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 2017  giugno 01 Giovedì calendario

In molti al capezzale del Sole

Quando il 12 giugno Carlo Bonomi, al termine della cerimonia che al teatro La Scala lo incoronava presidente di Assolombarda Milano Monza e Brianza, ha ammesso che “dalla vicenda Sole non usciamo bene” e che Assolombarda è pronta “a dare tutto il sostegno necessario, perché II Sole 24 Ore tomi ad avere solidità finanziaria ed efficienza gestionale”, ha voluto anche aggiungere che “non ci è stato chiesto nessun intervento”. Parole che hanno gelato lo sguardo di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, e fatto spuntare un sorriso soddisfatto sulle labbra di Giorgio Fossa, presidente della società che governa il quotidiano confindustriale.
Che Assolombarda, che con il 12% degli aderenti è la maggiore associazione territoriale del sistema imprenditoriale, non sia in sintonia con ’i romani’ di Viale dell’Astronomia sulla gestione dell’editrice è storia antica. Non bisogna ricorrere ai servizi segreti per sapere che nella milanese via Pantano, sede degli imprenditori lombardi, si nutre molta diffidienza nei confronti di Franco Moscetti, attuale ad del Gruppo 24 Ore, che nel 2009 precedette Sergio Marchionne portando Ampli fon fuori da Confindustria in polemica con le leadership di Luca Corderò di Montezemolo e di Emma Marcegaglia. Inoltre, Assolombarda vorrebbe un Cda rinnovato, in cui non ci sia posto per consiglieri coinvolti con le gestioni passate come Luigi Abete e Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria. Per non dire che viene vista come una iattura la possibilità di avere come partner Franco Caltagirone, che con il deslistening della sua editrice si troverà a disposizione diverse decine di milioni pronte per essere investite. Ipotesi ultimamente sbiadita, ma che potrebbe tornare d’attualità nel caso di una nuova ricapitalizzazione.Il mare in tempesta
Che la testata di via Monte Rosa navighi in pessime acque è cosa arcinota. Che vi siano speranze di salvataggio sembra verosimile. Che questo possa avvenire senza lacrime e sangue, impossibile. Al momento in cui andiamo in stampa non è dato sapere i risultati dell’assemblea ordinaria e di quella straordinaria della Sole 24 Ore spa, convocate il 28 giugno per rimettere in linea di galleggiamento e provare a ridare slancio a una editrice che, pur contando su un brand forte come II Sole 24 Ore, sta attraversando il periodo più nero della sua storia. Il voto a maggioranza ‘bulgara’ con cui il consiglio direttivo di Confindustria, azionista al 67,5%, ha dato il via libera alle delibere del Cda dell’editrice, lascia ben prevedere che il bilancio 2016 sia stato approvato, così come l’aumento di capitale di 50 milioni indispensabile per ricostituire il capitale sociale precipitato sotto il limite consentito dalla legge, e che abbia ricevuto l’ok anche l’eliminazione di quel tetto del 2% che al momento della quotazione del dicembre 2006 era stato imposto al possesso di azioni di categoria speciale (la famiglia Benetton, unica a possedere una quota societaria del genere, ha escluso di partecipare alla ricapitalizzazione).Le condizioni per superare lo scoglio delle assemblee sono state costruite dal presidente Giorgio Fossa e dall’amministratore delegato Moscetti, arrivati al vertice del Gruppo 24 Ore dopo che, lo scorso ottobre, la situazione nel Cda era precipitata con le dimissioni del presidente Giorgio Squinzi e di quattro consiglieri e la successiva uscita di Gabriele Del Torchio, amministratore delegato che nei suoi soli cinque mesi di gestione aveva messo in luce alcuni aspetti poco chiari nei bilanci. Un vero scandalo che ha conosciuto lo zenit a marzo, quando si è saputo che il direttore del Sole Roberto Napoletano era indagato insieme all’ex ad Donatella Treu e all’ex presidente Benito Benedini con l’accusa di aver gonfiato i dati di diffusione e la redazione aveva incrociato le braccia e deciso che non sarebbe più uscito un numero fino Da|ra|to. Massimo Cc a che il direttore non si fosse tolto di del Gruppo 24 Ore, e mezzo. L’espediente dell’aspettativa non Giancarlo Coppa, retribuita, la cui durata è in scadenza, sta facendo lavorare gli avvocati, mentre gira la voce che Napoletano chieda cinque milioni di buonuscita.
La situazione ha ferito la reputazione del gruppo editoriale, influito negativamente sul versante della raccolta pubblicitaria e rischia di aprire contenziosi legali da parte di quegli inserzionisti che si sono sentiti letteralmente presi in giro. Le numerose richieste di chiarimento della Consob e della magistratura hanno assorbito tempo e attenzione che Moscetti avrebbe voluto dedicare alla manovra finanziaria per soddisfare quanto previsto dall’articolo 2447 del Codice civile e dotare l’azienda delle risorse necessarie a supportare un piano industriale triennale in grado di consolidarla e rilanciarla.
I numeri in rosso
Il punto da cui partire è il bilancio 2016 con un risultato netto negativo per 91,9 milioni di euro (-44,3 milioni al netto degli oneri non ricorrenti) contro i -25,6 milioni del 2015, con l’ebitda anch’esso negativo per 27,5 milioni in confronto ai +800mila euro dell’anno prima. Segno meno anche davanti ai 50,7 milioni della posizione finanziaria (-33,9 milioni nel 2015). Tanto per rimanere allegri, il primo trimestre 2017 registra un continuo calo dei ricavi: da 77,4 milioni a 68,6 milioni dello stesso periodo 2016, mentre è positivo per 400mila euro il margine operativo lordo al netto di oneri non ricorrenti (-2,6 milioni nel gennaio-marzo 2016) e migliora il risultato al netto degli oneri non ricorrenti: -4,7 milioni rispetto ai -7,7 del corrispondente periodo 2016. Dal 31 dicembre al 31 marzo, infine, la posizione finanziaria netta è peggiorata da -50,7 a -53,3 milioni e in tre mesi il patrimonio netto è passato da -11,7 a -39,9 milioni. Euro più euro meno siamo davanti a una vera e propria voragine.Per trovare i soldi necessari, Moscetti si è assicurato l’impegno di Confindustria a contribuire con 30 milioni dei 50 milioni della ricapitalizzazione, a patto di mantenere il controllo dell’editrice. La rimanente ventina è assicurata da un precontratto di garanzia sottoscritto da Banca Imi, a cui si è aggiunta poi Banca Akros del gruppo Banco Bpm, con cui è stato raggiunto un accordo per sottoscrivere l’inoptato.
Le banche hanno posto come condizione l’intervento concreto di Confindustria, oltre aH’arrivo entro il 16 giugno di offerte vincolanti per l’acquisto di una partecipazione di minoranza nell’area Formazione ed eventi. Il 19 giugno i vertici dell’editrice hanno annunciato che all’asta per la cessione del 49% dell’area Formazione ed eventi il fondo di private equity Palamon Capital Partners ha messo sul piatto 40 milioni. L’asset è decisamente pregiato visto che è anche l’unica area del gruppo che presenta i dati di bilancio in attivo: nel primo trimestre la Business School ha macinato ricavi per 6,5 milioni (+24,8% rispetto allo stesso periodo del 2016) e l’offerta è generosa per una partecipazione di minoranza ma giustificaia – spiegano i manager di via Monte Rosa – dal fatto che negli accordi ce la clausola di un ‘put’ che il Gruppo 24 Ore potrebbe far scattare sull’intera quota. L’accordo con Palamon Capital Partners (nel cui board of advisor siede anche Lorenzo Pellicioli, il che ha scatenato maliziose dietrologie), oltre a permettere sbocchi intemazionali nelle piazze dove il fondo è presente (tra cui le università di Cambridge e Oxford), permette a Moscetti una relativa autonomia dal sistema confindustriale del quale fa parte la Luiss, che in precedenza era data in pole position per la partnership.
Le risorse permettono a Moscetti di presentarsi all’assemblea con la prospettiva che in cassa arrivino 90 milioni. Un risultato accompagnato anche dall’accordo di proroga degli standstill con cui le banche creditrici (Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Banca Monte dei Paschi di Siena e Credito Valtellinese) si sono impegnate “a non esigere il rimborso delle rispettive esposizioni e – con riferimento alle linee a breve termine in essere – a mantenerne l’operatività al fine di finanziare l’attività” dell’editrice. Entro la data di scadenza degli accordi, il 15 novembre, il Gruppo 24 Ore conta di aver completato la ricapitalizzazione e il rafforzamento patrimoniale che gli permetteranno di rientrare dall’esposizione con le banche e di aver sottoscritto accordi con lo stesso pool di banche per una nuova linea di credito ‘revolving’.
La ricetta: ricavi in crescita, taglio dei costi
Perché tutto non finisca in una ‘partita di giro’, come soffiano alcuni critici più maliziosi, è necessario che l’editrice smetta di bruciare cassa al ritmo di 5 milioni a trimestre. La ricetta non è proprio originale, ma pare anche l’unica percorribile: far crescere i ricavi e tagliare i costi. Facile da dire, più difficile da attuare. Se è vero che Moscetti può contare sui maggiori introiti dell’operazione Formazione, sul lato core business è difficile immaginare una rapida inversione del trend negativo dei ricavi dalla raccolta pubblicitaria (nel primo trimestre la System ha perso circa 4,4 milioni rispetto allo stesso periodo 2016) in un mercato che per la carta stampata registra cali a due cifre.
La nuova squadra
Per rimettere in pista la System (fino all’anno scorso una delle organizzazioni di maggior successo del mercato che ha sofferto il prezzo del crollo di immagine del Sole e della perdita del direttore generale Ivan Ranza, passato a Italiaonline) il 1° giugno è arrivato con il ruolo di direttore generale commerciale di gruppo Massimo Colombo, che vanta una lunga esperienza nel settore editoriale, digitale e tradizionale e che dovrà impegnarsi anche nell’area Tax and legai con l’obiettivo di integrare le molte attività troppo parcellizzate e sviluppare sinergie. Nella nuova squadra di Moscetti spicca tra gli altri Giancarlo Coppa, nuovo responsabile finanziario.
Altre new entry riguardano il direttore tecnologie informatiche Enrico Frascari, che dovrà occuparsi di trovare una sostituzione per Anna Matteo, apprezzata manager che unisce le competenze editoriali a quelle sul digitale, responsabile della direzione generale Digital business and publishing development, che ha lasciato il gruppo. Le responsabilità dell’area Publishing and digitai (-4,7 milioni), un tempo affidate a Ranza, sono state assunte ad interim dallo stesso Moscetti, che mantiene formalmente le funzioni anche per la Formazione e per la Cultura. Della prima area, dopo averla riorganizzata (compresa la controllata Nexus24), ha riportato le attività sotto la responsabilità di Antonella Rossi, manager che ha fatto di Business School il gioiellino che l’ha resa tanto appetibile sul mercato. Le attività della Cultura sono state invece affidate a Chiara Giudice, con la missione di concentrare l’intervento a Milano (dove hanno avuto successo le mostre su Kandinskij e sui dinosauri, e quella su Keith Haring a Palazzo Reale), evitando di inseguire avventurose operazioni a Parigi e San Pietroburgo. Obiettivo: chiudere l’esercizio a breakeven, dopo le perdite accumulale negli anni precedenti. Nel 2016 l’area Cultura avéva registrato circa -6,5 milioni di risultato operativo contro ricavi per 5,6 milioni. Perdite a cui bisognerebbe sommare gli oltre 150mila volumi giacenti in magazzino.
La mannaia di Moscetti
In attesa che le entrate crescano, a Moscetti non resta che tagliare i costi partendo dalla voce lavoro per 30 milioni sui poco più di 100 che il bilancio registra attualmente. A essere coinvolti sono tutti i settori di business del gruppo (a fine marzo i dipendenti erano 1.180). Il piano è già avviato nelle redazioni del Sole 24 Ore (28 prepensionamenti e 9 pensionamenti) e di Radiocor (8 prepensionamenti), a cui si è aggiunta la drastica riduzione per circa 3 milioni di euro tra collaborazioni e consulenze, mentre per tutto il personale non giornalistico (789 unità) l’editrice ha dato il via unilateralmente alle procedure per la cassa integrazione speciale. Risultato: al termine dei due anni dello stato di crisi si dovrebbero contare 210 esuberi. Il sindacato non ha gradito, accusando l’azienda di non aver preso in considerazione alcuna delle sue proposte alternative, e ha risposto con uno sciopero che ha impedito al Sole di essere in edicola il 24 giugno.
A maggio la mannaia è scesa anche su Radio 24 con tanto di benservito a Giovanni Minoli. Motivo: il suo programma, ‘Mix24’, costava troppo, soprattutto in relazione agli ascolti che, secondo l’editore, non avrebbero avuto incrementi significativi nei quattro anni in cui è andato in onda. A voler usare un eufemismo, Minoli l’ha presa male e ha suggerito che la sua messa in liquidazione sia da collegare all’intervista che Vincenzo Boccia gli ha rilasciato su La7 e durante la quale il leader di Confindustria ha speso parole di apprezzamento per Roberto Napoletano.In redazione, dopo gli scioperi per far sì che Napoletano liberasse la scrivania, pare ritornata la normalità, anche se si tratta di una pace precaria. I giornalisti del Sole seguono ogni passo dell’editore e dell’azionista, pronti a reagire al minimo segnale sgradito. A dimostrarlo la presa di posizione del Cdr contro un aumento di capitale giudicato “inadeguato”, le accuse a Boccia di aver dato nell’intervista a Minoli “una lettura dei fatti e del passato che appare a tutta evidenza irrispettosa della verità” e, ancora, il comunicato emesso ir seguito ai rilievi del collegio sindacale sulle note spese di Roberto Napoletano (secondo un’analisi della PwC ci sarebbero scostamenti nel 2005 e 2006, rispetto a quanto pattuite contrattualmente, tra i 250mila e i 300mila euro), con la richiesta all’azienda di interrompere i rapporti con il direttore in aspettativa e di chiedergli i danni.
Eppur si muove
Con la nomina di Guido Gentili a direttore ad interim, la macchina di redazione ha comunque ripreso a girare, anche grazie al fatto che Gentili conosce il giornale che ha diretto dal 2001 al 2005, continuando poi a partecipare alla riunione mattutina di redazione in quanto editorialista.
A Gentili sono stati attribuiti piene prerogative e poteri di direttore – alla responsabilità del quotidiano, di Radiocor e di Radio 24 unisce quella di direttore editoriale del gruppo – senza dimenticare che Napoletano non esercita il ruolo ma rimane in organico. Gentili punta a un’informazione selezionata e snella, privilegiando il web (che da rilevazione Audiweb Database già a marzo è cresciuto del 6,21 % di pagine viste e del 2,98% di utenti unici rispetto al mese precedente) come fornitore immediato delle notizie di giornata, riproposte in pillole sull’edizione tradizionale del giorno dopo. Sul Sole si prediligono, a partire dalla prima pagina, i contenuti distintivi, i punti di vista esclusivi, le informazioni di servizio che contribuiscono a motivare l’acquisto del giornale da parte di un pubblico costantemente aggiornato da vari canali sul notiziario.
L’obiettivo non è certo “tornare a fare il giornale dei ragionieri”, come ha detto con una battuta il presidente Fossa durante l’audizione in Parlamento, ma recuperare un collegamento con le professioni, proponendo temi che dovranno essere centrali anche nelle future scelte editoriali. Ciò riguarda anche lo sviluppo di prodotti digitali verticali sempre più personalizzati da realizzare insieme alla razionalizzazione del portafoglio per eliminare tutto quanto registra più costi che redditività, come ‘Italy24’. Sotto la lente della razionalizzazione passeranno anche vari supplementi settimanali e mensili dell’edizione cartacea.
In ogni caso qualsiasi ipotesi sulla struttura del giornale dipende da come si svilupperà la discussione sul progetto di nuovo formato, ritirato fuori dal cassetto dove giaceva dai tempi della direzione di Gianni Riotta.
L’idea deve fare inevitabilmente i conti con le caratteristiche di rotative – installate con un notevole investimento a metà degli anni 2000 – che consentono di adottare, in alternativa all’attuale, solo il formato tabloid, lo stesso del supplemento del sabato ‘Plus24’. Un passaggio che influirebbe radicalmente sulla formula del Sole provocando sui lettori un impatto difficile da valutare.
Più rapida dovrebbe invece essere l’offerta per il weekend, con un modello differente dai numeri che escono durante la settimana e sull’esempio del Financial Times, il cui direttore Lionel Barber al convegno torinese ’The future of newspapers’ del 21 giugno ha sottolineato come il fine settimana sia il momento ideale per spingere la lettura della carta stampata. Sono allo studio anche possibili sinergie tra il supplemento culturale Domenica e l’area Cultura e un ripensamento della formula dell’edizione del lunedì, mentre per quanto riguarda i periodici si vorrebbe una valorizzazione, attraverso un migliore coordinamento editoriale, di prodotti molto apprezzati dagli inserzionisti come i mensili How To Spend It e IL, e il trimestrale 24 Hours, finora sganciati l’uno dall’altro. Ineluttabile la riduzione dell’organico: come già detto, il piano prevede 28 prepensionamenti, 9 pensionamenti, e coinvolge in maggioranza i giornalisti con le retribuzioni più alte. Le uscite sono già avviate (solo due giornalisti non hanno accettato e sono in cassa integrazione fino alla fine di gennaio) e all’inizio dell’anno interesseranno anche i due vice direttori Edoardo De Biasi e Salvatore Padula.
L’operazione comprende anche una radicale riorganizzazione delle sedi di corrispondenza, a partire da quella di New York. Dopo aver risolto a febbraio il contratto di Mario Calvo-Platero, che ha lasciato la responsabilità della sede a Marco Valsania, Moscetti ha affidato a una società di consulenza l’incarico di ristrutturare la Emc, società di servizi giornalistici che opera a fianco dell’ufficio di corrispondenza, fondata nel 1982 dallo stesso Calvo-Platero, che l’aveva ceduta nel 2008 al Gruppo 24 Ore rimanendone fino allo scorso febbraio ancora president and executive chairman. Nel bilancio 2016 Emc presentava circa un milione di ricavi (per il 90% da fornitura di servizi alla capogruppo) contro 1.415.586 euro di costi (20% personale dipendente, 35% collaboratori free lance, 25% spese di ufficio, 7% spese di rappresentanza e professionisti, 7% altre voci e tasse). Ora l’agenzia, ribattezzata Il Sole 24 Ore Usa e ridimensionata negli organici e negli spazi, ha l’obiettivo di ridurre, parzialmente nel 2017 e a regime nel 2018, i costi di oltre il 50% arrivando al pareggio di bilancio.
Anche i costi degli uffici di corrispondenza di Londra e di Parigi sono stati alleggeriti: d’ora in poi le due sedi saranno presidiate a rotazione anche dai giornalisti più giovani che potranno così maturare esperienza (oltre a costare molto meno).
Nessuna novità è prevista per le sedi strategiche di Bruxelles e Francoforte, mentre vanno verso la chiusura quelle di Pechino e di Tokyo. Il Sole 24 Ore sarà comunque direttamente presente sui mercati importanti come quelli asiatici, anche se da un diverso punto d’osservazione.Guido Gentili, infine, sta cercando di spingere l’acceleratore per una più decisa integrazione tra la carta stampata e il web, coinvolgendo nell’operazione anche l’agenzia Radiocor (vice direttore esecutivo è Lorenzo Lanfrancone) e Radio 24 (vice direttore esecutivo Sebastiano Barisoni). Già è stato anticipato l’orario della riunione del mattino che presto verrà allargata all’agenzia. L’obiettivo è realizzare un concreto coordinamento per declinare i temi core dell’editrice su tutti i mezzi del gruppo.