La Stampa, 30 luglio 2017
Le reti profonde di Google imparano a tradurre: «Sono sempre più perfette»
La prova sul campo è decisiva. Frase tratta dal sito americano Mashable: «Talinda Bennington said her “fairytale life” is now “some sick Shakespearean tragedy” a week after her husband, Linkin Park frontman Chester Bennington, died». Google Traduttore lo rende così in italiano: «Talinda Bennington ha detto che la sua “vita fiabesca” è ora “una disgrazia shakespeariana malata”, una settimana dopo che suo marito, il frontman dei Linkin Park Chester Bennington, è morto». Sì, funziona e almeno in questo caso alla perfezione. Translate è diventato bravo e lo deve all’Intelligenza Artificiale.
È questa tecnologia il segreto del successo del nuovo Traduttore, finalmente un po’ più accurato e affidabile, lanciato a settembre 2016 e arrivato in Italia ad aprile. Una ricerca – racconta Google – iniziata tempo fa. Il colosso informatico ha iniziato a studiare il nostro comportamento davanti al pc attraverso le cosiddette «reti neurali ricorrenti». Si tratta di un software che, analizzando un’enorme mole di dati, riesce a sviluppare connessioni come quelle che si creano tra i neuroni del nostro cervello. Creando intelligenza, appunto.
«In questo modo – spiega l’azienda – siamo riusciti a comprendere meglio le corrispondenze tra una frase in una lingua e la stessa espressione in un altro idioma». Nella traduzione grazie alle reti neurali è l’intera proposizione, dal soggetto al punto, a essere considerata un’unità da tradurre, come farebbe un madrelingua. Nel vecchio strumento Phrase Based, con cui Translate era nato nel 2006, invece, le frasi venivano spezzate in singole parole o verbi. Il metodo di traduzione più sbagliato in assoluto, come insegnano i professori dal liceo linguistico in su.
In effetti Google ha sempre tutelato il contributo umano nella traduzione e continua a farlo. Esiste una «community» che riunisce tre milioni e mezzo di persone nel mondo: collaborano per migliorare la resa in lingue diverse di frasi fatte o di espressioni moderne, dando anche l’impulso per la creazione di neologismi. All’inizio le lingue traducibili erano tre, adesso 103. E ogni giorno si traducono 100 miliardi di parole grazie a 500 milioni di utenti.
Ma, fino a poco tempo fa, dire di essersi affidati a Translate era un colpo al cuore per chiunque avesse basi linguistiche solide. Persino gli utenti si accorgevano dei suoi limiti. Alcune recensioni online sono impietose: «Google Translate non conosce le regole di grammatica». «Non serve a niente». «Bisognerebbe rifarlo». Oggi, invece, grazie all’Intelligenza Artificiale se la cava bene pure con i modi di dire: «Piove a catinelle», diventa, correttamente «It’s raining cats and dogs». Tanto che, in parte, lo assolvono perfino i traduttori professionisti: «Può essere utile per capire il senso generale di un testo, ma, quando si è alle prese con un atto ufficiale o un libro, non ci si può affidare solo a una macchina».