il ministro – perché non si può più procedere con le proroghe».