30 luglio 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - IL VOTO IN VENEZUELAREPUBBLICA.ITAltissima la tensione in Venezuela, dove oggi si svolgono le elezioni per l’Assemblea costituente, volute dal presidente Nicolas Maduro e definite un "colpo di stato" dall’opposizione che ha invitato al boicottaggio
APPUNTI PER GAZZETTA - IL VOTO IN VENEZUELA
REPUBBLICA.IT
Altissima la tensione in Venezuela, dove oggi si svolgono le elezioni per l’Assemblea costituente, volute dal presidente Nicolas Maduro e definite un "colpo di stato" dall’opposizione che ha invitato al boicottaggio. Un candidato è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nella sua casa di Ciudad Bolivar. Secondo quanto fa sapere il ministero dell’Interno, "un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione" nell’abitazione dell’avvocato José Felix Pineda, 39 anni, che viveva a Ciudad Bolivar, nel sud-est del Paese e "ha sparato contro l’uomo a più riprese". ignoto, per ora, il movente. Inoltre almeno tre venezuelani hanno perso la vita durante la notte scorsa mentre partecipavano alle proteste.
· LE VITTIME
Ricardo Campos, dirigente giovanile del partito oppositore Azione Democratica (Ad) - ucciso a Cumanà, capitale dello stato di Sucre (Nordest del Paese). E nello stato di Merida (Ovest) sono stati uccisi Iraldo José Gutierrez e Marcel Pereira, i due sono stati colpiti da spari di arma da fuoco a Chiguarà, una piccola località a circa 40 km dalla capitale dello Stato. A rendere nota la loro morte su Twitter è stato il deputato oppositore Carlos Paparoni, che ha accusato i "colectivos" (gruppi armati chavisti) di essere responsabili di questi "nuovi omicidi commessi dal regime di Maduro". Il bilancio complessivo delle vittime della protesta antigovernativa sale così a 112.
Marcel Pereira e Iraldo Gutiérrez son las víctimas fallecidas que dejan los colectivos de @NicolasMaduro y @GobAlexisR en #Mérida. ASESINOS!
— Carlos Paparoni (@CarlosPaparoni) 30 luglio 2017 · BLINDATI NELLE STRADENella parte occidentale di Caracas, nel distretto di El Paraiso, le forze di sicurezza hanno usato veicoli blindati per disperdere i manifestanti (le manifestazioni sono state vietate dal governo), esplodendo anche colpi di arma da fuoco di avvertimento, secondo quanto scritto da alcuni testimoni su Twitter.
· MADURO AL SEGGIO
Intanto il presidente Maduro ha aperto le urne e ha votato nel suo seggio della capitale per l’elezione dell’assemblea dei cittadini composta da 545 membri. "Sono il primo elettore del Paese. Chiedo a Dio che ci protegga in modo che il popolo possa esercitare liberamente il suo diritto democratico di voto", ha detto, accompagnato dalla moglie Cilia Flores, candidata.
· "Questa persona non esiste"
Il voto del presidente è stato segnato da un incidente imbarazzante, trasmesso in diretta dalla televisione pubblica venezuelana. Dopo aver votato, Maduro ha spiegato come funziona il meccanismo di registrazione attraverso il "carnet de la patria", un documento non ufficiale che è stato distribuito a milioni di cittadini dal partito di governo. Quando una funzionaria del Consiglio nazionale elettorale (Cne) ha verificato in diretta il documento di Maduro, però, sullo schermo del suo terminale portatile è comparso il messaggio: "Questa persona non esiste o il carnet è stato annullato". La funzionaria del Cne ha fatto finta di nulla: "Tutto a posto?", ha chiesto Maduro, "Sì, sì" ha risposto lei, e le telecamere si sono allontanate dallo schermo del suo terminale, ma il fermo immagine del messaggio è stato catturato da molti telespettatori, e si sta diffondendo rapidamente attraverso i social network. Condividi L’opposizione accusa il governo di usare il "carnet de la patria" - indispensabile per ricevere assistenza sociale, come ad esempio cibo a prezzo sussidiato - come strumento per la gestione clientelare dell’elettorato e di pressione sulle fasce più deboli perché partecipino nelle elezioni di oggi.
· MAGISTRATA RIFUGIATA NELL’AMBASCIATA CILENA
Intanto nel Paese si è aperto un altro caso: uno dei 33 magistrati designati dal Parlamento venezuelano, in mano all’opposizione, per fare parte del Tribunale supremo di giustizia si è rifugiata nell’ambasciata cilena a Caracas e si trova "sotto la protezione" della autorità di quel Paese. Lo ha annunciato su Twitter il ministro degli Esteri cileno, Heraldo Munoz, confermando informazioni diffuse in precedenza dalla stampa venezualena. Elenis del Valle Rodriguez, questo il nome della magistrata, fa parte di un gruppo di giudici che il Parlamento ha designato per sostituire quelli scelti in modo irregolare nel dicembre del 2015, dopo la dura sconfitta del chavismo nelle elezioni politiche.
Magistrada designada por Asamblea Nac de Venezuela Elenis Del Valle Rodríguez ingreso a embajada en Caracas y esta bajo protección de Chile.
— Heraldo Muñoz (@HeraldoMunoz) 29 luglio 2017 Almeno uno di questi magistrati, Angel Zerpa, è già stato arrestato dal Servizio Bolivariano di Intelligence (Sebin), dopo che il presidente Nicolas Maduro ha promesso che "ognuno di questi giudici finirà in galera, gli congeleremo i beni e i conti in banca e nessuno li difenderà".· L’INTERESSAMENTO DEL VATICANO
Anche il Papa e la segreteria di Stato vaticana si stanno impegnando per cercare una soluzione nella crisi del Paese, che deve essere "pacifica e democratica", ha detto il cardinale Pietro Parolin. La Santa sede lo ha fatto, "cercando di aiutare tutti, indistintamente, e richiamando ciascuno alle proprie responsabilità", ha spiegato il segretario di Stato. "Il criterio dev’essere solo il bene di quella popolazione" ha aggiunto Parolin intervenuto alla messa per l’incontro dei ’Veneti nel mondo’, sulla Piana del Cansiglio - un po’ anche per questo affetto che ho nei confronti del Venezuela, avendo lavorato lì".
"E’ sempre molto delicato - ha proseguito il cardinale - intervenire nelle situazioni dei paesi. Io spero solo che il Signore, penso alla lettura di Salomone, dia saggezza a tutti e coraggio di fare scelte che siano per il bene di quella popolazione". "I morti sono troppi - ha sottolineato - e credo non ci siano altri criteri da seguire se non il bene di quella gente. Bisogna trovare una maniera pacifica e democratica per uscire da questa situazione, e l’unica strada è sempre la stessa: ci si deve incontrare, parlare, ma seriamente, per farne uscire un cammino di soluzione".
ILPOST
José Felix Pineda, un avvocato di 39 anni candidato alle elezioni di oggi per la nuova assemblea costituente del Venezuela voluta dal presidente Nicolas Maduro, e Ricardo Campos, un giovane politico del partito di opposizione Acción Democrática, sono stati uccisi tra ieri e oggi. Pineda è stato ucciso ieri sera (ora locale) a casa sua, con diversi colpi di pistola, mentre Campos è morto oggi durante una protesta, sempre per delle ferite da arma da fuoco. Le elezioni di oggi sono duramente contrastate dalle opposizioni, che insieme a molti osservatori le ritengono un tentativo di Maduro di ottenere più poteri per se stesso togliendoli al Parlamento.
il post
Dopo mesi di violentissime proteste che hanno provocato decine di morti e centinaia di feriti e arresti, oggi in Venezuela si vota per eleggere un’assemblea costituente voluta dal presidente Nicolas Maduro e dal suo partito, il Partito Socialista Unito del Venezuela. L’assemblea costituente sarà formata da 545 membri, e servirà per riscrivere la Costituzione. Le opposizioni – che hanno invitato i cittadini a non votare e che hanno organizzato nelle scorse settimane proteste, scioperi e un referendum per annullare il voto di oggi – sostengono che la nuova assemblea consentirà a Maduro di ottenere ulteriori poteri e di toglierne al parlamento (controllato dalle opposizioni), con il rischio di creare una dittatura nel paese. La versione di Maduro è invece che l’assemblea costituente e la conseguente nuova Costituzione serviranno a portare stabilità nel paese. Il governo ha vietato le manifestazioni, ma ce ne sono comunque alcune in programma, e si temono scontri. I seggi hanno aperto alle 7 di mattina venezuelane (le 13 in Italia) e chiuderanno 11 ore dopo.
José Felix Pineda, un avvocato di 39 anni candidato alle elezioni, e Ricardo Campos, un giovane politico del partito di opposizione Acción Democrática, sono stati uccisi tra ieri e oggi. Pineda è stato ucciso ieri sera (ora locale) a casa sua, con diversi colpi di pistola, mentre Campos è morto oggi durante una protesta, sempre per delle ferite da arma da fuoco.
Negli ultimi quattro mesi, da quando cioè si sono intensificate le manifestazioni dell’opposizione contro Maduro, si stima che almeno 100 persone siano morte negli scontri con gli agenti in tutto il paese, che 1.500 siano state ferite e che più di 500 siano state arrestate. Due settimane fa le opposizioni hanno organizzato un referendum informale sulla proposta di Maduro, al quale hanno partecipato circa 7 milioni di cittadini: il 98 per cento ha votato contro la nuova assemblea costituente. Il referendum non è bastato a convincere Maduro ad annullare le elezioni di oggi, come speravano le opposizioni.
Oltre alla grave crisi politica, in Venezuela l’inflazione è fuori controllo, con la conseguenza che ci sono stati grandi aumenti dei prezzi dei beni di prima necessità. La profonda crisi economica in cui si trova il Venezuela è aggravata dalla diminuzione del prezzo del petrolio, che porta circa il 95 per cento dei soldi che il Venezuela guadagna grazie alle esportazioni.
181 membri dei 545 dell’assemblea saranno eletti da cittadini di specifici gruppi sociali (tra loro: pensionati, indigeni, contadini e studenti), che l’opposizione accusa però di essere a servizio del presidente stesso. Gli altri 364 membri saranno scelti con delle elezioni organizzate nei distretti municipali. In tutto, i candidati sono 6000, tra i quali saranno eletti i 545 membri dell’assemblea costituente: una sorta di parlamento temporaneo, con l’unico compito di riscrivere la costituzione.
Negli ultimi giorni la Colombia, la Francia, la Spagna, gli Stati Uniti (il paese che compra la maggior parte del petrolio venezuelano) e l’Unione Europea, tra gli altri, hanno sollecitato il governo venezuelano a cancellare il voto per l’assemblea costituente. La Colombia, che confina con il Venezuela, ha detto che non riconoscerà il risultato del voto e, di conseguenza, ogni decisione presa dall’assemblea eletta. Il 28 luglio la Colombia ha anche concesso un permesso speciale per far sì che i venezuelani che si trovano in Colombia ci possano restare fino ad altri due anni anche senza il visto necessario, per permettere loro di non dover tornare in Venezuela.
Freddy Guevara, uno dei leader dell’opposizione, ha detto che dopo il voto «diventerà chiaro che questa non è solo una frode costituzionale ma anche il più grande errore storico che Maduro e la sua gang potessero fare». Ieri Guevara ha anche scritto in un tweet: «Domani ci ribelliamo».
Pretenden obligarnos a vivir en comunismo, sin libertad, sin derecho a decidir. ¡Mañana nos rebelamos! #YoREPUDIOFraudeConstituyente pic.twitter.com/nf5Je1b5Gc
— Freddy Guevara (@FreddyGuevaraC) July 29, 2017
Secondo i principali sondaggi la maggior parte dei venezuelani (il 70 per cento, secondo quello citato dal Guardian) sono contrari alla nuova assemblea costituente. Considerando che si ritiene che gli eletti saranno per la stragrande maggioranza persone vicine a Maduro e alle sue idee, il principale problema del governo venezuelano è garantire una buona affluenza. Per evitare che troppe poche persone vadano a votare il governo ha minacciato – scrivono i principali giornali internazionali – diversi dipendenti pubblici di licenziarli o di togliere loro i sussidi governativi. Il Guardian ha scritto che «molti dei 2,8 milioni di dipendenti statali [su 30 milioni di abitanti] hanno ricevuto messaggi e telefonate ed è stato loro richiesto di partecipare alle manifestazioni politiche durante le loro ore lavorative».
L’attuale costituzione venezuelana fu scritta nel 2000, dopo l’elezione nell’anno precedente di una assemblea costituente voluta da Hugo Chávez, lo storico leader venezuelano di cui Maduro ha preso il posto e a cui dice di ispirarsi. Maduro ha detto: «Il 30 luglio l’assemblea costituzionale esisterà. Sono stato fedele a Chávez. Ora è il vostro turno». Maduro ha anche detto di voler organizzare in futuro un referendum che sottoponga ai cittadini la nuova costituzione scritta dall’assemblea costituente.
La nuova assemblea costituente entrerà in carica 72 ore dopo la proclamazione dei suo membri e Maduro ha detto che, in caso di ulteriori proteste, che il suo governo è «pronto ad affrontare qualsiasi scenario». Osservatori e oppositori sostengono però che Maduro voglia guadagnare tempo, ritardando le elezioni il più possibile per rimanere al potere: non c’è infatti un tempo limite o standard entro il quale si prevede l’assemblea costituente debba riscrivere la costituzione
OMERO CIAI OGGI SU REPUBBLICA
COMUNQUE vada a finire la drammatica vicenda del Venezuela un aspetto che non si può trascurare è la sterminata corruzione degli anni del chavismo e il perlomeno sospetto arricchimento di molti funzionari che sono stati colpiti dalle sanzioni del governo americano per le loro proprietà negli Stati Uniti. I cosiddetti “boliborghesi”, la nuova borghesia cresciuta nell’ultimo ventennio, all’ombra di Chávez e di Pdvsa, la holding petrolifera usata come un bancomat dal governo bolivariano, hanno acquistato proprietà, soprattutto in Florida, aperto conti correnti in banche Usa, spesso attraverso prestanomi, inviato in vacanza i propri figli. D’altra parte, nonostante le accuse e una violentissima propaganda incrociata, il Venezuela nel ventennio chavista ha continuato ad avere proprio gli Stati Uniti come uno dei suoi principali soci commerciali, ossia il destino di 740mila barili di greggio al giorno, circa un 35% della produzione totale. Secondo il dipartimento americano del Tesoro, il più importante affarista venezuelano con conti correnti e soprattutto immobili negli Stati Uniti è l’attuale vicepresidente a Caracas Tareck el Aissami. «Centinaia di milioni di dollari», dicono gli americani, in proprietà in Florida intestate ad un suo braccio destro, José Lopez Bello, che controlla anche una rete di aziende con sedi negli Stati Uniti, a Panama, in Gran Bretagna e alle Isole Vergini. Il sospetto del governo americano è che i fondi di El Aissami siano frutto del narcotraffico, di pagamenti ricevuti per facilitare il passaggio in Venezuela della cocaina colombiana, e della corruzione, motivo per cui sono stati congelati tutti i beni a lui riconducibili. Alle sanzioni di Washington El Aissami ha risposto così con un tweet del 14 febbraio di quest’anno: «Ricevo questa miserabile e infame aggressione come un riconoscimento della mia condizione di rivoluzionario antimperialista. Vinceremo». Ma El Aissami non è il primo vicepresidente con investimenti sospetti negli Stati Uniti. Nel 2006 beccarono José Vicente Rangel, all’epoca vice di Chávez, che risultava proprietario di conti correnti bancari, di un appartamento a Manhattan, tre case a Miami, e di otto auto di gran lusso. Altri personaggi noti per avere proprietà negli States sono l’ex presidente di Pdvsa, Rafael Ramirez, e Maikel Moreno, attuale presidente del Tribunale supremo venezuelano, quello che esautorando il Parlamento dominato dall’opposizione ha acceso la minaccia delle proteste. Moreno è nella lista dei circa 80 alti funzionari venezuelani sanzionati dal governo americano nell’ultimo anno e mezzo. Ma è stato fortunato perché ha sposato una giovane modella di origini italiane, che ufficialmente risiede a Lucca. Grazie alla moglie, Debora Menicucci, Moreno avrà sicuramente già trasferito i suoi risparmi e si dice stia cercando di ottenere la nazionalità italiana. Anni fa, i funzionari chavisti ottenevano il visto di residenza negli Stati Uniti grazie agli investimenti, minino 500mila dollari. Per questo il governo americano ha scelto finora la formula delle sanzioni selettive, ad personam, per colpire gli alleati di Maduro e congelare le loro proprietà, almeno in America. Secondo un calcolo per difetto l’ammontare dei fondi sottratti dalla corruzione a Pdvsa e allo Stato venezuelano negli ultimi venti anni supera i 300 miliardi di dollari.ILPOST SULLO SCIOPERO DEL 20 LUGLIO
Milioni di venezuelani hanno partecipato allo sciopero generale di giovedì 20 luglio organizzato dalle opposizioni, contro il piano del presidente Nicolás Maduro di istituire una nuova assemblea con il compito di riscrivere la Costituzione e di dare più poteri al presidente. Ci sono stati scontri e repressioni da parte della polizia e almeno tre persone sono morte, dice BBC. Altre 300 persone sono state arrestate, secondo un gruppo locale di difesa dei diritti. Negli ultimi quattro mesi, da quando cioè si sono intensificate le manifestazioni dell’opposizione contro il presidente, si stima che almeno 100 persone siano morte negli scontri con gli agenti in tutto il paese, che 1.500 siano state ferite e che più di 500 siano state imprigionate.
Le proteste maggiori sono state organizzate a Caracas, nella capitale, ma ce ne sono state anche in altre città del paese. Fin dalla mattina sulle strade sono state create barricate con rifiuti e vecchi mobili in diverse zone e la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni contro i manifestanti. Una persona è morta alla periferia di Caracas mentre altre due persone sono morte nella città settentrionale di Valencia. Le autorità hanno dato notizia di solo due persone morte: due manifestanti che avevano 24 e 23 anni e che stavano partecipando alle proteste a Los Tuques, nella periferia di Caracas, e a Valencia. La procura non ha poi dato alcuna indicazione sui responsabili di queste morti. Più di 360 persone sono state arrestate in tutto il paese, ha fatto sapere un gruppo locale di difesa dei diritti.
In un discorso in televisione, Maduro ha parlato di un suo “trionfo”, di fallimento dello sciopero e ha affermato che i settori più importanti dell’economia venezuelana non avevano aderito: «Il lavoro ha trionfato, l’amore, la vita e la speranza, il lavoro ha trionfato: loro (le opposizioni, ndr) non hanno mai lavorato, lasciate che continuino a non lavorare, stiamo avanzando, compagni». Infine ha promesso che i leader dello sciopero, ma non è chiaro a chi si riferisse, sarebbero stati arrestati: «Ho ordinato la cattura di tutti i fascio terroristi». L’opposizione ha invece detto che l’85 per cento dei cittadini e delle cittadine del Venezuela ha aderito allo sciopero, ma nelle aree pro-governative della capitale, la vita è proseguita come al solito, con negozi aperti e strade trafficate. Anche i dipendenti pubblici hanno lavorato normalmente.
Lo sciopero è arrivato pochi giorni dopo il referendum simbolico contro il piano del presidente Nicolás Maduro di istituire una nuova assemblea con il compito di riscrivere la Costituzione. Secondo la proposta di Maduro e del suo partito, il Partito Socialista Unito del Venezuela, l’assemblea dovrebbe avere i poteri necessari per rivedere interamente la Costituzione e decretare lo scioglimento di particolari istituzioni. Le opposizioni sono contrarie perché la nuova assemblea potrebbe consentire a Maduro di ottenere ulteriori poteri, con il rischio di creare una dittatura nel paese. Al referendum il 98 per cento dei partecipanti aveva votato contro la proposta di Maduro, accusato da mesi di limitare la democrazia e di non essere stato in grado di risolvere i gravi problemi economici del Venezuela. Un voto parlamentare per approvare l’istituzione dell’assemblea è in programma per il prossimo 30 luglio e una coalizione composta da circa 20 partiti di opposizione (che dal 2015 ha la maggioranza all’Assemblea Nazionale, il parlamento del Venezuela) ha deciso di avviare fino a quel giorno una campagna di disobbedienza civile. Intanto è stata organizzata una grande manifestazione di massa per sabato prossimo.
La Colombia, la Francia, la Spagna, gli Stati Uniti e l’Unione Europea, tra gli altri, hanno sollecitato il governo venezuelano a cancellare il voto per l’assemblea costituente del prossimo 30 luglio. Ma Maduro ha respinto nuovamente con decisione questa possibilità. Nel frattempo, Isaia Medina, un diplomatico che rappresenta il Venezuela all’ONU, ha dato le proprie dimissioni, dicendo che non può più rappresentare un governo che continua a rendersi colpevole di abuso dei diritti umani. L’ambasciatore del Venezuela all’ONU, Rafael Ramirez, ha affermato che Medina aveva agito «in modo disonesto» e che è stato licenziato.
IL POST DI GIOVEDI 30 MARZO, TOLTO IL POTERE LEGISLATIVO ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE (PARLAMENTO)
Mercoledì il Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano, il massimo organo del sistema giudiziario del Venezuela, si è attribuito il potere legislativo dopo averlo tolto all’Assemblea Nazionale, il Parlamento unicamerale venezuelano. La decisione del Tribunale, arrivata dopo mesi di profonda crisi politica, è di enorme importanza per il paese non solo perché rende di fatto nulli i poteri del Parlamento, ma anche perché è un colpo durissimo per i partiti politici che si oppongono al presidente Nicolás Maduro. Il Parlamento di Caracas è infatti controllato dalle opposizioni ed è l’unico organo rimasto a contrastare le politiche di Maduro, responsabili di avere alimentato la già grave crisi che aveva colpito il Venezuela qualche anno fa. Il Tribunale, che invece è controllato dal governo, ha giustificato la sua decisione sostenendo che il Parlamento ha continuato a porsi in una posizione di «ribellione e oltraggio» alle decisioni del massimo organo giudiziario. Quella di ieri è letta e descritta dalla stampa internazionale come l’ultima mossa di Maduro per accentrare ancora di più i suoi poteri e ridurre al minimo quelli dell’opposizione.
Lo scontro tra Tribunale Supremo di Giustizia e Assemblea Nazionale andava avanti da più di un anno: nel gennaio 2016 il Tribunale aveva già dichiarato la situazione di «ribellione e oltraggio» e aveva annunciato che tutti gli atti del Parlamento erano da considerare nulli. L’episodio che aveva dato inizio allo scontro era stata una sentenza del mese precedente – non accettata dall’Assemblea Nazionale – che definiva “sospesa temporaneamente” l’elezione di tre deputati dello stato venezuelano di Amazonas, nel sud del paese. Da quel momento, di fatto, il Tribunale ha dato seguito alle richieste del governo che aveva detto di considerare il Parlamento “illegittimo”. Questa interpretazione è stata ribadita nella decisione di ieri, nella quale il Tribunale, interpellato su una questione specifica, ha detto che il presidente è solo tenuto a informare il Parlamento, mentre l’Assemblea «non potrà modificare le condizioni proposte né pretendere di stabilirne di nuove». In altre parole, il Tribunale ha tolto il potere legislativo al Parlamento.
Giovedì Henry Ramon Allup, deputato di Acción Democrática (uno dei partiti che formano la Mesa de la Unidad Democrática, la coalizione che raggruppa le opposizioni venezuelane), ha detto che l’Assemblea Nazionale continuerà a esercitare le sue funzioni, a dispetto della sentenza del Tribunale. Allup ha anche annunciato che i deputati si rivolgeranno a tutti gli organismi internazionali per denunciare le irregolarità compiute dal governo venezuelano e dal Tribunale Supremo di Giustizia, che secondo le opposizioni e diverse ONG venezuelane è a sua volta “illegittimo” perché emette sentenze contrarie alla Costituzione. Per esempio viene contestata la parte dell’ultima sentenza che prevede che il Tribunale Supremo di Giustizia trasferirà il potere legislativo a un organo terzo, che significherebbe in pratica creare un altro organo con le funzioni dell’attuale Assemblea Nazionale; secondo le opposizioni, questo ulteriore trasferimento di poteri non è previsto dalla Costituzione.
In Venezuela intanto continuano a mancare cibo e medicinali, con milioni di famiglie in difficoltà e con i costi dei consumi sempre più alti: il governo non è più in grado di fornire i servizi basilari e l’inflazione è fuori controllo (nel 2016 è stata di circa l’800 per cento, secondo alcuni documenti della Banca centrale). Bloomberg ha monitorato in Venezuela il prezzo del cappuccino settimana dopo settimana in una panetteria di Caracas, la capitale (in modo simile all’indice Big Mac creato dall’Economist). Il risultato è che in 32 settimane nel 2016 il prezzo è esploso arrivando a 1.800 bolivar dai 450 iniziali, pari a un incremento del tasso di inflazione annuo dell’877 per cento. Anche se il “Café Con Leche Index” ha ovviamente molti limiti e non può essere paragonato all’indice dei prezzi al consumo, dà comunque molto in concreto l’idea e la portata dell’attuale situazione del Venezuela.
RIDATI I POTERI ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE
Il Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano, il massimo organo del sistema giudiziario del Venezuela, ha restituito il potere legislativo all’Assemblea Nazionale, il Parlamento del paese, a cui lo aveva tolto il 29 marzo. Il Tribunale ha agito su richiesta del presidente Nicolás Maduro, dopo giorni di proteste, sia da parte dei cittadini sia dei rappresentanti dei governi di altri paesi, tra cui gli Stati Uniti e molti paesi sudamericani: la Colombia, il Cile e il Perù avevano richiamato i loro ambasciatori in Venezuela come forma di protesta. La decisione del Tribunale era stata un colpo durissimo per i partiti politici che si oppongono a Maduro: dal 2015 il parlamento venezuelano è controllato dalle opposizioni ed è l’unico organo che contrasta le politiche del presidente, responsabili di avere alimentato la già grave crisi economica che aveva colpito il Venezuela qualche anno fa. Il Tribunale è controllato dal governo e la rimozione dei poteri del Parlamento era stata letta e descritta dalla stampa internazionale come l’ultima mossa di Maduro per accentrare ancora di più i suoi poteri e ridurre al minimo quelli dell’opposizione.
Dopo una riunione del Consiglio Nazionale per la Sicurezza (a cui i membri del Parlamento si sono rifiutati di partecipare), Maduro ha chiesto al Tribunale di ridare i poteri al Parlamento «per mantenere la stabilità istituzionale» e ha paragonato la precedente decisione del Tribunale a un «linciaggio politico»; ha però anche detto che sono stati gli oppositori del governo «di destra e fascisti» a cercare di rompere l’ordine costituzionale criticando la decisione del Tribunale e organizzando le manifestazioni degli scorsi giorni.
Presento al pueblo, las conclusiones del Consejo de Defensa de la Nación https://t.co/ZqoOmnMBZV
— Nicolás Maduro (@NicolasMaduro) April 1, 2017
I partiti di opposizione, che hanno la maggioranza all’Assemblea Nazionale, avevano detto che la rimozione del potere legislativo subita dal Parlamento rappresentava un colpo di stato. Anche se ora l’Assemblea Nazionale ha di nuovo i suoi poteri, è difficile che la crisi politica del Venezuela, strettamente legata a quella economica, si risolva. Lo scontro tra Tribunale Supremo di Giustizia e Assemblea Nazionale andava avanti da più di un anno: nel gennaio 2016 il Tribunale aveva già definito la situazione «una ribellione e un oltraggio» e aveva annunciato che tutti gli atti del Parlamento erano da considerare nulli. L’episodio che aveva dato inizio allo scontro era stata una sentenza del mese precedente – non accettata dall’Assemblea Nazionale – che definiva “sospesa temporaneamente” l’elezione di tre deputati dello stato venezuelano di Amazonas, nel sud del paese.