5 aprile 1945
Tito vuole l’Istria e Trieste
Berna. «Il famigerato Tito ha confidato alla Reuter i suoi piani per il dopoguerra. Non si possono definire precisamente modesti. Sotto gli impulsi di un formidabile appetito egli vorrebbe annettersi non soltanto la Carinzia e la Stiria ma, con qualche altra cosa, anche l’Istria, Trieste e parzialmente il Friuli sino al Tagliamento. Nè basta; alla Serbia dovrebbe essere annessa anche la Macedonia sino all’Egeo. Tuttoché la voracità del popolo che Tito si arroga di rappresentare abbia dato altre cospicue dimostrazioni nella storia di questo secolo, non si era mai arrivati a tanto. Ma non c’è da stupirsene. Tito riecheggia la volontà di Mosca e Mosca nell’euforia cagionata dall’esito contingente delle scorribande in terra europea non tollera più limiti alle sue mire espansionistiche. Espansione, naturalmente che semini il più largamente possibile caos e distruzione secondo il dogma fondamentale del Cremlino secondo cui il paradiso comunista non può essere edificato che sopra rovine di coscienze e di cose.
Tutta la politica balcanica e orientale dei bolscevichi ha quello scopo di dssoluzione e pare che comincino a rendersene conto anche in Turchia. In Grecia se n’erano accorti da un pezzo. Ora le stesse agenzie americane informano che l’E.L.A.S. veniva regolarmente rifornita di armi e munizioni da parte del quartier generale macedonico a Uskub. Un accordo tra Tito e i partigiani greci esisteva da un paio di anni e i rifornimenti avvenivano regolarmente via Bitolj. Ne hanno ora raccolto le prove le autorità militari britanniche sedenti in Grecia; quelle autorità britanniche che hanno tardato tanto a capire di avere sprecato smisuratamente mezzi, vite, prestigio, per favorire soltanto l’invasione del bolscevismo antieuropeo» (dal Corriere della Sera).