Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1951  gennaio 13 Sabato calendario

In Guatemala prevalgono i discendenti dei Maya

«Naturalmente, ci sono anche gli italiani che, delusi dal Venezuela, pensano di avere sbagliato strada, che l’America grassa sia altrove: poco lontano ci  sono altri favolosi Paesi di cui raramente si sente parlare in Europa: Guatemala, Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa  Rica, e vi si avviano con la  segreta speranza che, appunto perché più nascosti, siano i veri Paesi della cuccagna. Tanto più che in queste minori  Repubbliche dell’ America  tropicale esiste la solita enorme sproporzione fra superficie del territorio e popolazione: la più popolata, Guatemala, su una superficie di quasi 110.000 kmq. conta appena due milioni e 700 mila abitanti, dei qualii circa un milione e mezzo è costituito da puri indigeni il origine maya [...] È i proprio anzi la prevalenza degli indigeni sui bianchi che limita e ostacola ogni iniziativa; perché l’indio non è mai un elemento attivo nella vita di un Paese; l’indio non produce e non consuma; vive press’a poco nelle identiche condizioni in cui lo trovarono i conquistatori; e quel poco che gli dà la terra gli basta; il suo tenore di vita è poverissimo, si alimenta di mais e di fagioli; e d’altra parte i bianchi che lo sfruttano — per lo più le imprese  nordamericane o immigrati d’altri tempi che si sono accaparrati le poche terre coltivabili — lo pagano coi più miseri salari: da 30 a 50 cents di dollaro al giorno, cioè, al massimo. 350 lire [...] In fondo. i Paesi del Centro-America, nello stato in cui si trovano, non hanno neppure bisogno di trasformare e intensificare la loro agricoltura; pochi prodotti bastano alla loro ricchezza: il caffè, le banane, lo zucchero, il mais, la gomma da masticare, il legname pregiato. A tutto il resto provvede il Nord-America che manda nelle Repubbliche dell’istmo non solo il frumento, ma anche le verdure e perfino i polli congelati avvolti nel cellofan. Un nostro emigrante che una volta aveva voluto  tentare nel Nicaragua  l’alletamento dei polli, dovette chiudere bottega perché quelli che  arrivavano in aereo dalla California erano più a buon mercato;  senza contare che i poveri indios non mangiano polli e i ricchi preferiscono sempre i generi  importati.» (Ettore De Zuani sul Corriere della Sera)