il Fatto Quotidiano, 11 novembre 2017
Rai, anche l’etere è un flop: meno 6%
Se Atene piange Sparta non ride. Così si può definire la situazione della Rai tra tv e radio. Perché se Viale Mazzini perde telespettatori sul piccolo schermo, con il calo dei programmi-traino spesso sconfitti dai diretti competitor, non va bene nemmeno la radio del direttore artistico universale Carlo Conti.
Lì si registra un pesante calo di ascoltatori. Cinquecentomila in meno – secondo le rilevazioni Ter, Tavolo editori radio – rispetto alla scorsa stagione (oltre il 6 per cento), secondo i dati del primo semestre 2017 pubblicati ieri, che vede Rtl 102.5 (8.483.000 ascoltatori giornalieri) vincere la partita, seguita da Rds, Radio Italia e Radio Deejay. Al quinto posto c’è Rete 105 e solo al sesto si trova finalmente Radio 1 Rai (3.930.000). All’ottavo posto, dopo Virgin Radio, ecco Radio 2 (2.699.000), mentre per trovare Radio 3 (1.385.000) bisogna scendere alla quindicesima posizione. Radio 1 rispetto a un anno fa perde il 5,8%, Radio 3 il 3,3%, mentre Radio 2 passa dal settimo all’ottavo posto. Vero che rispetto alla precedente rilevazione è cambiato il metodo di raccolta – con un diverso sistema di interviste, di istituti di ricerca e di periodo di rilevazione –, ma il dato è che quasi tutte le radio aumentano gli ascolti tranne quelle di mamma Rai.
Per la radio, infatti, non esiste l’auditel, ma si procede con la tecnica dei sondaggi, facendo delle interviste. E il cambio di metodologia nei mesi passati ha provocato diverse polemiche tra le stesse emittenti, con alcune in aperto contrasto verso il nuovo sistema. Nonostante la flessione, la Rai però canta vittoria esprimendo “apprezzamento per i quasi 9 milioni di ascoltatori che ogni giorno si sintonizzano sui nostri canali”. Il risultato, dice il direttore di Radio Rai Roberto Sergio, “si conferma in linea con il pari periodo del 2016, premia l’offerta di servizio pubblico di qualità dove affidabilità, autorevolezza e linguaggio sono parole chiave di un bouquet di canali unico per completezza e penetrazione”. Un entusiasmo che appare ingiustificato, come fa notare il deputato dem Michele Anzaldi. “I dati sulla radio sono molto preoccupanti per il servizio pubblico. Ed è sorprendente che il direttore di Radio Rai li accolga addirittura con soddisfazione. I tre storici canali radiofonici Rai perdono in un anno oltre mezzo milione di ascoltatori, mentre tutti i principali concorrenti privati aumentano il proprio pubblico”, scrive Anzaldi in un post su Fb.
I risultati confermano le voci che si registrano da tempo dall’interno della tv pubblica secondo cui i vertici di Viale Mazzini hanno relegato la radio in un angolo e poco se ne occupano. E il vorticoso cambio di direttori non aiuta. Solo negli ultimi tre anni a Radio 1 e al giornale radio se ne sono avvicendati tre: Flavio Mucciante, esperto del settore e infatti con lui gli ascolti si stavano risollevando; Andrea Montanari, parcheggiato lì dalla televisione in attesa di prendere il posto di Mario Orfeo alla guida del Tg1; e Gerardo Greco, anch’egli in prestito dal piccolo schermo. Direttore artistico, invece, dal giugno 2016 è Conti, che però continua a stare in tv come prima. “Quando la questione radiofonica sarà affrontata dal Cda?”, si chiede Anzaldi. In Consiglio, infatti, di radio non si parla quasi mai. E men che meno se ne parla in commissione di Vigilanza.
A esultare, invece, sono gli altri. Come Lorenzo Suraci, patron di Rtl 102.5. “Siamo molto felici e vogliamo condividere questa gioia con i milioni di italiani che ci seguono. Rtl 120.5 è la loro e la nostra famiglia radiofonica”, dice l’imprenditore proprietario anche di Radio Zeta e Radio Freccia. Ma nella partita dell’etere in campo c’è pure Mediaset, proprietaria di Radio 101, 105, Virgin e Subasio. “Siamo soddisfatti dei risultati, abbiamo quattro brand molto forti”, dice Paolo Salvaderi, ad di RadioMediaset.